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2000

2000 Ben arrivato! Se ti aspettavo? Sì, certo, sono 2000 anni o giù di lì che ti aspetto. Del resto, vieni una volta sola e non volevo farmi cogliere impreparato. Ma vieni più avanti, non rimanere sulla soglia che il buio di questa notte rende incerta la tua figura e spaventa il mio cuore. Vieni avanti, almeno fino alla lucerna, ecco sì, ... eppure ancora non riesco a distinguere gli spigoli del tuo volto, a riconoscere il lampo che hai negli occhi. Per me sei poco più di un'ombra che esce dalle tenebre, un odore indistinto e un riflesso passeggero nel mio animo. Perché non mi dici nulla? Basterebbe una parola per far svanire ogni timore come nebbia d'estate, per accendere la speranza o spegnere i sogni che non attendono che un alito di vita in più. Perché ancora non parli? O forse non sei che un sogno, uno scherzo della mente, un orizzonte immaginario nel quale cerco un varco. E se fosse? E se tutto passasse d'un fiato, e mi sorprendessi domani a doverti solo ricordare, o dovessi provare ad inventarti quando te ne sarai già andato? Scusami se parlo da solo, ma tu, tu che fai per farti sentire? Non hai nessuna fretta, resti sulla soglia quando tutti ti fanno già festa. Neppure tu hai la chiave del mistero che ci tiene tutti qua, in mezzo a questo vorticoso e struggente incrocio di destini... No, sei anche tu come tutti gli altri che sono venuti prima di te, quegli anni che cerchiamo ormai negli album dove foto ingiallite si staccano dalle pagine come foglie rinsecchite da un nuovo autunno. O come quelli che verranno dopo di te e proveranno a farti dimenticare, lasciandosi sognare con colori mai visti. Sai, il tuo silenzio si fa via via più rassicurante, questa paura si sta sciogliendo minuto dopo minuto. Il mistero del tuo volto è una sfida ora per me più che un'angoscia. Non ti strapperò alcuna parola di bocca, no, tieniti pure i tuoi segreti. Ma io saprò parlare anche per te, assumerò la tua voce, scoverò le parole giuste. Allora sì che avrai un volto, ma un volto che conoscerò solo io. C'è gente che ti attende di là, i bicchieri già colmi per poterli levare al tuo arrivo. Non senti lo strepito nell'altra stanza? Il vino forte ha già sparso la sua magia e scaldato molti cuori. Ti attendono. O forse non ami le luci della ribalta. Tu non vuoi andare di là, la tua tana è ben nascosta e tu esci solo di notte, protetto dagli occhi fiammeggianti dei gufi, guardingo. E sospettoso. Sì, come se temessi continuamente di essere guardato, persino ammirato. Lo sai che non hai scampo, eppure continui a cercare un guizzo improvviso capace di rilanciare il corso delle cose con traiettorie intriganti e ancora inesplorate. Solo ora però mi viene da chiedermi perché ti soffermi proprio qua, sulla soglia di casa mia. Potresti fuggire, no? Potresti facilmente riguadagnare la complicità della notte e lasciarmi poco più di un'impressione sfumata al mio risveglio... Oppure potresti entrare, inebriarti dei profumi della festa e sovvertire l'ordine delle cose. Invece resti là, ad ascoltare queste parole storpie che volteggiano come avvoltoi su di un abisso dove non c'è alcuna preda da afferrare. Non sai fare più un passo in avanti, né indietro. O forse non puoi? Mi chiedi aiuto? Mi fa sorridere la tua ingenuità... Cerchi risposte che non ho, e il cui senso forse sta nelle domande stesse. Avrei tante cose da raccontarti di me, ma bisognerebbe trovare parole capaci solo di sfiorare le cose senza travolgerle, come la prima brezza di primavera si fa colore intenso per il fiore senza spazzarne via i petali; e io, come ormai avrai ben capito, non sono che un alchimista molto modesto. Eppure è stato bello anche stasera provare a giocare con le parole come con perle di vetro; farsi da parte per diventare parola, più pura possibile, ineffabile, dolce guardiana di ciò che può essere. Sorpreso che sia stato solo un gioco? E perché mai? No, non ti ho ingannato amico mio, l'ho preso sul serio anch'io; e del resto, che cos'altro potremmo fare? Giocare senza sapere, o sapere fin troppo, tanto da morirne; partecipare senza aver capito mai le regole. O starsene sulla soglia, come stanotte è piaciuto fare a noi, a lanciarsi parole come stelle cadenti. E' l'ora dell'addio, fratello. Resta il mistero delle tue parole non dette e quello molto meno intrigante delle mie, al contrario, fin troppo smaniose di vedere la luce per consumarsi in un attimo. Forse è un po' d'amore quello che abbiamo scoperto stasera. Ci rivedremo forse un giorno, compagno di questa notte corsara, se è vero che cerchiamo la stessa cosa seppur con alfabeti diversi. Forse in qualche piazza lontana sentirò la tua voce e la riconoscerò fra mille, e nel mio sguardo sfuggente e incerto ti rivedrai come in uno specchio. Allora forse ci fermeremo un istante e il ricordo di questa notte ci sembrerà dolce. Sorrideremo piano, piano. Un attimo di esitazione, poi uno sguardo al nuovo orizzonte; altri verranno dopo di noi, senza travolgerci.

Autore: Diego Bizzotto

Genere: racconto breve




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