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Caos di cose a caso

Da quel chauos che il mondo greco ha lasciato come retaggio di una immensa e profonda cultura, nasce la parola Caos,  come stato primordiale dal quale nacque la materia ma anche sinonimo di  “disordine – confusione – trambusto”, uno squilibrio al quale Davide Maselli cerca di dare una voce, un suo intervento “a caso”, per ordinare quanto sia, invece, di per sé, difficile ordinare: le emozioni.

Davide vive la sua giovinezza come un eremita. Mi par di vederlo addentrarsi nel mondo della poesia, stringendo, proprio come la figura dell’Arcano Maggiore, L’eremita, una lanterna che  metta chiarezza e ordine al suo mondo interiore o rispondere ad interrogativi che, a capriole, ballano quasi una tarantella.

Se sia riuscito in questo intento, non spetta certo al lettore giudicarlo ma sta di fatto che quando “Caos di cose a caso” trova la sua materializzazione, un universo si tinteggia di emotività.

Come nelle danze dei dervisci, Davide, nelle vesti di un adepto, ruota vorticosamente su se stesso, per immergersi nel caos, disorientando la mente, rompendo gli schemi e tutte le coordinate mentali irrigidite; col caos, si spezzano quei punti di ancoraggio che impediscono di inventare soluzioni creative e, una volta spezzate, ecco che ha vita l’armonia.

E l’armonia è la caratteristica di questo effluvio di pensieri che vede la stampa nel giugno 2011, per conto di Rupe Mutevole Editore.

“Osservo e aspetto che dentro me i fili di piombo/lascino le proprie orge/ Fuori, intanto/ i cani abbaiano l’eco eterna del proprio abbaiare / confusi s’affannano al riverbero/ del proprio affanno” – scrive Davide in un susseguirsi di melodia intensa e a tratti evocativa. Versi rivolti all’interno del sé, materia che è di immediata e assoluta implicazione esistenziale “Cerco la mia vita nella terra del fato annunciato.” E ancora “ Tutti cerchiamo la nostra vita, una sola risposta, un unico quesito portiamo/ nei nostri teneri cuori”

L’autore compone in versi semplici, costruiti con assenza di subordinate ma con la presenza di coordinate che hanno un significato pieno: “Ho un unico sogno ricorrente che non è mai lo stesso…l’immutabile giornata appena trascorsa, risuona nelle mie sparse menti come tocchi di camapne che han perso il sole e la fede”.

L’energia intellettuale è continuamente in movimento, trasfigurando da immagine in immagine, nell’universo emotivo di Davide, nel caos, nella follia di cui la vita è spettatrice, in quella solitudine dell’animo che s’accompagna , spesso, nella dolorosa malinconia.

 

 

Di Vanessa Falconi

 

 




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