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Del seme più forte (Stefano di Stasio)


"Del seme più forte" è un libro che con disarmante semplicità mostra, come in uno specchio, alcuni episodi di vita quotidiana. Episodi che la maggior parte di noi, presi dai nostri impegni, dal corpo a corpo con la sopravvivenza giornaliera in un ambiente sociale ingrato e distratto, dalla noia e dalla monotonia di un'esistenza piatta e sempre uguale, nemmeno riusciamo più a vedere. Stefano di Stasio, invece, è lì e come un attento cronista appunta e ci offre questo spaccato sulla vita in quattordici racconti. Apre la rassegna con Tuman dove sottolinea con efficaci passaggi la lotta per la libertà e ambienta il racconto in una foresta. Quale migliore scenario di quello naturale di una boscaglia con le trappole e i pericoli più imprevisti ed insidiosi possono rendere al meglio il conflitto interiore e collettivo che si sviluppa dalla ricerca e per il mantenimento alla propria autodeterminazione? Stefano di Stasio cercando di rimanere sempre con gli occhi ben aperti, di non farsi contaminare da preconcetti e preclusioni di sorta per rimanere imparziale, spazia da un capo all'altro della Terra e porta i suoi lettori a riflettere con lui di ogni aspetto della vita e quindi anche dell'unica certezza che vi è in essa: la morte. Una riflessione più intensa e molto approfondita a livello interiore e psicologico nel brano Il Tempio degli Esseri Viventi, trattata più come un "fenomeno spettacolare" ne Le catacombe dei Cappuccini. "... ero seduto sulle rive del fiume sacro... Ero a ottomila chilometri da casa, a Pashupatinath, un sobborgo di Kathmandu, conosciuto in nepalese come "Il Tempio degli Esseri Viventi", sacro al dio Siva. Sui ghat, piazzole a terrazza i riva al fiume Bagmati, si affollavano persone vestite di bianco. Si stava svolgendo un funerale. La salma era avvolta in un telo chiaro, ma il volto del defunto era scoperto. Era stata adagiata su una catasta di legna. Il colorito olivastro del morto faceva contrasto con il candore del telo. Sembrava dormisse." Due facce di una stessa medaglia ma vissute per motivi religiosi, di cultura, di educazione, di tradizioni in maniera assai diversa. "... di fronte alla chiesa avevo scorto una scritta "Ingresso alle catacombe". Finalmente! All'entrata mi aveva accolto il frate cappuccino con la barba folta e riccia, «Buonasera» avevo risposto al suo saluto. «Pace e bene!» ripeté il frate. Pagai il biglietto, lasciai il borsone all'ingresso e discesi nello stretto cunicolo. Dopo alcuni metri di dislivello l'ambiente si aprì in una spelonca. NO FILM, NO FOTO. Era il cartello in bella evidenza all'inizio della passerella fatta di vetro. ... Fra le mummie alcune mi avevano particolarmente impressionato. Una era un uomo, in piedi con il busto incurvato da un lato e la bocca aperta, come se stesse guardando qualcosa di orribile da lontano e volesse gridare il proprio terrore per avvertire gli altri". Non mancano poi vicende della vita quotidiana che nella loro assurdità anche se all'ordine del giorno, diventano crudelmente comici, è il caso degli ultimi due racconti che chiudono il volume: Pregiudizi del genere e L'affitto. Le due figure, entrambe femminili, che, a mio avviso, spiccano, con originale caratterizzazione, per il loro essere una l'opposto dell'altra sono Irene, del brano Il segreto di Irene e Gigliola di Canne della Battaglia. Riservata, timida e poco espansiva la prima tanto da non accorgersi o di rifiutare l'amore quanto forte, decisa e risoluta la seconda che non si vergogna ma anzi mostra con orgoglio le sue umili origini e la ruvida praticità che da esse le deriva. La lettura di Del seme più forte scorre veloce grazie alla scrittura dell'autore, ricercata ma senza fronzoli, elegante e semplice allo stesso tempo, espressiva e concisa quanto basta a tratteggiare le linee su cui far scivolare i brani ma lasciando alla fantasie del lettore il compito di colmare gli ampi spazi di riflessione che trovano posto tra un paragrafo e l'altro. In questo volume, Stefano di Stasio cerca di evidenziare le incongruenze che la società e gli esseri viventi creano per snaturare la propria vita e quella che potrebbe essere un'esistenza serena o comunque piena degli affetti, delle certezze, dei principi che la rendono degna di essere vissuta. Il contrasto, in ogni racconto, risulta ancora più stridente tra le fotografie in bianco e nero (tutte rigorosamente scattate da lui) che risaltano all'occhio del lettore stranamente coloratissime dalle sfumature delle emozioni in esse fermate e la morale, virtualmente in bianco e nero, perché razionalmente spietata. Riprendiamo in mano la nostra vita, basterebbe talmente poco! Ci sussurra Stefano di Stasio dalle pagine di Del seme più forte. Per tornare ad essere noi stessi, per vedere risplendere il sole negli occhi dei nostri figli, ritrovare gli affetti più cari e la nostra umanità: "... un ci voli nenti..." non ci vuole niente, dice strizzandoci un occhio!

Recensito da nefti

Autore: Stefano di Stasio

Genere: Racconti

Perchè leggerlo?
Perchè sono quattordici racconti intessuti di vita quotidiana che ci portano a toccare con mano alcune realtà che spesso, presi dalla routine di ogni giorno, dimentichiamo.

Perchè non leggero?
Se non si è interessati a riscoprire il valore delle "piccole cose" che insieme riescono a dare un senso alla vita.

Ti piace se...
Non cambierei una virgola, è pergetto così come l'autore lo ha creato.

Il pregio principale
La scrittura dell'autore, ricercata ma senza fronzoli, elegante e semplice allo stesso tempo, espressiva e concisa quanto basta a tratteggiare le linee su cui far scivolare i brani ma lasciando alla fantasie del lettore il compito di colmare gli ampi spazi di riflessione che trovano posto tra un paragrafo e l'altro

Il difetto principale
Non credo di averne trovati.

Una frase significativa
"... ero seduto sulle rive del fiume sacro... Ero a ottomila chilometri da casa, a Pashupatinath, un sobborgo di Kathmandu, conosciuto in nepalese come "Il Tempio degli Esseri Viventi", sacro al dio Siva. Sui ghat, piazzole a terrazza i riva al fiume Bagmati, si affollavano persone vestite di bianco. Si stava svolgendo un funerale. La salma era avvolta in un telo chiaro, ma il volto del defunto era scoperto. Era stata adagiata su una catasta di legna. Il colorito olivastro del morto faceva contrasto con il candore del telo. Sembrava dormisse."




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