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Schermata 2015-11-10 alle 11.50.30“Per un nuovo linguaggio della poesia”
di Eugenio Lucrezi
 
Arriva sveltamente al terzo titolo la collana “Centodautore” delle edizioni Eureka di Corato, Bari, ideata e diretta da Rossana Bucci e da Oronzo Liuzzi, inaugurata nel 2014 da un prezioso titolo dell’autore Alfonso Lentini, poliartista e scrittore siciliano che vive da tempo nel Veneto.
La collana – i cui libri, piccoli di dimensione e molto curati nella realizzazione, hanno la caratteristica di essere stampati in soli cento esemplari numerati e firmati, ciascuno dei quali porta in copertina un intervento grafico-pittorico dell’autore, che lo rende unico – pare dunque destinata ad accrescersi in fretta: due uscite all’anno, anzi tre, mirano a costituire una collezione fortemente unitaria, nel segno dell’indistinzione tra segno scritto  e traccia pittorica, nel superamento degli steccati tra forme di espressione e nella restituzione di centralità al significante, stigmata dell’indeterminatezza del lascito semantico e della gioia del puro gesto artistico quale espressione vitalistica intesa al superamento delle opacità del senso comune e delle inerzie espressive ad esso collegate. Poesia e immagine, dunque, concorrono alla pari in questa terza uscita della collana, firmata dalla coppia dei curatori. E particolarmente efficaci appaiono gli interventi manuali sulle piccole copertine, trasformate in una festa per gli occhi in virtù delle figure luccicanti e coloratissime che vi campeggiano, ottenute per applicazione di fogli metallici inossidabili lavorati a freddo. 
L’immagine che campeggia, in cento fantasiose versioni, è quella  della doppia catena dell’acido desossiribonucleico, icona quanto poche altre esemplare dei giganteschi progressi scientifici del XX secolo e dell’avvio, all’altezza dei fifties, dell’era (fino ad adesso) ultima della civiltà occidentale: quella dell’informazione; ma è anche la raffigurazione del tipo di lavoro che nel libro viene esemplificato: lavoro di due in due, variamente e sistematicamente intrecciato come in abbraccio tra due danzanti. Tra le due voci interagenti – distinguibili in numerosi punti, se le si conosce individue e se proprio si vuole; ma si legge con più profitto se ci si abbandona alle modulazioni e alle onde ritmico-sonore del complessivo tessuto testuale – i ruoli funzionali si rovesciano vorticosamente; la voce che fa da pedale o da basso continuo in una pagina, nell’altra se n’esce in trilli sopranili; e solo a seguire l’alternarsi continuo dei registri c’è da restare ammirati. Le poesie sono fortemente caratterizzate, tutte, dal passo lungo (c’è poesia che riesce a stirarsi come un  gatto che fa le fusa e a non somigliare, per questo, alla prosa) e dal piacere della ripetizione modulare, dove la forma di una scrittura a rapidi sprazzi volentieri ed utilmente si accompagna alla formula ricorrente, con effetti di forte traino delle figurazioni già esposte e come di eco; e con effetti, ancora e sorprendentemente, di anticipazione a lampi di quelle a venire.
L’impressione è che queste scritture siano il risultato di un lavoro davvero simultaneo e sinergico, fortemente direzionato alla produzione di un nuovo linguistico niente affatto dimentico della lezione delle avanguardie storiche: « Gocce di luce picchiano / alternano gocce di pioggia / lacrime di travaglio / interiore / il tempo è adesso / cerco / sulla storia roccia del corpo / il mio / distrutto frantumato rialzato / anzi due corpi / altri /il primo il successivo /e di infiniti corpi / addormentati stonati deboli / indifesi / infinitesime parti di me / […] ».



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