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Balcani (Alessio Parretti)


Un esordio fulminante, di quelli che capitano raramente. Alessio Parretti, mischiando fiction a racconti di soldati che la guerra l'hanno vissuta e sofferta in prima persona ad un pregevole lavoro di documentazione, ci propone un romanzo che graffia, trafigge, non fa sconti. Gli orrori, sul campo e portati a casa, di una guerra combattuta appena "al di là del mare" passano con un'incisività che colpisce al cuore e allo stomaco. "Balcani" è un'opera coraggiosa che porta alla ribalta una "guerra dimenticata". Ma dal particolare della Jugoslavia sa elevarsi all'universale per dirci che la ricerca delle responsabilità è l'unica strada praticabile per "guarire" dal fronte e non solo. Azzeccata e affascinante la strategia di alternare, in modo certosino, le parole del protagonista Amir con quelle dei caporali dell'esercito. Il risultato è una efficace fotografia dei mali della guerra. Assolutamente da leggere! Apre la mente... vi piacerà!

Recensito da GiovaRibi

Autore: Alessio Parretti

Genere: romanzo di guerra, romanzo epistolare

Perchè leggerlo?
Perchè non è il solito romanzo ambientato in guerra. Denso, potente, affascinante. "Balcani" ha il merito e la forza di farci sentire sulla pelle l'orrore di una guerra così vicina e così lontana come quella che negli anni Novanta ha martoriato l'ex Jugoslavia.

Perchè non leggero?
Non ha controindicazioni...

Ti piace se...
Se ti piacciono i libri in prima persona che ti catapultano "in medias res" e che sanno dare spessore a personaggi veri e veraci.

Il pregio principale
Coinvolge sin dal prologo e lo si legge tutto d'un fiato.

Il difetto principale
E' davvero ricco di spunti. Lo spazio ristretto di un solo romanzo non gli basta... :D

Una frase significativa
Quando poi arrivò la madre, notai che era una bella donna e aveva lo stesso sguardo del figlio, ma nel sorridermi e borbottare qualcosa che interpretai come scuse per il pargolo, mi accorsi che non aveva quasi più denti. Gesù, che scempio, pensai. Una donna così bella con la bocca di una trota. Avevo sentito da qualche parte che gli estremisti serbi segnavano così le donne che violentavano. Era il loro marchio di fabbrica, perché prima se la spassavano, poi quando era il momento di levare le tende gli buttavano giù tutti i denti col calcio del fucile.




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