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Apocalisse in pantofole


"Una volta l'avevamo sentito raccontare di come il vento portasse via, soffiando addosso agli uomini, tutte le cose che gli uomini stessi trascurano, quasi a punirli della loro disattenzione. Ora che il vento era morto, le cose trascurate gravavano sugli uomini come spade, affilatissime e spietate."

Edorardo, Giovanni e Michele, amici di vecchia data, si trovano a vivere (e a sopravvivere) in un mondo paradossale, proteso verso la fine.

Il vento è cessato, non c'è più pioggia, non ci sono più animali, la corrente elettrica è limitata a poche ore del giorno, l'acqua scarseggia e il cibo anche.

Per un certo verso, le loro vite vengono sconvolte, ciascuno prova a darne una personale risposta "combattendo la rassegnazione con l'abitudine"; per un altro, l'apocalisse che si prospetta costituisce solo lo sfondo della vicenda: "sembrava che tutti quanti non sapessimo fare altro che aspettare la nostra fine in un bar." Di fatto, si susseguono comunemente amori, amicizie, incontri, ricerche, riflessioni, come in ogni altro romanzo che si rispetti, senza fine del mondo.

Giovanni è un assessore "con la presunzione che la cultura sia un numero finito di cose e che il suo cervello le potesse contenere tutte". Un politico "tipicamente italiano", non differente da quelli di cui si è letto e chiacchierato tanto sui giornali degli ultimi tempi, che continua a vivere fingendo che nulla stia per accadere, mascherato e nascosto dietro il suo universo mondano di preoccupazioni inutili.

Michele, sorpreso a tentare di liberarsi dei suoi ricordi "alle quattro di un pomeriggio di febbraio", è uno scrittore che più che incupirsi per la fine del mondo si tormenta per la perdita della sua Laura, con conseguente perdita d'ispirazione.

E poi Edoardo, il protagonista, l'io narrante. Reduce da un reality show, gode di una discreta popolarità e "non possiede nessun talento se non far credere che non sia così."

Tutti e tre sono dei personaggi comuni, concreti, resi tali proprio perché queste caratteristiche servono a dare fattezze di realtà all'apocalisse lenta e paradossale che sta per sopraffarli.

"Avevamo mandato a memoria l'apocalisse violenta: le trombe angeliche, i vivi e i morti, il giudizio di Dio, la nostra vergogna di peccatori. La lentezza della fine, l'apocalisse in pantofole, ci disorientò."

Il Padreterno stesso diviene personaggio, menzionato e canzonato, " un dio bizzarro, teatrale, fissato con i finali a sorpresa." Il protagonista immagina un possibile dialogo tra Dio e San Giovanni che, nel sorseggiare rispettivamente un cognac accompagnato da un sigaro cubano e un'orzata, progettano una nuova apocalisse: "Giovanni aveva fatto le cose in grande. Dio era soddisfatto e aveva messo il suo visto si stampi sul grande copione. Amen."

Il linguaggio è ironico e divertente oltre che preciso e a tratti poetico. L'autore governa appieno la nostra lingua, ne fa dei giochi e delle metafore inusuali che rendono la lettura assolutamente piacevole e stimolante. Il testo, che ci costringe a volte ad un sorriso, altre ad una riflessione, merita di essere letto.

Editore:
VerbaVolant Edizioni

Genere: Narrativa italiana

Estratto:
Il mondo iniziò a spegnersi a gennaio.
Per primo toccò al vento. Smise di soffiare e le ceneri
soffocavano le città. Sui palazzi un velo di scuro, e
tutto era morto: nei parchi gli alberi grondavano polvere,
appesantiti dalle scorie industriali. Gli operai,
con gli spazzaneve comunali, pulivano le strade accatastando
ai lati cumuli di lanugine aggrumata, depliant
di ipermercati, bucce di frutta, orina, pianto, sudore
umano. Tutto era come appallottolato, stretto come
da un vischioso contrattempo che non aveva pietà per
gli uomini. Tutto era fermo e tutto imprevedibile perché
mai vissuto, i giorni avevano un colorito terreo e
disperato.
Sulle campagne trascorse per qualche tempo un fievole
alito singhiozzante, poi cadde morto dentro ai
pozzi. La terra si seccò, formando per i campi crepe
dall'aspetto di piaghe. Perfino l'ultima pioggia pianse
dritta, simile a soldati che precipitino sul nemico senza
far rumore. Allagò i campi, formando grandi occhi
d'acqua nelle pianure. Enormi pozze fissarono il cielo
pulito, poi evaporarono. Le nuvole s'erano spremute
sulla terra, e nessun vento ne avrebbe portate altre.
Sarebbe piovuto ancora sul mare; sopra gli oceani le
nuvole se ne stavano sfrangiate e perse: stracci caduti
dall'ultimo piano sul tetto di una serra.

Acquisto:
Si può acquistare o richiedere in qualsiasi libreria italiana , direttamente alla casa editrice (www.verbavolantedizioni.it) e attraverso i consueti siti di vendita di libri in rete.




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