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Che il dio del Sole sia con te

Che il dio del Sole sia con te

di Pierfranco Bruni

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Sulla via dei monaci tibetani, l’Illuminazione che ha la pazienza della contemplazione, e lungo la “cerca” degli antichi sciamani nell’ascolto dei tocchi dei tamburi, che sapevano ascoltare il vento e pregavano il dio del Sole, è il nuovo percorso umano e letterario di Pierfranco Bruni nel suo libro, con il quale continua lo scavo del camminatore del silenzio e della solitudine, della parola che non offre consigli e non propone verità assolute ma vie perso l’Illuminazione, dal titolo Che il dio del Sole sia conte.

È un libro giocato tra il raccontare la magia degli Indiani nativi e il verso la cui direzione è focalizzata dalla presenza costante dello sciamano ma anche della visione buddista.

Uno sciamamo che osserva, prega e tollera. Accoglie nella parola il messaggio contemplante che sembra provenire da una “filosofia” tutta tibetana. È come se i due mondi: quello buddista e quello sciamanico si incontrassero lungo le vie e lungo i fiumi, lungo i mari e lungo i deserti e pongono al centro della “piazza” l’amore. Un libro molto particolare e completamente diverso rispetto anche a La bicicletta di mio padre nel quale, comunque, compare la figura dello sciamano.

Diverso anche del romanzo in versi che sta ottenendo grande successo dal titolo Asmà e Shadi. Ma si lega però a “Come un volo d’aquila”, nel quale il mondo sciamanico, l’aquila, la tartaruga incontrano la devozione di una parola che è un inchino all’umiltà e all’umanità “Namasté”.

Che il dio del Sole sia conte sembra cambiare le carte del viaggio di Pierfranco Bruni. Anche sul piano culturale. In Bruni, che parte dal mondo cattolico – cristiano (si pensi a Paese del vento nel quale insiste la presenza di un francescano e al romanzo Quando fioriscono i rovi dove è costante il messaggio di San Paolo), è evidente che si supera la via della religione cattolica, della cultura cattolica, e si dirige verso un articolato paesaggio esistenziale e metafisico magico, in cui il senso del mistero è alchimia, ma anche filosoficamente e ontologicamente vicino ad una via prettamente Orientale – buddista con accanto sempre una visione del segno “impeccabile” del mondo degli sciamani.

Tutto questo, c’è da dire che Bruni lo ha espresso in diversi suoi studi e conferenze svolte negli ultimi anni, e il passaggio dal cattolicesimo all’intreccio buddista – sciamanico era, nei suoi saggi, evidente. Ma in questo libro, che ha una sua voluta organicità nello scompaginare l’itinerario narrante, esplode la forza del raccontare quasi raccontandosi.

In Pierfranco Bruni la letteratura si lega chiaramente alla vita.

L’autore

E’ nato in Calabria. Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali “Via Carmelitani”, “Viaggioisola”, “Per non amarti più”, “Fuoco di lune”, “Canto di Requiem”, “Ulisse è ripartito”, “Ti amero’ fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio”), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati “L’ultima notte di un magistrato”, “Paese del vento”, “Claretta e Ben”, “L’ultima primavera”, “E dopo vennero i sogni”, “Quando fioriscono i rovi”, “Il mare e la conchiglia”). Si è occupato del Novecento letterario italiano, europeo e mediterraneo. Dei suoi libri alcuni restano e continuano a raccontare. Altri sono diventati cronaca. È convinto che la letteratura e la vita senza il sogno, l’amore e l’ironia non avrebbero senso. L’amore quando è sogno ha sempre delle illuminazioni. Gli orizzonti sono nel viaggio e le albe e i tramonti possono anche somigliarsi ma non hanno mai lo stesso colore. Lungo il suo cammino ci sono stati e ci sono molti libri incompiuti, ma non ha alcuna intenzione di definirli. Non viaggia per ritrovarsi perché è convinto che gli approdi non sono mai consapevolezza e che gli arrivi s’intrecciano con le partenze e i ritorni e vanno sempre oltre Itaca. Come in questo romanzo in cui il senso del mistero s’intreccia con i destini e i destini raccontano la vita tra l’alchimia, l’attesa e la speranza. I due segmenti fondamentali che caratterizzano il suo viaggio letterario sono la memoria e la nostalgia. Il mito è la chiave di lettura, secondo Pierfranco Bruni, che permette di sfogliare la margherita del tempo e della vita. Il suo saggio dal titolo “Mediterraneo. Percorsi di civiltà nella letteratura contemporanea” è una testimonianza emblematica del suo pensiero. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura.

 




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