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COME ORFEO


Recensione di Marco Mazzanti (www.deminovel.jimdo.com)
"Come Orfeo", opera prima di Patrizia Palese per i tipi della casa editrice Gruppo Edicom.
Delicato è il profumo degli agrumi: prendi una scorza, la strofini sulla pelle, ed ecco un'essenza difficile da dimenticare, impossibile da amare - rimane impressa, sorprendendoci ogni volta, come se fosse la prima.
L'Autrice ci prende per mano e ci guida, di capitolo in capitolo, lungo le strade di uomini e donne di tutti i giorni (o quasi), anime che palpitano e che ci parlano con la schiettezza di un amico sincero e premuroso, che vuole il nostro bene, anche a costo di deluderci.
"Come Orfeo" è una storia sapientemente scritta che narra di sentimenti, di piccoli e preziosissimi momenti che credevamo aver scordato, ma soprattutto di scelte. Scelte di vita.
Vicini al giorno del loro matrimonio, Giulio e Laura decidono di acquistare un appartamento, e la scelta cade su una casa coi mandarini. Sembra essere l'occasione della loro vita, tutti i loro sogni sono finalmente sul punto di concretizzarsi, ma il destino, i tumulti del cuore e i ripensamenti gettano ombre sulle luci del loro futuro. Ombre che smussano gli angoli, offuscano i colori.
Qual è il ruolo delle persone che ci sono accanto, nella nostra vita? Chi dice che le persone sbagliate portino solamente dolore?
Orfeo troverà la sua Euridice?
Interrogativi che troveranno una risposta solamente fra le pagine di questo bel romanzo, che piacerà a chi desideri immergersi in una lettura autentica e trascinante



•Recensione a ‘Come Orfeo', di Patrizia Palese
La Bellezza è una questione di attimi.
Di attimi e di risvegli.
La bellezza è spietata.
Azzanna, talvolta, con incomprensibile crudeltà i nostri sensi sopiti, impaziente, fulminea- eppure, quando il morso lascia, rimpiangiamo che non c'abbia tenuto ancor più stretti.
È un insulto all'ignavia, si oppone fiera all'indifferenza, è decadente e spesso si nasconde; si aggira, fuggiasca, braccata da suggestioni pacchiane spesso onanistiche, tra le righe sparse di una sera incompiuta come una lettera senza ricevente.
Viene quando vuole, come la Morte. Allo stesso modo, sparisce dalla vista: e ci si illude non sia mai passata di qui.
Giulio, il protagonista di ‘Come Orfeo' di Patrizia Palese, ancora non sa cosa sia, davvero, la Bellezza.
Vive a discapito di sé, barcamenandosi tra attese che la sua anima non attende, affetti che lo stancano, giorni di emozioni rade, labili come le poche certezze che nutre e che, a ben vedere, non lo appagano fino in fondo.
Ha una donna che lo ama, un amico sincero e fedele, una famiglia che cerca poco. Una laurea che somiglia più a una di quelle labili certezze; un progetto di vita che si incanala senza rischi apparenti entro i rivoli di una scolorita quotidianità.
Fino al giorno in cui una vecchia casa con alberi di mandarino, richiamandolo a sé, lo risveglia – e non solo in senso lato – a una visione della vita che spalanca la porta a realtà brillanti e inopinate, dolorose e bellissime. Realtà e verità che ignorava, che forse in qualche modo aveva intravisto e da cui aveva immediatamente distolto lo sguardo, alzando il bavero del quieto, vigliacco vivere per non essere sfiorato dall'impeto di quel vento senza requie.
L'immobilità che da sempre scambiava per vita lo abbandona.
Le sferzate della passione sono una regressione e un'avanzata precipitosa verso il vero Sé, sottolineate dalla penna dell'autrice che sa calibrare, sapientemente, i vari passaggi del viaggio interiore del protagonista, che corrispondono a uno sguardo consapevole verso le situazioni e le persone invisibili che da sempre ne costellano la vita, fino a quel momento da lui considerate poco più che uno scontato corollario alle sue giornate, ai suoi umori, ai suoi bisogni.
Uscire da sé per conoscersi e trovarsi e, in qualche modo, apprezzarsi in modi inediti e più spontanei : a questo Giulio è chiamato, o meglio, obbligato, dopo essere stato nella casa coi mandarini.
Passaggi obbligati e certo non indolori: come ogni crescita, come ogni nascita, come ogni addio.
L'uomo/ragazzo sconosciuto a se stesso compie una scelta delicatissima e, in qualche modo, sovversiva rispetto ai dettami correnti.
Complici una donna, la sua voce, il suo sguardo. Una donna che gli insegna ad aspettare con l'Anima, a Volere col cuore, a Sperare con i sensi. Una donna legata indissolubilmente alla casa coi mandarini, che non gli offre scappatoie: ma che gli indica la via a una totale, ubriacante, terrificante Libertà.
Un libro breve, godibilissimo, ricco di dialoghi e vissuti elaborati con sottile perizia; descrizioni precise dei personaggi, ciascuno tratteggiato con contorni distinti ancorché caratterizzati da elementi che lasciano il lettore libero di guardarli come meglio crede, di immaginarli come vuole.
Elegante l'intreccio della narrazione, che si dipana pagina per pagina; opera fitta di riferimenti psicologici, che percorre senza remore le strade poco battute dell'ascesa drammatica ad altri e alti piani di coscienza, fino alla definitiva affermazione di Sé – quando gli idoli cadono e dall'altra parte dello specchio c'è solo e soltanto la propria faccia.
Opera che, dunque, nulla lascia al caso; il cui titolo evoca suggestioni antiche che stringono il cuore al ricordo dello sfortunato amore mitologico tra Orfeo ed Euridice : sembra di udire l'arpeggio lieve della cetra di Orfeo che, piangendo, esce dagli Inferi in compagnia della Musica e di se stesso, avendo deciso di voltarsi, di lasciare che il suo Amore tornasse al buio .
Anche Giulio si volta, lascia cadere indietro qualcosa che gli pesava sulle spalle; scioglie l'illusione che aveva cibato, rispondendo in modo quasi passivo all'amore di una donna per cui non ha dovuto mai lottare, un amore che era solo il riflesso di una scelta comoda e priva di sentimento vero: il sentimento che deve attraversare anche lo Stige, prima di essere definito amore, prima di essere chiamato Bellezza, perché per quell'amore e per quella Bellezza si deve essere disposti a rinunciare a tutto, a perdere tutto, a restare soli.
Magari con una cetra e in compagnia dei propri sogni, come l'autrice scrive nell'opera:
‘Abbiamo tutti bisogno di sogni, di bei sogni per vivere'.
Alba Gnazi scritto il Sep 18, 2011


Scritto da Emanuela Arlotta
La storia di un amore costruito nel tempo, imbevuto di quotidianità, di routine , di gesti rituali intrisi di affetto senza più un reale slancio emotivo, eppure così apparentemente solido e così tranquillizzante anche per coloro che ne sono protagonisti. Un amore consolidato ed intrappolato nella rete dei rapporti familiari, condiviso dagli amici, uno di quei rapporti il cui approdo certo non può non essere il matrimonio. Ed è proprio questo il motivo che spingerà Giulio e Laura ad imbattersi in una casa con un giardino pieno di mandarini, il cui odore inebria totalmente i sensi e la cui atmosfera spinge quasi chi vi abita o chi ne calpesta il suolo per un attimo, ad entrare in una dimensione lontana da quella caotica e stressante della città. E proprio questo scenario di pace fa da preambolo a ciò che accadrà e si svolgerà successivamente nelle vite dei due giovani che volevano fare di quel luogo la dimora della loro vita futura.
Giulio, il protagonista, finisce, suo malgrado, per porsi degli interrogativi. In particolare l'incontro con una fantomatica donna, molto legata proprio a quella casa, la cui anima libera ed eccezionalmente carica di un'emotività palpabile, tangibile, riesce ad accendere in lui quella luce che nessuno prima era riuscito a far emergere. La luce della sua interiorità, riuscendo a penetrare la barriera del conformismo in cui Giulio era immerso, andando a frugare nella profonda essenza dell'anima del protagonista, lasciandolo inerme, e senza protezione, e spingendolo, seppur senza volerlo, a rivoluzionare la sua vita e quella di chi aveva fino ad allora vissuto con lui o intorno a lui con la consapevolezza e forse la certezza di quel che sarebbe stato il domani.
La ‘vista interiore' può rimanere in attesa per anni, o anche per tutta la vita, nascosta negli angoli più bui della nostra esistenza, o può improvvisamente essere risvegliata, come nel caso di Giulio, senza più possibilità di evitarla, né di reprimerla. Può tornare a ‘funzionare' anche solo inciampando in una forte passione capace di sommergere per sempre il muro delle barriere interiori, e lasciando fuoriuscire la vera essenza e il vero sentire di chi ne viene travolto.
Tante le domande, tanti i personaggi coinvolti in questi mutamenti, tante le riflessioni che l'autrice incanala con maestria attraverso la storia, attraverso i protagonisti, ognuno con un carattere ben definito. Tanti i particolari descritti con grande cura, quasi fosse una sceneggiatura. Tanti anche i personaggi che si interfacciano casualmente con quelli principali e che spesso fanno da preludio ad avvenimenti che si verificano successivamente o ne innescano dei ricordi. Molto ben scritto e molto scorrevole, accattivante e avvolgente, un bagno alla fonte della vita che tutti noi dovremmo fare di tanto in tanto, risvegliando quel torpore che troppo spesso ci anestetizza.




Editore:
GRUPPO EDICOM

Genere: ROMANZO

Estratto:
Ora poteva accendersi una sigaretta: quello che doveva dire era stato detto e guardava Laura attraverso il fumo aspettandosi una reazione definitiva magari con delle urla, o semplicemente di doloroso silenzio che l'avrebbe accompagnata fuori dalla sua vita. Lei, invece, non si mosse. Poi una mano corse veloce verso la fronte, soffermandosi vicino agli occhi per raccogliere una piccola lacrima.
"Intendi raggiungerla oggi stesso o sarà lei a venire da te?" era una domanda a prima vista inutile ma dava alla situazione un'apparente normalità.
Giulio non si aspettava altre domande e quello che era riuscito a dire lo aveva svuotato, per cui si limitò ad alzare le spalle.
"Che stupida che sono. Non certo questa è la cosa importante da sapere. Ci sono altre domande che avrei dovuto farti. Credo che tu abbia ragione sul fatto che noi due, ormai, non potremmo più sposarci, ma non per quello che mi hai detto, ma per quello che tu non vuoi accettare. Parli di fulmini che accecandoti con una grande luce ti fanno desiderare di continuare a vedere quella luce per sempre, allontanandoti dalla penombra del mondo normale. Mi dispiace per te, ma quella che tu chiami penombra è una luce che non acceca e fa risaltare i colori e gli angoli bui, che da spessore agli oggetti con ombre che fanno rivelare i contorni ed anche i loro limiti. La tua luce, invece, ti sbatte in faccia un piano fatto di oggetti senza dimensioni e con un unico colore dorato che non ne fa vedere i difetti. Mi sembra così assurdo che io parli a te, un artista, di colori e dimensioni. Non puoi dirmi che il nero, il grigio, il marrone non siano colori! Non accecano perché la loro funzione è quella di distinguersi gli uni dagli altri"
Mentre parlava la sua voce diventava più forte e Giulio la guardava come se la vedesse per la prima volta, così diversa dalla sua Laura di sempre, maestosa che nulla lasciava alla pietà.
In quel descrivere implacabile, le parole avevano la stessa pesantezza di macigni lanciati contro chi aveva distrutto il suo piccolo mondo, e le figure di Lucia e Giulio si sgretolavano inesorabilmente

Acquisto:
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