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Diciannove Carezze


Il libro "Diciannove carezze" dello scrittore emergente Marco Sanna è una raccolta di diciannove racconti scritti con delicatezza e candore. Le parole di queste storie scorrono in profondità evitando di scombussolare la percezione del lettore, ma cercando gli angoli giusti della sensibilità di ognuno per stanziarsi.
Marco Sanna in questi scritti contenuti in "Diciannove carezze", riesce a cogliere le luci e le ombre che si percepiscono negli sguardi delle persone, della gente comune che ha pregi e difetti, che si mostra nella sua totalità, senza celare nulla.
Una scrittura densa s'insinua sotto la pelle di chi legge e dà la possibilità di scoprire una realtà inedita di ogni storia. Dialoghi fuori dal comune dimostrano quanto sia difficile in certi casi la trasposizione di un pensiero ben scritto nella mente dei personaggi, ma che nel confronto con l'altro appare quasi incomprensibile.
"Diciannove carezze" sono frammenti di vita di personaggi che sono racchiusi nelle proprie vicende, la cui vita è contenuta in poche pagine, poche ma necessarie per mostrare la loro anima.
"Diciannove carezze" di Marco Sanna è un libro di sentimenti più che di parole, in cui la verità può essere interpretata da chi legge, ma il significato è ben chiaro e definito dallo scrittore.

Editore:
Il Foglio Letterario

Genere: Narrativa - Raccolta di racconti

Estratto:
Come spesso accade quando qualcuno esce inaspettatamente da un cancello, il pittore alza lo sguardo e io mi sento come un intruso.

–Vuole che mi fermi?
–Come dice?
–Vuole che mi fermi qui?
–Perché?
–Perché sono uscito dal cancello, lei sta dipingendo e magari vuole
che io resti qui. Magari vuole dipingermi.
–Perché dovrei dipingerla?
–Perché magari sto bene qui.
–Lei sta bene lì?
–Be' non proprio, mi sento un po' a disagio al pensiero che lei
potrebbe volermi dipingere.
–Io non credo.
–Non crede di volermi dipingere?
–No, non credo che lei sia a disagio.
–Cosa glielo fa non credere.
–Be, mi ha chiesto se volevo dipingerla.
–Ma io l'avrei fatto per lei. Se fossi andato via senza chiederlo
magari lei non mi avrebbe fermato ma forse avrebbe voluto, così l'ho chiesto io.
–Grazie.
–Di niente. Cosa Dipinge?
–Nulla.
–Come nulla.
–Nulla, per ora.
–Non ha ancora iniziato?
–Non proprio.
–E cosa vorrebbe dipingere?
–Non so.
–Come mai si è messo qui, proprio davanti al cancello?
–Non saprei.
–Da questo cancello escono delle persone.
–Sì certo, immagino di sì.
–Quindi ogni volta che esce qualcuno il quadro cambia.
–Già, per questo non ho ancora cominciato.
–Ma così resterà qui tutto il giorno e forse giorni interi, potrebbe
dipingere solo di notte ma di notte è buio.
–Già.
–È difficile allora.
–Sì.
–Non potrebbe cambiare posto?
–No, non servirebbe. Mi piace qui. È un bel posto.
–Ma il cancello?
–È bello quel cancello. Lei abita dietro quel cancello?
–Sì, proprio lì dietro.
–E dietro è bello?
–A me piace. C'è un grande cortile con due palme. Vuole vederlo?
–Certo.
Il pittore forse si alza per sgranchire le gambe, scrollare le spalle e distogliere lo sguardo. Forse si alza per curiosità. Forse lo fa per non dire di no, comunque.
–Bello qui.
–Sì, a me piace.
–Anche a me. Vuole dipingerlo?
–No, credo di no.
Il cavalletto da solo regge tutto il peso della tela senza vacillare. È nell'angolo, sembra cresciuto lì. Il quadro non c'è.
Il pittore ha un'intenzione e forse riuscirà a fare di una tela bianca, una tela bianca con una speranza. Questo potrebbe salvare tutto. Soprattutto gli occhi.
Il pittore torna sui suoi passi e questo vorrebbe dire ritornare, ma non è esatto, Lui si gira e si dirige verso la tela. La tela lo aspetta. Lo guardo mentre si posa sulla sedia, lo guardo mentre il suo sguardo diventa aria e si attacca a tutto e non esclude niente. Tutto tranne me.
–Perché non vuole dipingermi?
–Chi ha detto che non voglio dipingerla?
–Non mi guarda.
–Sì che la guardo.
–Non mi è sembrato.
–Vede non è così semplice.
–In che senso?
–Non è facile dipingere tutto.
–Ma perché tutto?
–Tutto quello che voglio io.
–Ma lei ha tempo, può usare tanto colore, usare molti pennelli.
–Non proprio.
–Come?
–Be' devo dipingere a modo mio.
–A modo suo? E come?
–Devo dipingere solo quello che posso finire con diciannove
pennellate.
–Diciannove pennellate?
–Sì.
–Ma perché?
–Sono diciannove carezze, i diciannove anni di Anita.
–Chi è Anita?
–Era mia figlia.
–È morta?
–Sì.
–Mi dispiace.
–Grazie.
–Così tutto quello che dipinge è fatto con diciannove pennellate?
–Diciannove, né più né meno. Tutte le carezze che non le potrò più
dare saranno nelle tele.
–Quindi lei sceglie la cosa più bella che vede e la dipinge?
–Non la più bella ma quella più intensa; quella che si possa
dipingere con diciannove pennellate esatte. Il pezzo di vita che più assomigli ad una mano che accarezza una guancia per diciannove volte. La pace che si siede ad aspettare tra le braccia.
–Capisco.
Io e il pittore abbiamo deciso di guardarci proprio nell'attimo in qui abbiamo deciso di lasciarci. A volte capita così. Così è stato più difficile. Così è stato più bello. Avrei voluto essere dipinto con diciannove carezze di colore da quell'uomo improvviso che cercava l'essenziale. Avrei voluto abbracciarlo mentre posava gli occhi dentro i miei e spostava la mano sopra la tela senza toccarla, nemmeno un po'. Avrei voluto capirlo mentre la sorvolava come in una ricognizione, mentre studiava i movimenti e i contorni, mentre invidiava la statica pace del suo colore bianco. In attesa.
"Dipingimi. Sussurrava".
Il Pittore ogni tanto si chinava e avvicinava l'orecchio alla tela, poi si sollevava e disegnava nell'aria due parole: – Non ancora –. Il suo viso è fermo adesso. È segnato dalla fatica. Sembra un calcinaccio. Sembra un'attesa, un dolore. Sembra la parte vecchia di una città. Sembra la memoria.
Il suo viso è fermo, per dieci minuti buoni fissa davanti a sé, poi come risvegliato, improvviso come la prima goccia di pioggia:
–Posso dipingerla?
–Vuole dipingere me?
–Sì.
–Con diciannove pennellate?
–Certo.
–È sicuro di poterlo fare?
–Certo. Però non così.
–E come?
–Mentre va via.
–Di schiena?
–Sì.
–Perché di schiena?
–Perché diversamente non riuscirei e neanche lei.
–Io?
–Sì, credo che piangerebbe.
–Capisco.
–Davvero?
–Credo di sì.
–Potrò vedere il quadro?
–No, non credo.
–Perché?
–Non credo.
–Già.
–Allora io vado.
–Sì.
La discesa inizia come inizia una salita ma con molta meno fatica. È difficile camminare quando un pennello ti segna i contorni e un uomo alle tue spalle ti guarda andare via.
Il pittore guarda per qualche secondo, poi si china sulla tela, avvicina la mano. Il pennello è già colorato, la tela ancora bianca, le dita ferme, strette, belle.

Una pennellata: ti voglio bene

Due pennellate: mi manchi

Tre pennellate: la mia bambina

Quattro pennellate: ti bacio

Cinque pennellate: ti abbraccio

Sei pennellate: muoio

Sette pennellate: ti amo

Otto pennellate: mi manchi

Nove pennellate: ricordo

Dieci pennellate: sei qui

Undici pennellate: aspettami

Dodici pennellate: mi manchi

Tredici pennellate: Ti voglio bene

Quattordici pennellate: Sono senza fiato

Quindici pennellate: la vita

Sedici pennellate: la morte

Diciassette pennellate: io e tua madre

Diciotto pennellate: mi manchi

Diciannove pennellate: l'uomo di schiena.

Acquisto:
www.ilfoglioletterario.it - www.ibs.it - www.libreriauniversitaria.it e su tutte le altre librerie online.
Se siete di Genova invece: Libreria Falso Demetrio e libreria Booksin




One Responseto “Diciannove Carezze”

  1. […] http://www.liberaillibro.com/diciannove-carezze-2/ Share this:TwitterFacebookMi piace:Mi piace Caricamento… Posted on maggio 21, 2013 by marcosanna73 • Contrassegna il permalink. […]

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