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AMORE LATITANTE di Fiorella Carcereri

 “AMORE LATITANTE”

 

 

 

Una bambina, con i suoi sogni e le sue domande.

Più avanti, nel tempo, una donna con tante cicatrici al posto dei sogni e, di nuovo, molte domande.

Tra questi due estremi oscilla la vita di Valeria, tra un’infanzia in cui ben presto la magia e il mistero delle fiabe che ruotano intorno all’amore svaniscono come neve al sole e un’età adulta costellata di amori sbagliati, di sperimentazioni, ad un tempo incoscienti e masochistiche, alla ricerca di un amore a tutti i costi.

Arrivano così, immancabilmente, il dolore e il disinganno che inducono la protagonista ad erigere un’impenetrabile muraglia difensiva intorno a sé.

Fino a quando, finalmente, qualcuno riuscirà a crearvi una breccia. Sarà allora che Valeria diverrà consapevole, dopo tante lacrime e notti bianche a chiedersi perché, del fatto che l’amore sano non dice “ti amo perché ho bisogno di te” bensì “ho bisogno di te perché ti amo” (cit. Erich Fromm).

L’amore maturo è quello che sa mantenere la propria dignità, quello disposto anche a scendere a compromessi. Se questo non accade, non ci si potrà mai liberare dell’armatura e si sarà costretti ad affrontare altre battaglie, altre false vittorie, altre amare sconfitte, senza mai sapere chi vincerà la guerra, se e quando ciò avverrà. Perché l’amore è eversivo, non si lascia sottomettere ed obbedisce solo a poche regole: le sue.

Il raggiungimento di tale traguardo è possibile attraverso un lungo lavoro sulla propria autostima. Questo, ad un certo punto della sua vita, Valeria lo ha compreso ed accettato.

Ha capito che l’amore non è quasi mai come ce lo saremmo aspettati. Ma, proprio qui, stanno la sua bellezza ed imprevedibilità. Un amore da cogliere come un dono quando si presenta a noi, camaleontico, in una delle sue innumerevoli vesti.

Estratto dal 3° capitolo “SOGNANDO IL PRINCIPE”

…….Se il sesso era considerato qualcosa di cui
vergognarsi e dal quale girare al largo, l’amore
rappresentava un vero e proprio mistero.
Nelle favole di bambine ci era stato raffigurato come un
evento magico che sarebbe capitato ad ogni ragazza
“con la testa a posto”, ma solo al momento opportuno.
Ad un certo punto, sarebbe arrivato lui, il nostro dolce
principe, a rapirci dalle nostre vite terribilmente banali
per portarci al castello fatato dove, da quel giorno in
poi, avremmo vissuto, nella felicità più totale, venerate
dal principe che aveva scelto noi, proprio noi.Roba da
non credere, se non fossero state le mamme stesse a
convincerci dell’attendibilità e della fattibilità della cosa.
Scoprii ben presto che, almeno nel mio caso, il principe
si era perso per strada o aveva scelto un’altra dama,
dato che non scorgevo nulla nel mio personale
orizzonte. Ma non mi diedi per vinta, mi rimboccai le
maniche e decisi di mettermi io alla ricerca del mio
eroe. Forse, era solo timido…
…In quello stesso istante, nella mia mente il principe
dalla fulgida armatura si trasformò in un disgustoso
rettile, carrozza e cavallo furono inghiottiti da una
valanga di fango e una fitta nebbia offuscò per sempre
il castello.
Forse non ne ero degna, non lo meritavo, chissà. Fatto
sta che trascorsi i quattro anni successivi dalla mia vita
a fuggire da tutti i principi, potenziali traditori, che
avevano timidamente tentato, invano, di aprire una
breccia nel mio cuore di adolescente delusa e ferita a
morte….




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