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Cronache di primavera


Che cosa può accadere in un casa di campagna grossa come un convento e piena di magagne, per di più sovraffollata, e circondata da un grande giardino arruffato?
Una casa dove vivono una madre un po' sui generis, un padre brontolone e polemico, un figlio di trentaquattro anni che non se lo sogna di levare le tende, una figlia di ventidue che invece anela alla libertà, un ragazzino di sedici che detesta studiare, una bimba di dodici linguacciuta e disincantata, più una zia quasi novantenne un po' svanita.
E poi un cane grosso come un vitello che dovrebbe far la guardia ma che ha paura persino della sua ombra e un cagnetto minuscolo, intrepido e petulante che lo comanda a bacchetta, due gatti e una nidiata di gattini, un merlo che non sa volare e, tanto per vivacizzare l'ambiente, un numero imprecisato di altre bestie di passaggio.
E, per colmare la misura, una figlia sposata che vive altrove ma che rimpatria ad ogni week end insieme al marito, e un'avvicendarsi di ospiti più o meno graditi…
E' quello che si diverte a raccontarci l'autrice, quasi una cronaca della sua casa e della sua famiglia…
Il filo conduttore di questa specie di miniserie è un assurdo (assurdo per via della situazione già incasinata) desiderio di "nonnità" della protagonista.
Ce la farà a realizzarlo?

Editore:
narcissus.me

Genere: Narrativa contemporanea

Estratto:
Leo è un cane meticcio grosso come un vitello, che è arrivato a casa nostra, proveniente dal canile municipale, per fare la guardia. Almeno secondo le intenzioni del suo padrone. Ma, nonostante la mole, Leo ha paura persino della sua ombra e, quando vede una faccia nuova, mette immediatamente in atto una fuga strategica rifugiandosi sotto la siepe con la coda tra le gambe. Invece gli piace fare il gradasso con gli animali più piccoli di lui (gatti esclusi, da quando si è beccato un graffio sul naso). In questa stagione di via vai notturni di ricci in giardino, lui diventa matto: abbaia furiosamente per ore con un vocione cavernoso e potentissimo.
Io, delle volte, mi alzo dal letto e lo faccio entrare in cucina. Ma la tregua è solo temporanea. Dopo poco lui ricomincia ad abbaiare perché vuole uscire e siamo di nuovo da capo. Così prendo la torcia elettrica, vado in giardino, scovo il malcapitato di turno appallottolato su se stesso in posizione difensiva, lo raccolgo con una paletta per non pungermi, e lo porto lontano, oltre la staccionata, nella vigna del nostro vicino. E finalmente riusciamo a quietare. L'ho fatto anche stanotte. Esattamente alle tre e un quarto. Senza nemmeno tentare di svegliare Gianni. Mio marito ha un sonno talmente duro che non lo sveglierebbero neppure le cannonate. Per non parlare dei suoi figli. E io, quando mi ritrovo fuori in pigiama, da sola, nel bel mezzo della notte, a volte penso che se tutto quell'abbaiare dipendesse da un ladro che si è intrufolato in giardino, e al quale ho pure gentilmente aperto la porta di casa, nessuno mi potrebbe salvare dal beccarmi una botta in testa. Ma tanto è impossibile. Se fosse un ladro, invece di un riccio, Leo non abbaierebbe proprio, si limiterebbe a darsela a gambe.

Acquisto:
http://www.amazon.it/CRONACHE-DI-PRIMAVERA-ebook/dp/B00BSHH8Y0/ref=pd_rhf_gw_p_img_1_85T0




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