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C’è un mostro sul nostro ponte


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Secondo Giada Alessia Lugli, è questo il rumore che fa quel filo evanescente, quel ponte invisibile che si aggancia tra le anime quando due persone si legano indissolubilmente, per la vita.
Ho letto questo romanzo senza conoscerne il genere… e ho fatto bene, perché è stata tutta una sorpresa.
Giada è un folletto, sì, ne sono sicuro. La sua scrittura appare come una ballata, quel sottofondo che alterna quiete e movimenti improvvisi, quelli della creatura fantastica che guida l'autrice, anche se lei non lo sa.
E così, presi per mano dalla direttrice d'orchestra, seguendo le note invisibili che si attengono ai tempi dello spartito, e che vanno dall'adagio al prestissimo, passando continuamente per il vivace, viviamo letteralmente i drammi, le gioie, le paure e i sentimenti di Anna e Stephen, raccontati in prima persona da quest'ultimo.
L'autrice ce li fa conoscere fin da bambini, fin dal loro primo incontro, quando il ponte si aggancia e il mostro si affaccia per la prima volta nella mente geniale di Anna. Seguiamo quindi tutta la loro vita, passo passo, tappa per tappa, anno dopo anno e ci affezioniamo a loro.
Confesso che dopo circa 200 pagine (formato epub) mi sono detto: OK, finora è stato bello osservare i due ragazzini crescere, siamo arrivati alla fine delle elementari. Dove diavolo vuole arrivare? Non è che dopo un po' stufa ‘sta storia di Anna, delle sue stranezze e del mostro?
Neanche un po'! Avrei voluto avere più tempo, ogni giorno, per andare avanti a spiare nelle vite dei protagonisti. Le atmosfere, proseguendo, si sono fatte sempre più cupe e drammatiche, hanno preso una piega che non prevedevo, non conoscendo il genere, per finire con ciò che non mi aspettavo, per finire con… naturalmente non ve lo dico!
Vi dico invece che noi lettori siamo lì, facciamo da spettatori di questo concerto che ci coinvolge e ci cattura e , solo alla fine, ci rendiamo conto di esserci goduti lo spettacolo seduti nel bel mezzo del ponte, fra Anna e Stephen, con il mostro seduto accanto a noi.
Complimenti Giada, hai scritto uno dei libri migliori che io abbia letto negli ultimi anni.
Harry Fog

Genere: thriller-romance

Estratto:
PRIMA PARTE



"I mostri sono reali e anche i fantasmi sono reali. Vivono dentro di noi e, a volte, vincono."
S. King


Questa è la storia di me e di Anna, io che infine ho lasciato che un mostro distruggesse il nostro Ponte.
Ora che tutto è perduto, non temo di perdere nulla. Ora che sono libero, la mia libertà la darei volentieri in pasto ai porci.

Il Ponte è invisibile per chi osserva dall'esterno. Le persone odono solo un silenzio carico di significati che non riescono a capire, vedono sguardi di un'intensità quasi solida e sentono un'elettricità palpabile che interpretano a modo loro, secondo la loro esperienza e secondo l'abitudine a tradurre maliziosamente ogni legame che appare superbo e unico.
Nella mia mente il Ponte è evanescente, tremulo come afa d'orizzonte.
Uno alla volta, su di esso cominciano ad attraversare i passanti: i sottointesi, i pensieri non detti, le lacrime che stanno dietro a un racconto, il fastidio davanti a un'immagine, la risata trattenuta, un vaffanculo taciuto. Poi arrivano i carri tirati dai buoi: le storie e gli eventi dimenticati che attivano i meccanismi semi-patologici del panico e della paura, passa il carico pesante della solitudine, che appare come una massa aggrovigliata di stoffe fradice di pioggia autunnale, le ceste di spezie volatili che lasciano la scia profumata e penetrante di tutte le occasioni perse e dei sensi di colpa, passano i giullari impertinenti che gridano rossi di vergogna i pensieri impudichi della regina e passano quatti quatti i delinquenti travestiti da viandanti, nel cui baluginio degli occhi che spuntano dal cappuccio puoi vedere la verità riguardo al fatto che stai dicendo il contrario di quello che pensi, e che per farlo hai le tue buone ragioni.
Col tempo, i due locatari del Ponte questo fanno: lasciano passare l'anima e, a volte, capita che l'uno sappia cose dell'altro, cose sconosciute persino a chi le manda e allora, con grande delicatezza, il ricevente le rimanda indietro, lente, magari coperte da un telo scuro, in modo che non ci sia danno, che non ci sia paura. Anna fece questo per me. Vide un carro nero come il buio che fa spavento, ne sentì l'odore sulfureo e appestante, scorse la creatura che stava acquattata sul fondo del pianale di legno marcio, la sentì guaire per lo sforzo di non ridere, e ci lanciò sopra il telo pietoso che un po' nasconde, così da darmi il tempo di osservare, di capire, di poter vedere senza morire. Ma io quel telo non lo tolsi mai e un giorno d'alba luminosa, in una di quelle mattine perfette e frizzanti, il mostro sollevò il telo sbadigliando, si stiracchiò e con occhi di brace fissò prima il Ponte, poi il mio cuore, poi quello di Anna.
E trovò più appetitoso il suo.


Acquisto:
http://www.amazon.it/Cè-mostro-sul-nostro-Ponte-ebook/dp/B00Y8DE1GY/ref=sr_1_1?s=digital-texteie=UTF8eqid=1445073241esr=1-1ekeywords=c'è+un+mostro




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