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Dammi la mano che balliamo



Citazione
"… Ho un bel maglione; un morbido maglione caldo e colorato. Poi vedi che è fatto di storie. Dentro le maglie spesse, di lana spessa, sono rimaste intrappolate le storie, gli odori, le direzioni e l'aria spostata dalle anime."
Di cosa parla "Dammi la mano che balliamo" di Marco Sanna
Dopo aver pubblicato la raccolta di racconti "Diciannove carezze" lo scrittore emergente Sanna Marco torna con un romanzo introspettivo: "Dammi la mano che balliamo".
Il libro pubblicato da Prospero Editore è una miscela di sentimenti diversi con personaggi fantastici.
La storia che ci racconta Marco Sanna è fatta di pensieri, parole dette ad alta voce, idee, percezioni.
Il lettore è coinvolto in un discorso che il protagonista fa quasi a se stesso, mettendo insieme sensazioni e riflessioni.

Il protagonista del libro "Dammi la mano che balliamo" si perde e si ritrova, si confonde e cerca il confine netto tra realtà e finzione, quello che a volte non esiste e crea un mondo differente.
In alcune parti del romanzo si ha la possibilità di lasciarsi andare ai giochi di parole create da Marco Sanna, che con uno stile ironico dà velocità al libro rendendolo piacevole e scorrevole.
"Dammi la mano che balliamo" è un libro che mostra i sentimenti, che arriva fino in fondo mettendo il lettore a contatto con ciò che vibra all'interno del protagonista. Lo scrittore Marco Sanna mette in scena un viaggio onirico, senza utilizzare schemi ed è questo l'aspetto più interessante del romanzo.
http://www.recensionelibro.it/dammi-la-mano-che-balliamo-marco-sanna.html

Editore:
www.prosperoeditore.com

Genere: romanzo introspettivo/autobiografico

Estratto:
Tutti in casa pensano che io creda ancora a babbo natale ma ormai ho sette anni e non me la sento più di credere ad una persona che dovrebbe passare per un comignolo grosso come un tubo dell'acqua anche se ho sette anni ho una dignità.
Fuori c'è un gran silenzio e la neve continua a cadere.
Nel mio giardino sta calando il buio.
Io aspetto che mio padre rientri, anche se oggi sarebbe la prima volta.
L'ultima volta mi sono addormentato alla finestra e ho sognato i piccoli aiutanti di babbo natale che mi portavano con la slitta rubata a mangiare il gelato in Lapponia, è stato troppo divertente, poi da lì ho continuato a fare quei sogni tutte le notti e ho anche iniziato a ingrassare terribilmente allora la mamma ha deciso di portarmi da una dottoressa che legge il pensiero solo che nel mio evidentemente c'era scritto poco perché ha detto che non capiva. Poi dopo qualche giorno ho iniziato a vederli anche di giorno, almeno questo è quello che ho detto alla mamma perché vedevo che si preoccupava e quando si preoccupa mi sta più vicino.
Papà invece in quel periodo non c'era proprio era a lavorare; queste sue assenze iniziavano a preoccuparmi.
Un giorno stavo alla finestra a guardare fuori, ormai la neve aveva lasciato il posto a cumuli di nero smog, non c'è niente di più triste della neve sporca di gomme e di tubi di scappamento, mi fa pensare a qualcosa di marcio e che prima era splendidamente squisito. Comunque quel giorno mi sono reso tragicamente conto che i canarini di mio papà stavano morendo per il freddo e forse perché anche a loro mancava mio papà. Mi è venuta una grande tristezza e allora sono uscito in giardino per fare qualcosa che mi facesse passare la tristezza, mi sono diretto verso la casetta scalcinata e mi sentivo un bambino che va dentro una voliera in cerca di solidarietà anche se non so bene cosa sia; comunque sono entrato. Non era la prima volta ma lo sembrava. Il profumo di semini e pastoncino era forte e misto all'odore della cacca dei pennuti colorati che era davvero tanta. Secondo me un canarino fa più cacca di un bambino. Fanno cacca continuamente, mentre mangiano, mentre dormono, mentre volano. Cagano sempre.
Infilati tra la rete della voliera, c'erano gli ossa di seppia che servono per mantenere sano il becco e negli scaffali, belle in ordine, medicine, sciroppini, polveri, colle, abbeveratoi e una trappola per quei topi che non facevano altro che tentare di rapinare il deposito di semini. Ogni canarino aveva nella piccola caviglietta un anellino con un numero che non so a cosa servisse. Mi sembravano dei piccoli carcerati piumosi.
La luce stava calando e i piccoli esserini colorati si preparavano a usarsi come trapunta infilando quella piccola testolina pelosa di candide pennine gialle tra le spallucce che lasciavano soltanto vedere un beccuccio che ti faceva capire che lì c'era le teste e che non erano stati decapitati.
Erano tanto teneri e a me invece che passare la tristezza mi è aumentata ancora un po'e per poco non mi metto a piangere sennonché, mentre sto per uscire, uno dei canarini vola verso di me mentre gli altri stavano per accoccolarsi sui loro legnetti.
"Ehi, ma che fai? Non ti metterai mica a piangere"
I miei occhi avrebbero potuto tranquillamente contenere quel canarino, spalancati e increduli indagavano quell'essere a dir poco irregolare e che contemporaneamente insinuava in me il dubbio di una follia sbocciata adesso.
"Coraggio, vai a casa e mettiti alla finestra, qualcosa succederà".
Le mie gambe tentavano lentamente di muovere il busto nella direzione della porta mentre il pennuto parlante ritornava a mettersi al suo posto, i miei occhi non riuscivano a distogliersi dal becco di quell'uccellino che adesso appariva completamente inanimato.
La mano cerca la maniglia ma gira dalla parte sbagliata, la porta lascia andare un momento allucinato per restituire un giardino normale nella periferia di un posto poco importante dove un bambino di sette anni ha appena sentito parlare un canarino che gli ha detto di non piangere e di andare alla finestra. Perché non farlo?
Ivan va alla finestra e ci rimane fino a quando non sente più le dita della mano, ma poi pensa "che stupido le dita delle mani non parlano".
Aspettando alla finestra qualcosa è successo, sono passati i giorni le stagioni, gli anni e mio padre non è mai tornato.
Oggi la neve è più silenziosa perché è Natale ed io la guardo dalla finestra aspettando che succeda qualcosa che ancora non è successo.
Vicino a una grossa calla spuntano tre nani da giardino, uno ha gli occhiali e i capelli castani, una è una donna vestita come una mondina e sembra che abbia la faccia imbarazzata, forse per le guancette rosse. Accanto alla donna c'è un nano anziano con i capelli e la barba lunga, un buffo cappello in testa e una zappa in mano, anche se a dir la verità non ha la faccia da lavoratore. Credo che stia importunando la timida nana che ha vicino. Sono carini tutti e tre sotto quella calla, a pensarci bene non l'avevo mai notato quello barbuto, ero quasi certo che i nani fossero due e non tre.
Distolgo lo sguardo e ricerco qualcosa fuori da quella maledetta finestra che mi faccia sentire che è Natale, anche se adesso mi sembra piuttosto un folle squarcio in qualcosa che non c'è. Il cielo è veramente stellato oggi però quel terzo nano. Un'occhiata.
Sparito!

Acquisto:
www.prosperoeditore.com




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