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“E L’ASIA PAR CHE DORMA…”

“Città assurda, città strana…
sospesa tra due mondi, e tra due ere…”

(Francesco Guccini, Bisanzio)


Sorvolando il Mar Nero, sulla rotta del ritorno, pensavo che il cosiddetto viaggio “last minute”, in verità, non è che un buffo prodotto della fantasia nostra e di qualche ingegnoso tour operator…  Un viaggio viene da lontano. Un viaggio comincia molto prima della partenza e continua per molto tempo dopo l’arrivo. L’intervallo compreso fra le date di una prenotazione è come una rappresentazione su un palcoscenico, il momento in cui un’idea si rende visibile per un tempo necessariamente determinato. Da dove nasca e cosa cambi nei protagonisti e negli spettatori una volta alzato il sipario, non è sempre dato sapere.
Ci sono viaggi che, probabilmente, si rifiutano perfino di terminare…
Un viaggio nasce, a ben guardare, da un mito. Ci sono viaggi che, da questo mito, finiscono inesorabilmente per dipendere, tanto da non esistere neppure senza di esso.
E un mito, si sa, si genera nelle regioni della coscienza popolate da significati e nutrite da desideri, quelli profondi, inafferrabili, qualcuno direbbe archetipici. Un mito cresce avvinghiato alle spire della storia e sopravvive al tempo viaggiando sulle ali di parole, immagini e note musicali. Ci sono città che senza il mito non potremmo forse neppure pensare.
Quanti viaggi, ancora oggi, iniziano con una canzone…
Un viaggio a Istanbul, o almeno il mio viaggio a Istanbul (che sforzo per non chiamarla ancora e comunque Bisanzio!), somiglia molto a uno di questi, che hanno una storia più lunga di quello che, come signore orgogliose e un po’ capricciose, vorrebbero dare a vedere.
Quanto tempo è trascorso dalla prima volta in cui, sentendo pronunciare il nome “Costantinopoli”, saltavano alla mente personaggi misteriosi ritratti in rarissimi e luccicanti mosaici dorati? Forse era una gita scolastica durante le scuole elementari in una Ravenna che sembrava già Oriente? Ricordo ancora che, con i soldi datimi la mattina prima della partenza dai miei genitori, al posto dei panini comprai un libro illustrato…
E certamente ero adolescente o qualcosa di simile quando il mito, che a dispetto della sua rispettabile età sa parlare con il linguaggio del tuo presente, si ripropose nella canzone di Guccini… il passaggio allora era già avvenuto, Costantinopoli per me era già Bisanzio.
Il mito è potente, si carica di un’energia universale e per questo valica beffardo i confini della coscienza individuale. Seduce, convince, trascina e dirige, a volte, perfino la volontà. Scrive trame universali che ti trovi, inaspettatamente, a mettere in scena tu stesso. Come una sera è toccato fare a me a Sultanhamet, la vecchia Istanbul (inafferrabile, poligama città, che nascondi l’anima dietro a nomi sempre diversi)… il richiamo istintivo e ammaliante del Bosforo. Se ne percepisce la presenza dietro all’imponente mole di Santa Sofia, e imboccando a caso qualche vicolo stretto e ben poco illuminato si comincia a scendere (Istanbul, come Roma, è costruita su sette colli… stupefacente coincidenza o era previsto nel progetto dell’”architetto della storia”?). Chissà cos’erano qualche secolo fa quelle che ora sono locande o alberghi, anche eleganti… chissà chi erano i viaggiatori che ci soggiornavano e quali misteriose attese nutrivano prima di percorrere la Via della Seta… Forse a loro era molto più chiaro ma ancora oggi, se è il mito a trascinarti fin sulla riva (per me fu un altro passaggio della “Bisanzio di Guccini, “Me ne andavo l’altra sera quasi inconsciamente giù al porto Bosforeion là dove si perde la terra dentro al mare fino quasi al niente e poi ritorna terra, e non è più occidente”), quando dietro l’ultimo muro ti appare quel braccio di mare e seguendo la luce fioca di imbarcazioni di pescatori notturni lo sguardo si posa sulle altre luci, quelle della terra dall’altra parte, davvero si ha la sensazione che qualcosa finisca. Di essere ai confini del mondo. O per lo meno di un mondo, il nostro. Istintivamente lo fai eccome il pensiero, forse banale e perfino abusato: “di qua l’Europa, e quella è l’Asia”.
Eppure, è solo questione di tempo. A dargli corda, la grandezza e perfino il peso di questa idea hanno ben presto il sopravvento e si ha la sensazione chiarissima di trovarsi in uno di quei rari luoghi cui insieme sia la natura che l’uomo hanno conferito un carattere peculiare, simile per certi versi alla sacralità di certi santuari dove si respira quasi nell’aria un’energia più potente, quel non so che di non definibile ma terribilmente intrigante. Solo che qui, a scegliere il luogo eletto, è stata la Storia. Quell’impressione di trovarsi per un attimo al centro del mondo, là dove si sono decise le sorti di intere civiltà e in cui il destino riversa forze capaci di muovere non persone, ma popoli, storie e valori universali, ricordo di averla provata solo a Berlino, in quel chilometro di strada a cavallo della Porta di Brandeburgo, che è il miglior libro di storia del Novecento che sia mai stato scritto.
Ancora adesso non so se quell’emozione l’abbia creata il Bosforo davvero, o se sia stata la mia mente ad arrendersi così facilmente alla malia del mito, tanto da creare da se la suggestione che cercava. Ma passeggiando nel perimetro magico fra Santa Sofia e la Moschea Blu, là dove i due giganti si guardano in faccia, sembra davvero di essere sulla scena di un teatro universale ed è difficile non percepire la profondità storica di questa sfida. Quelle che si confrontano sono due ere, due civiltà e due mondi, e forse molti di più… colpisce il fatto che siano, tutti, nello stesso fazzoletto di terra. Sopravvissute agli assalti del tempo, l’una matrona possente, austera e consapevole di una saggezza più antica, l’altra signora elegante, raffinata e preziosa, sembrano ora in fondo condividere la stessa ragione di esistere: rendere testimonianza del fatto che esistono luoghi su questa terra, dove il passaggio dell’uomo diventa bellezza purissima e rarefatta, eppure universale.
Ci sono viaggi che vengono da lontano. Ci sono viaggi che cominciano molto prima della partenza e continuano per molto tempo dopo l’arrivo. Ci sono viaggi che, probabilmente, si rifiutano perfino di terminare…

Diego Bizzotto




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