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C’era una volta una scienza triste

Pierangelo Dacrema

C’era una volta una scienza triste

In libreria dal 30 aprile 2015

 

Questo libro parla d’economia e si rivolge a tutti, anche a chi reputa di non avere alcuno strumento per cercare di capirne qualcosa o di saperne di più. L’economia, che Thomas Carlyle definì “scienza triste”, è in realtà una parte importante di noi, un fenomeno che bene o male conosciamo tutti, anche senza rendercene conto. Facendosi carico dell’educazione a una migliore coscienza del fatto economico, una buona scienza economica promuoverà una maggiore coscienza di ciò che intimamente ci riguarda, ogni giorno e ogni ora del giorno.Cambiano le idee e le culture dominanti, cambiano ancor più velocemente le tecniche, creature del progresso. Questo, tuttavia, non è un libro «tecnico», e non perché vuole evitare di risultare di ardua lettura, ma perché vuole raggiungere il suo scopo. Che è quello di essere un vero manuale di economia, e come tale generale, esauriente, diretto a chiarire che cosa l’economia è e per quale motivo è argomento che deve stare a cuore a chiunque. L’economia è la sperimentazione dei fatti già pregiudicati nelle cose. Sua regola indefettibile è che il pensiero si traduce in azione per effetto della volontà. E manca, nell’aritmetica del denaro, l’«ombra» della volontà. Motivo per cui l’economia della moneta è limitata, e va superata. Per questa stessa ragione quella dell’economia è una scienza dello spirito, per nulla noiosa, tutt’altro che triste.

 

Pierangelo Dacrema, economista, è professore ordinario dal 1993. Ha iniziato la sua carriera accademica all’Università Bocconi nel 1981. Occupa oggi la cattedra di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università della Calabria. È autore di numerosi articoli e saggi fra cui La morte del denaro (Marinotti, 2003), La dittatura del  PIL (Marsilio, 2007) e Lettera aperta a uno studente universitario (Jaca Book, 2013), di Marx & Keynes. Un romanzo economico (Jaca Book, 2014) e della traduzione di Le mie prime convinzioni di John Maynard Keynes (Adelphi, 2012).




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