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Crimini di riviera (Paolo Truffelli)


La vita professionale, e non solo, del commissario Fulvio Bezzi, viene sconvolta dal primo caso di omicidio che si trova a fronteggiare nel corso della sua ordinaria carriera.Nel pieno dei suoi quarant'anni, comodamente adagiato, con una figlia adolescente ed una (ex) moglie, sull'esistenza sonnacchiosa di una piccola cittadina balneare, si troverà inaspettatamente ad indagare sulla morte di un uomo trovato annegato in mare.L'autore, laureato in archeologia, "prestato" al business, ritorna, nei ritagli, alla passione dellla scrittura... fortunatamente per noi.

Recensito da gisalvi

Autore: Paolo Truffelli

Genere: Giallo

Perchè leggerlo?
L'autore scrive benissimo

Perchè non leggero?
Che dire? Non ci sono apparenti motivi.

Ti piace se...
Ami il giallo psicologico

Il pregio principale
La scrittura, il sense of humour

Il difetto principale
Non ne ha

Una frase significativa
Umano, fallace e costellato di difetti come tutti, al contrario di molti, sapeva di esserlo.




One Responseto “Crimini di riviera (Paolo Truffelli)”

  1. roberta says:

    Premessa essenziale: i gialli mi piacciono molto ma non mi piacciono tutti i gialli. Detesto la scrittura sciatta, non sopporto la poca cura dei dettagli, non apprezzo le storie banali, mi innervosisco quando il finale è scontato. E non amo gli sfoggi di cultura che fanno sentire dei poveri idioti tutti quelli che non capiscono al volo.
    Ho iniziato a leggere con curiosità, stuzzicata dall’idea di scoprire un nuovo autore, di verificare le promesse della sinossi, di vedere come poteva essere stato davvero creato un personaggio originale. Apertura mentale, questa, che – va detto – non era priva di allerta: quanti hanno un libro nel cassetto che illude chi l’ha scritto (spesso solo lui, purtroppo) di essere un genio incompreso?
    Di pagina in pagina ho seguito il fluire della scrittura (bella: pulita, curata, ricca, fresca) che costruiva il personaggio, i personaggi, la storia. Un’architettura di racconto senza sbavature, rigorosa come una ricerca accademica. Il profumo della classicità, nell’uso di termini desueti che pure fanno parte della nostra bella lingua e che vengono recuperati alla vita. La musica che scandisce, accompagna, esalta o mitiga i sentimenti. Il quotidiano, con le sue esigenze, gli imprevisti, la routine che si può tingere della bellezza delle cose semplici.
    Il delitto, l’inchiesta, il colpevole – al singolare o al plurale: e fin qui è quanto ci si aspetta in ogni giallo. Ciò che invece non è scontato è la capacità di raccontare qualcosa di nuovo, in un modo originale, evitando che la frequentazione dei classici del giallo contemporaneo si trasformi in plagio. Lasciando intuire il rigoroso lavoro di elaborazione, che affonda per certo le sue radici in una altrettanto rigorosa formazione personale e culturale.
    (Per essere proprio critici fino all’osso: nel proporzionato albero del racconto, a mio sentire, un ramo – uno solo – può sembrare fuori misura … ma non posso dire di più, senza svelare parte della trama: non sia mai, se a leggere queste righe sarà qualche altro appassionato di gialli).
    In sintesi: letto d’un fiato, con emozione e con un sorriso. Pensando che forse, magari, con un po’ di fortuna ci sarà anche un seguito.

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