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Antonia Arslan – incontro

Incontro con l'autrice de La masseria delle allodole

Antonia Arslan è una nota autrice di romanzi.

In occasione del Festival Comodamente, tenutosi a Vittorio Veneto lo scorso fine settimana, è stata ospite ad un incontro sul tema: Apolidi d'Europa, fedeli a quale terra? Sunto del tema e presentazione del dibattito è stato il seguente:

- Gli apolidi, i rifugiati, i sans papier, nuove figure dell'homo sacer. Nelle rotte della civiltà la mappa degli europei migranti descrive a pieno la condizione dell'uomo contemporaneo, costretto ad abbandonare la comunità d'appartenenza e, in qualche modo, a tradire le sue radici per mantenersi fedele alla propria idea di "esistenza".-

Il tema è attuale da tanti anni a questa parte. Parlarne con Antonia Arslan significa toccare corde di un dolore collettivo profondissimo: quello del genocidio del popolo armeno. Lei è una delicata e sensibile testimone di quanto le è stato tramandato oralmente dal nonno e dagli zii, e un'attenta ricercatrice di storie sulla vicenda della diaspora armena.

Dal suo primo romanzo è stato tratto, con titolo omonimo, il film La masseria delle allodole, dei fratelli Taviani.

Vale la pena sentire parlare questa donna. Conoscerla un po' di più, oltre ai romazi e ai racconti finora pubblicati. Il suo carisma è trascinante e lei sa toccare il cuore con una grande capacità comunicativa.

Per me che ho così tanto apprezzato il suo primo romanzo, tanto da volerla incontrare di persona, è stata una scoperta dirompente.

Questi sono i punti salienti che ho tenuto a mente, non potendoli scrivere in un taccuino:

La sua attività letteraria inizia solo alla fine della carriera universitaria in qualità di docente di letteratura italiana. Usando parole sue: "Quanto mi è stato tramandato durante l'infanzia, doveva venir fuori prima o poi. E quando questo è accaduto, i personaggi che stavo delineando, hanno cominciato ad aver vita propria, a chiamare e a mostrarsi a poco a poco, attraverso le parole che stendevo sul foglio di carta".

Il ricordo che ha dei racconti infantili è vivissimo e questo lo si riscontra dai suoi romanzi. Il primo dei quali è la narrazione del massacro della sua famiglia. Il merito di questa "trasmissione" va al nonno, che con lei ebbe un rapporto speciale. Con lei si confidò. Le parlò della vita e della famiglia armena.

Anche gli zii della diaspora, che si trovavano sparsi per il mondo, giungevano a volte nella casa di Padova, lasciando il ricordo delle ricchissime storie di un mondo perduto. Ben diverse dall'unica favola che le raccontava la mamma rodigina: la favola del gatto mammone sempre uguale a se stessa.

La riflessione sulla parola genocidio è stata illuminante. Quante volte sentiamo pronunciare questa parola impropriamente. Anzi, forse non ne conoscevo il vero significato finchè l'Arslan non me lo ha chiarito:

"Gli atti commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso". Autore della definizione: Raphael Lemkin, 1944.

Che cos'è importante? Si individua una chiara e precisa volontà di distruzione e una conseguente pianificazione di atti e azioni finalizzati all'annientamento (violento) di un popolo per motivi religiosi, politici, razziali. Perciò, genocidio si distingue da massacro, martirio e altre parole che nelle cronache di guerra dovrebbero essere correttamente usate. Ma questo non è il punto.

Il punto è ciò che è successo agli armeni. Il genocidio è stato rimosso, negato, sconosciuto. In pochi lo pianificarono e in molti lo attuarono. Come fu possibile questo?

Con l'avidità.

Nell'arco di una settimana, popolazioni o etnìe, che vivevano fianco a fianco, divennero nemiche, a scapito e a danno di quella che fu il capro espiatorio. Questo avvenne con la propaganda e la manipolazione. I nazionalisti non fecero altro che dichiarare, attraverso i mezzi di comunicazione del tempo (1915), che gli armeni erano il popolo cattivo. Chiunque poteva disporre dei loro beni, averi, donne, proprietà. Perciò ai potenti si unirono i complici del potere, allettati dall'avidità e ne attuarono concretamente i piani.

Ma questa campagna, che si realizzoò in tre mesi, fu condotta con il costante martellamento ideologico. Cercando di ricreare continuamente e costantemente le motivazioni per perpetrare la violenza, "giustificandola".

Con questa lucida spiegazione, l'Arslan mi ha fatto capire come sia possibile decretare la fine di un popolo da un giorno all'altro e come questo possa essere attuato efficacemente. In più, dice che non siamo immuni, nè salvi da questo tipo di malvagità perchè il potere e la brama di averi potranno ancora trovare il modo di giustificare le proprie ragioni con la violenza a scapito del capro espiatorio di turno, del diverso, dell'altro.

Un altro punto che mi sta molto a cuore è stato lo stupore dell'autrice rispetto alla situazione italiana. Viviamo in un mondo di chiacchere, in un continuo brusìo che stanca, annoia e irrita; che non ci consente di riflettere, di fermarci e scendere in profondità; di guardare con occhi lucidi alla nostra realtà. Parole sue: "non siamo in Cecenia o in Georgia, eppure, c'è così tanta violenza verbale, preludio alla violenza fisica".

A detta mia: arriveremo esausti al punto in cui quando avranno deciso e legiferato (per tutti) non avremo più la forza di reagire. E le parole, potenziali pietre, non avranno più senso, perchè di giorno in giorno tutto è smentito; e nulla può essere preso in parola perchè un fatto o una dichiarazione dureranno lo spazio di un giorno.

L'ultimo punto per me cruciale e che vale come conclusione del seminario, riguarda il ruolo della letteratura in tutto ciò: "La lettteratura è costruttrice di senso e di significati". Per l'Arslan è azione positiva; è forza che nutre l'ottimismo che la anima. E' sguardo profondo in un tempo che ci tiene forzatamente in superficie. Indaga i valori comuni con i sentimenti umani di tutti i tempi. Dà voce a ciò che voce non ha avuto e che non ha nella quotidianità. Usa le parole in modo preciso, così tanto maltrattate nell'uso comune.

Enrica De Luchi

Autore: Enrica De Luchi

Genere: incontri




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