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Artemio , il monaco


Sara è una modella ed abita da sola in un antico casolare di campagna. La sua vita scorre tranquilla e serena fino a quando non incomincia a sentire dei rumori: sono i passi delle persone del piano di sopra.
Ma non c'è nessuno che abita nell'appartamento di sopra.
Allora chi è che cammina, e perché sente la loro presenza così vicino?
E poi Artemio, il monaco, perché vuole far del male ad Alessia, la sua bambina?
E' uno dei tredici monaci blasfemi ed assassini o è solo un uomo che lei ha amato in un'altra vita?
Con lei, alla ricerca della verità, c'è Pascal, il suo amante.
Sara entrerà in una spirale che la condurrà fra sofferenza e terrore a svelare il mistero nascosto in tutti questi accadimenti.


Editore:
Raffaele Crispino

Genere: narrativa

Estratto:
1


Sara stava salendo le scale quando sentì squillare il telefono.
Si affrettò.
Aprì la porta.
Il telefono continuava a squillare.
Corse.
"Pronto." disse.
Nessuno le rispose.
Contrariata, mise a posto la cornetta del telefono.
Chi era che la chiamava a quell'ora?
Pensierosa, si passò una mano tra i lunghi capelli neri nel vano tentativo di riuscire a identificare la voce.
Si sfilò l'orologio dal polso. Si tolse la maglietta fine e trasparente.
Sete.
Aveva la gola secca. Prese una bottiglia d'acqua minerale dal frigorifero e senza pensarci nemmeno in po' si attaccò al collo della bottiglia.
Bevve. Era appagata, ma le mancava qualcosa: la sua dose di nicotina.
Prese una sigaretta e l'accese.
Sara era originaria di un piccolo paese, dal nome molto difficile a pronunciare, a pochi chilometri da Como. Dal padre inglese aveva ereditato il cognome e il carattere un po' scontroso, dalla madre la bellezza e il nome, ma a ventidue anni le si poteva perdonare ogni cosa.
Da circa un anno viveva in un piccolo paese a circa dieci chilometri da Roma, trascinata per forza e per amore da un fotografo che voleva farne una modella famosa e ricercata.
Lo stabile aveva la forma di un castello e sembrava essere stato messo in mezzo a tutta quella vegetazione come un simbolo del tempo andato.
La costruzione in molte parti presentava delle crepe e il giardino non era curato perché le erbacce e la crescita non controllata dei rami delle piante avevano coperto la bellezza tanto che si aveva difficoltà ad attraversarlo.
C'era bisogno di intervenire per rimetterlo in sesto, ma i proprietari non abitavano lì; forse non ricordavano neppure di possedere quella casa o non avevano soldi a sufficienza per un qualsiasi intervento.
Chi si occupava della proprietà era un avvocato del paese che in verità non aveva chiesto per l'affitto molti soldi.
Tutto andò bene per i primi tempi, poi anche l'amore con il fotografo finì.
Ora c'era lui: Eros.
Stefano era il suo nome ma lei lo chiamava Eros. L'aveva conquistata.
Era stata fortunata a incontrarlo, con lui sarebbe riuscita a fare qualcosa di buono.
Eros non era un fotografo qualsiasi, era uno di quelli che hanno la porta aperta ovunque vadano.
Era lui che l'aveva telefonato o era uno spirito maligno che si annidava nella sua mente?
Cercò di non pensare. Schiacciò il mozzicone di sigaretta nel posacenere e si avviò verso il bagno per una doccia rinfrescante.
Riposata e rilassata dall'ondata d'acqua sul suo corpo, si mise a guardare la televisione. Fece un po' di zapping fino a sintonizzarsi su un programma di moda.
Sara si sforzava di tenere gli occhi aperti per seguire il programma fino alla fine ,nonostante sentisse le palpebre appesantite.
Era stanca.
Spense il televisore e come un automa si lasciò cadere a peso morto sul letto.
In quello stato avrebbe impiegato un secondo a cadere nelle braccia di Orfeo, ma non riusciva a trovare una posizione giusta: non era facile addormentarsi.
Aprì gli occhi. Li richiuse. Li riaprì. Ora teneva lo sguardo fisso verso il soffitto.
Non sapeva chi abitava nell'appartamento del piano sopra. Di sicuro gente tranquilla. Non aveva mai aveva avvertito la loro presenza.
Stava per addormentarsi quando... nel silenzio sentì un rumore strano.
Aprì gli occhi stralunati e si alzò dal letto di scatto.

Cosa era successo?
Chi aveva provocato…quel rumore?

Tirò un respiro di sollievo: il rumore era stato provocato dalla porta che si era chiusa, spinta dal vento.
Si rimise sul letto.
Aveva avuto un bello spavento.
Doveva calmarsi un po'. Doveva evitare di vedere film di terrore con scheletri, ossa e carne infilata da una dozzina di coltelli.
Ma lei, dura di testa, ci cascava sempre quando qualcuno le proponeva un film horror.
Poi i tuoni.
Si sentì disturbata. Il cattivo tempo non l'avrebbe certo aiutata a prendere sonno.
Sentì il rumore delle gocce di pioggia battere sui vetri della finestra.
Si accartocciò con il lenzuolo come per proteggersi; per sua fortuna non si trovava su una strada isolata e allo scoperto.
Pioveva a dirotto , e le saette, che illuminavano a intermittenza il paesaggio circostante, le mostravano un'immagine lugubre e cimiteriale.
Sara si alzò,spintavi, forse, da una forza infernale ad avvicinarsi alla finestra.
Rimase ferma con lo sguardo fisso a guardare l'albero che si piegava con i suoi rami taglienti e micidiali.
C'era qualcuno, n'era certa;in quella stanza c'era una presenza estranea.
All'improvviso si sentì spingere contro il vetro della finestra. Cercò di resistere ma non ce la faceva.
Qualcuno da dietro la pressava. Spingeva la sua testa contro il vetro. Si fece forza. Non doveva farsi spostare.
Non frenava. Maledizione,non frenava.
Agitava le mani per toccare il niente. Non riusciva a gridare.
Ora la faccia era schiacciata sul vetro,a momenti l'avrebbe rotto e…il sangue incominciò a uscire dalle piccole ferite sul viso ,causate dalle schegge di vetro.
Vide il sangue e i vetri della finestra andare in frantumi.
Gridò.
Forte.
Sentiva la sua voce.
. . .

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