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Dannatamente tua


Recensione di "Autori si nasce": Un ebook che si legge tutto d'un fiato, semplice e allo stesso tempo intrigante, a volte mi è parso di far parte del contesto narrativo. Originale il modo in cui l'autrice presenta i personaggi al pubblico, mi è piaciuto soprattutto questo far parlare la protagonista in prima persona. Sono rimasta molto colpita da questo ebook, i fantasy non sono proprio la cosa più facile da mettere nero su bianco; Ilenia Di Carlo ha fatto un ottimo lavoro. Il target del libro sembra coprire la fascia adolescenziale ma riesce con la sua narrazione a coinvolgere anche un pubblico più adulto.

Editore:
Flower-ed

Genere: Fantasy

Estratto:

PROLOGO
Rigirò il medaglione tra le dita ancora una volta. Una semplice
pietra forata che aveva la forma di un piccolo prisma, gioiello
piuttosto comune fra le streghe bianche. Già, peccato che fosse
finito nelle mani sbagliate. Le sue, per la precisione. Inoltre, quel
gingillo all'apparenza insignificante lo avrebbe finalmente aiutato
a raggiungere il suo scopo: l'unico, vero chiodo fisso che gli aveva
reso più sopportabile la lunga permanenza all'interno di quella
grotta umida e buia. Se solo ripensava a ciò che era stato costretto
a subire in quegli ultimi anni...
Ma no, quello era un giorno speciale e non valeva la pena
sprecarlo con degli orribili ricordi. Era finalmente fuori. Quella
tana sporca e maleodorante che era stata la sua casa per oltre un
secolo adesso sarebbe rimasta sepolta nella piega più nascosta
della sua memoria. Per sempre.
Respirò a pieni polmoni l'aria fresca, quasi frizzantina, che lo
circondava, poi allargò le braccia e sorrise. Non c'era tempo da
perdere, doveva sbrigarsi se voleva riavere indiet
ro il suo corpo;
se tutto fosse andato secondo i piani, infatti, se ne sarebbe
riappropriato al più presto. Lanciò invece un'occhiata veloce al
suo aspetto, tutto nuovo, annuendo soddisfatto. Alto, bello e ben
proporzionato. Sì, non c'era male, anche se quel mantello scuro
proprio non gli donava, e magari adesso era anche fuori moda. In
ogni caso, era sicuro di potersene liberare non appena si fosse
allontanato da lì.
Immerso in quei pensieri e guidato dal suo eccezionale istinto,
Damar raggiunse la periferia della città, sepolta fino a quel
momento nei suoi ricordi. Era strano però, non era mai stata così
caotica e piena di tutti quei rumori che gli riempivano la testa,
disturbando le sue sensibilissime orecchie. Sembrava tutto così
diverso, come se il mondo avesse continuato a girare anche senzadi lui. Si rese conto, con rammarico, che forse era proprio così.
Come avevano fatto a dimenticarlo tanto presto? Lui, il re delle
tenebre più oscure, che in condizioni normali avrebbe piegato al
suo volere quella sciocca e ingenua umanità che adesso lo
snobbava come uno qualunque? Si sentì assalire da una rabbia
irrefrenabile e la sensazione era così forte e potente che capì di
non poterle resistere a lungo. Per troppo tempo era stato costretto
a controllarsi ed era
ora di finirla.
Digrignò i denti mentre, gli occhi azzurri ridotti a due strette
fessure, seguiva il cammino lento di un passante che proprio in
quel momento stava attraversando la strada. Era basso e
tarchiato, terribilmente insignificante. Inoltre, l'odore acre e
pungente che emanava la sua pelle sudicia lo infastidiva,
innervosendolo non poco.
Rizzò la testa e, con uno scatto improvviso, gli fu subito addosso,
tappandogli la bocca con una mano per evitare che urlasse. Lo
trascinò con malo garbo verso un
vicolo poco illuminato. Tutto
voleva tranne che dare nell'occhio. Ci sarebbe stato tempo per
quello, le sue priorità erano altre adesso. L'uomo continuò a
tentare di divincolarsi, visibilmente terrorizzato, dalla stretta
d'acciaio di Damar, che non accennava a diminuire nemmeno
adesso che aveva incrociato il suo sguardo: poteva leggervi dentro
una paura incontrollabile, un terrore puro che lo eccitò come non
gli succedeva da tempo. Sì, finalmente. Quella magnifica
sensazione di potere assoluto stava lentamente tornando,
pervadendolo completamente. Quanto gli era mancata! Era questo
che voleva, essere temuto. Quell'insulso umano aveva paura di lui,
e poteva sentirlo dai battiti impazziti del suo cuore. Era quasi
divertente osservarlo mentre sudava freddo e sembrava
supplicarlo con gli occhi di lasciarlo andare. Di risparmiargli la
vita. Ma Damar non era lì per perdere il suo tempo. Ne aveva ben
poco e non gli andava di sprecarlo in quell'inutile modo, per di più
con quel frignone terrestre che continuava a emettere mugolii
disperati al solo scopo di impietosirlo.
«I tuoi lamenti sono musica per le mie orecchie» gli sussurrò,
tenendolo ben saldo contro di sé.
«Continua così. Anzi, fai di più. Vai a dire a tutti che il signore e
padrone del mondo è finalmente tornato e che nessuno stavolta
potrà fermarlo. Nessuno oserà più!»
Esplose in una risata isterica mentre, con un colpo secco, spezzava
il collo del malcapitato. Annuì soddisfatto vedendolo accasciarsi al
suolo come un pallone sgonfio, ormai privo di vita. Era quella la
punizione che meritava per non essersi inginocchiato al suo
cospetto. Per averlo ignorato a quel modo.
«Ripensandoci, forse è meglio che tu non dica a nessuno dei tuoi
simili che sono tornato. Sarà una sorpresa, vedrai!» esclamò poi,
strizzando l'occhio al corpo inerme caduto ai suoi piedi.
Si chinò su di lui, osservandolo con curiosità. Gli esseri umani
avevano proprio uno strano modo di morire. Niente stile, zero
eleganza. Proprio come allora. La tragicità di quella testa, ripiegata
in modo
innaturale rispetto al corpo, aveva un non so che di buffo,
che lo fece sorridere. Si sentiva appagato, come se la crudeltà
inaudita con cui si era accanito contro quel passante indifeso gli
avesse restituito la tranquillità di cui aveva bisogno.
Le sue dita sfiorarono quel viso tozzo e pallido sul quale
spiccavano due occhi scuri ancora sgranati dal terrore, per poi
scendere a stringersi attorno al colletto della camicia blu che
indossava. Era soffice al tatto, una stoffa che non conosceva. Ma
poco importava, dopotutto. Spogliò l'uomo con gesti nervosi e,
lanciando di tanto in tanto delle occhiate furtive intorno a sé, si
appropriò dei suoi abiti, vestendosi velocemente. Gli stavano un
po' larghi, ma per il momento potevano anche andare. Gli
conferivano un
aspetto normale: proprio ciò di cui aveva bisogno.
Con una smorfia di disgusto, prese il mantello logoro indossato
fino a poco prima e lo gettò addosso al cadavere, coprendolo
completamente.
«Tieni amico, te lo regalo. Tanto non mi piaceva più!» esclamò
divertito esibendosi in un orribile ghigno di scherno. Poi si
allontanò superando velocemente quel vicolo buio per mescolarsi,
finalmente, tra la gente.

CAPITOLO 1
«Ally? Ehi... Mi stai ascoltando?»
Melanie mi agita una mano davanti agli occhi e questo basta a
interrompere il flusso dei miei pensieri. O a risvegliarmi dallo
stato di catalessi in cui mi trovo oggi.
«Ehm... Scusa, dicevi?» farfuglio distrattamente, appiccicandomi
sulle labbra un sorriso frettoloso per niente convincente. La vedo
scuotere la
testa con aria contrariata, mentre i suoi grandi occhi
verdi mi scrutano come se volessero leggermi dentro, avidi di
informazioni.
«Lo sapevo» mormora rassegnata, «non hai sentito una sola
parola di quello che ho detto, vero?»
Accanto a lei Christie sospi
ra rumorosamente, poi si prende la
testa tra le mani.
«Tesoro, stai bene? È da stamattina che mi sembri distratta».
«Già» le fa eco Melanie, «si può sapere dove hai la testa?»
Bella domanda. Vorrei saperlo anch'io. Anzi, lo so benissimo. Solo
che non immaginavo certo che tutto questo mi avrebbe sconvolto
così tanto. Eppure è del tutto normale. Insomma, se mio padre si è
rifatto una vita, non vedo perché la mamma non possa fare
altrettanto. Continuo a ripetermelo da ieri, ma ogni volta che lo
faccio l'unica cosa che mi viene in mente è "Perché proprio con
lui?" Oh, basta così. Non posso continuare a torturarmi su questa
questione all'infinito: affronterò la cosa a tempo debito.
Mi volto verso le mie amiche, che continuano a lanciarmi delle
occhiate perplesse. Il fatto è che a volte mi guardano come se fossiuna specie di aliena e questo mi turba un po'. Insomma, so chesono le amiche più care che ho, ma ci sono dei momenti in cui mi
sembra di trovarmi fuori posto tra di loro. Come se ci fosse un
canale di comunicazione privato che le unisce e che è fuori dalla
mia portata. Forse dipende dal fatto che sono gemelle. A volte mi
chiedo come sarebbe la mia vita se avessi avuto anch'io una
gemella. Non che ne abbia mai desiderato una, anzi, sono contenta
di essere
figlia unica. Almeno sono stata la sola ad assistere alle
furiose liti tra i miei genitori. Almeno non hanno messo al mondo
un altro essere umano per farlo soffrire maledettamente, come
hanno fatto con me. Uno basta e avanza.
Ecco, per quanto faccia o dica
la mia mente torna sempre lì, alla
separazione dei miei. Il fatto è che forse non sono mai riuscita ad
accettarla, e adesso c'è anche... okay, sto divagando di nuovo.
Calmati. Respira.
Mi costringo a concentrarmi su Melanie, che ha ricominciato a
parlare come un fiume in piena. Quando s'infervora su un
argomento, la sua voce diventa talmente stridula che sembra
quasi che riesca a tagliare l'aria in tanti piccoli pezzi.
«Vuoi, per favore, spiegare a Miss non credo a niente che ciò che
si dice sulla cometa di
Heyden non è una leggenda metropolitana?» esclama gesticolando forsennatamente per
attirare la mia attenzione.
A quelle parole Christie incrocia le braccia, sbuffando.
«No, infatti, hai ragione. È una stupidissima leggenda
metropolitana!» dice alzando gli occhi al cielo, come se si
aspettasse da un momento all'altro di veder piovere un fulmine
dritto sulla testa della sorella.
«Non è una stupidaggine, un presagio di sventura non è da
sottovalutare».
«L'unica sventura di cui sono a conoscenza è quella di avere una
sorella esagerata e credulona come te!»
Adesso, mentre discutono, sembra quasi che il canale di
comunicazione di cui parlavo poco prima sia svanito. Non sono
sempre così, non litigano spesso. Sono solo molto diverse. Anche
se hanno lo stesso sguardo luminoso, lo stesso identico sorriso, a
volte dimentico che sono gemelle. Christie, ad esempio, è solare ed
estroversa, quasi sfacciata a volte. Ha la fissazione dei cosmetici e
degli abiti firmati e se la mattina non è vestita e truccata di tutto
punto
non esce di casa. Devo ammettere che è davvero un bel
tipino tosto, forse è per questo che la maggior parte dei ragazzi ascuola le fa una corte spietata. Anche se a lei sembra non
interessare: dico sembra perché è talmente imprevedibile che fai
appena in
tempo a capire cosa pensa che subito cambia idea. Ora,
prendete tutto quello che ho appena detto su Christie e
dimenticatevelo nel caso di Melanie. Lei è completamente diversa.
Innanzitutto, preferisce la semplicità ad abiti ricercati e fronzoli
vari e, a differenza della sorella, porta i capelli cortissimi e un po'
spettinati. Questo suo aspetto così dimesso rispecchia alla
perfezione l'indole timida e riservata che la caratterizza e che le
conferisce un'aria dolce e sbarazzina che, personalmente, adoro.
Unico neo: è una gran secchiona. Non che questo rappresenti un
problema per me, considerando che se non ci fosse stata lei ad
aiutarmi non avrei passato gran parte delle interrogazioni di
questi ultimi mesi. Solo, è così fissata. E, al momento, il passaggio
della cometa di Heyden che avverrrà tra qualche mese, e che
rappresenta l'evento dell'anno che tutti aspettano con ansia, è
diventato la sua più grande fissazione. Sono mesi che fa ricerche in internet su questa cosa, informandosi anche sul più piccolo
particolare. Col risultato che adesso è diventata paranoica.
«Continua, continua pure a prenderti gioco di me. Quando
qualcosa di terribile si abbatterà sulle nostre teste, ti garantisco
che non avrai più tutta questa voglia di scherzare!» esclama
puntando
l'indice contro la sorella con fare minaccioso. Ecco. Era
appunto questo che intendevo. Da quando ha letto che secondo gli
antichi il passaggio di questa cometa è sinonimo di cattivo
presagio, si è talmente spaventata che non ci dorme più la notte. E quello che cerca di fare a tutti i costi è convincere noi, e chiunque
sia così fuori di testa da starla a sentire, che ha ragione, che
dovremmo tutti correre ai ripari, eccetera eccetera, come se si
stesse abbattendo su di noi chissà quale calamità naturale.
Cosa diavolo vuoi che succeda, santo cielo?» replica infastidita
Christie, afferrando l'indice puntatole contro e stringendolo forte.
«Ahi! Mi stai facendo male, sei impazzita?»
«Sei tu che sei impazzita! Se la smettessi una volta per tutte di dar
retta a queste stronzate, forse potremmo vivere tutti più
tranquilli».
Mi schiarisco la voce, interrompendo così quella piccola
discussione.
«Melanie» mi intrometto fissandola intensamente, «non possiamo
credere a tutto quello che scrivono su internet. Sono storie prive
di fondamento, e il fatto che questa cometa compaia ogni duecento
anni...»
«Costituisce già una prova» mi interrompe, ricambiando il mio
sguardo con la stessa intensità.
«Mel...»
«No,
ascoltami. Per favore. L'ultima volta che Heyden ha percorso i
nostri cieli, esattamente duecento anni fa, la cittadina di Corson è
stata completamente rasa al suolo da un terremoto, solo pochi
giorni dopo. E lo sappiamo tutti, compare persino nei libri di
storia».
Vedo Christie storcere il naso e arricciare le labbra.
«Questo non prova niente» dice «è soltanto una coincidenza».
Melanie respira profondamente cercando di non perdere la calma
e una piccola ruga poco pronunciata solca ben presto la sua fronte
candida.
«Le coincidenze non esistono, Chris. Le prove, sì. E questa per me
è più che sufficiente. Sentite, che ci crediate o no, ogni volta che
questa dannata cometa compare, succede sempre qualcosa di
brutto. Ancora prima di Corson...»
«Oh, basta» la interrompe la sorella turandosi le orecchie con
entrambe le mani, «ne ho davvero abbastanza! Se continua così
arriverà all'era paleolitica! Io non...»
«Okay, ora finitela!» esclamo d'un tratto, alzando la voce più di
quanto intendessi fare. Si voltano entrambe
a guardarmi.
«Il giorno in cui la cometa raggiungerà la nostra città» proseguo
«ci penseremo. Fino ad allora però abbiamo tempo, va bene?»
Segue un momento di silenzio che suona quasi innaturale, dentro
al quale si insinua l'insistente cicaleccio proveniente dai tavoli
vicino al nostro. Abbasso lo sguardo sulle mie patatine fritte che
non ho ancora toccato, poi ne assaggio una. Accidenti, fa davvero
schifo. Il cibo che serve la mensa quest'anno è persino peggiore diquello dell'anno scorso. Mi domando perché mi ostini a continuare a mangiarlo ogni giorno. Quando rialzo lo sguardo verso le mieamiche, noto che mi fissano come se fossi la creatura più strana del pianeta. Chissà che sorpresa se sapessero che forse è proprio così.
«Allora? Si può sapere che avete da fissarmi in quel modo?»
chiedo indispettita.
Chris e Mel scuotono la testa contemporaneamente.

Acquisto:
Il libro è disponibile in tutte le mgliori librerie on-line




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