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Come una pianta di cappero


Nel romanzo Come una pianta di cappero vi è pathos, tenuta narrativa, saggia alternanza tra dialoghi e introspezione, una lingua piana ma non banale, sorvegliata. Ben disegnati i pochi tratti (sorta di fondali di scena) che, lungo il racconto, richiamano epoche e trasformazioni sociali. Un degno debutto letterario. L'autore narra una non-storia. Nel senso che non c'è una precisa trama a fidelizzare il lettore alla pagina. E non è, questo, uno svilimento del lavoro, se si considera come uno dei più grandi scrittori di non-storie del Novecento sia stato Federigo Tozzi, con la sua scrittura "crudele" e tutta tesa allo scavo psicologico. Le pagine scritte da Massimo Granchi in Come una pianta di cappero evocano molta letteratura sarda, quella che dalle "inevitabili fatalità" raccontate dalla Deledda giunge fino alle rivisitazioni arcaiche (di storie e di mondi) generate dalla potente lingua di Salvatore Niffoi. Ma fa anche ripensare alla "narrativa esistenziale" di Cassola, ai suoi micro-universi di umanità.

Editore:
0111

Genere: Romanzo

Estratto:
Edda nasce nella seconda metà del Novecento in una famiglia di umili origini e in un quartiere popolare alla periferia di Cagliari. Una madre distratta da tanti figli e dall'alcool, un padre troppo assente per motivi di lavoro, la lasciano crescere ostinata e fragile, in mezzo alle molteplici stravaganze dei suoi fratelli. Il sogno è l'unica dimensione in cui può vivere. Edda, infatti, vorrebbe godersi la libertà fuori dalle quattro mura domestiche, dalla sua città e da se stessa. Alcuni viaggi di emancipazione, a volte obbligati, la portano per lunghi periodi a vivere in Continente. A Palermo fa la giostraia ed è ospite di una famiglia di zingari. A Roma è acrobata in un circo. Mentre la vita incombe, si definiscono in lei i segni di una debolezza emotiva profonda, aggravata dai molti ostacoli che incontra, dagli amori infelici e dai fallimenti che subisce. Conosce Onofrio, l'uomo che diventerà suo marito, e grazie a lui sembra pacificarsi con la parte tormentata della sua anima. Viaggia ancora e va Firenze, dove vive per qualche anno, ma il viaggio non può più essere il suo rifugio. Torna definitivamente a Cagliari che si rivela il solo porto sicuro capace di accoglierla. La stabilità però le sfugge, nei rapporti tormentati con il suo compagno, nell'improvvisa malattia di suo padre, nella tragica morte del fratello più caro. La sua incapacità di vivere si trasforma in malinconia, poi diventa ansia e, infine, depressione, una malattia che non le lascia scampo e annebbia tutto il resto, compreso il suo rapporto con i figli. La battaglia quotidiana contro le avversità, come una pianta di cappero che si aggrappa tenacemente alla parete di roccia, la priva di ogni energia. L'aggravamento delle sue condizioni la condanna a un decadimento psichico ineluttabile, allontanandola per sempre dalla possibilità di essere felice. Come una pianta di cappero è un romanzo che esplora le fragilità umane e la paura di vivere, cercando di proporre una riflessione sull'amore, sulla ricerca della felicità e sui suoi lati oscuri.

Acquisto:
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