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Anteprima CINQUE MEDITAZIONI SULLA MORTE

François Cheng

Cinque meditazioni sulla morte

Schermata 2014-05-08 alle 08.32.07

Dal 15 maggio nelle librerie 

A sette anni di distanza da Cinque meditazioni sulla bellezza (9.000 copie vendute) François Cheng torna a meditare su un altro mistero universale con la sua voce dal timbro unico di saggista-poeta.

«Le Cinque meditazioni sulla morte di Cheng celebrano il trionfo della vita»
Jean d’Ormesson, «Le Figaro»

«Una sera dopo l’altra, in un gruppo di amici, il poeta-filosofo ha voluto esplorare l’enigma. Anche i lettori si siedono ad ascoltare e lo seguono alla perfezione»
Roger-Pol Droit, «Le Monde»

«La vita genera la vita, senza fine»: recita così l’antichissima massima cinese che François Cheng ha calligrafato sulla copertina del libro. In quei caratteri che «tuonano come colpi di cembalo» una sapienza plurimillenaria ci trasmette intatto il senso del nostro essere qui e ora. Noi viventi ci aggiriamo nell’indissolubile reame di vita e morte, ma l’unico modo per dire pienamente sì alla vita è lasciare che la morte si riveli come la nostra dimensione più segreta e personale, il nostro bene più prezioso. Con un rovesciamento prospettico che toglie ogni cupezza e temibilità al mistero dei misteri, Cheng fa traboccare di vita le grandi questioni religiose, metafisiche e morali, dal creato alla bellezza alla presenza del male. Gli basta sfiorare le tradizioni di Oriente e Occidente, cedendo spesso la parola ai poeti e in ultimo – quasi un canto mormorato – a se stesso, al proprio pensiero poetante. Nessuna magniloquenza viene a turbare questa maniera affabile di intrattenere degli amici. Nel tono di Cheng, lontano migrante cinese diventato accademico di Francia, riconosciamo l’universale vitalità dell’appello francescano a «nostra sorella morte».

François Cheng, nato in Cina nel 1929, vive in Francia dal 1949 e dal 1977 ha adottato la lingua francese per i suoi scritti. Figura poliedrica di poeta, saggista, romanziere, docente, calligrafo e traduttore (dal cinese in francese e viceversa: ha tradotto in cinese i surrealisti, Baudelaire, Rimbaud, Char), è stato il primo asiatico a essere eletto all’Académie Française (2002). Tra i suoi libri: le raccolte poetiche De l’arbre et du rocher (1989) e Cantos toscans (1999); i saggi L’Ecriture poétique chinoise (1977), L’Espace du rêve. Mille ans de peinture chinoise (1980), Et le souffle devient signe. Ma quête du vrai et du beau par la calligraphie (2001) e Œil ouvert et cœur battant. Comment envisager la beauté? (2011); i romanzi L’Éternité n’est pas de trop (2002) e Quand reviennent les âmes errantes (2012). In traduzione italiana: Nell’eterno, l’amore (2005), Il dialogo (2003) e Shitao 1642-1707. Il sapore del mondo (1999). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato Cinque meditazioni sulla bellezza (2007).




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