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Eden

Ho una lama nei fianchi che spingo affinché arrivi a me, Eden.

Trapassi e valichi in diagonale, immune agli ostacoli,
ogni mia resistenza è vana agli occhi tuoi, che lentamente occupano e costruiscono,
fortificano nel tempo i passi conquistati.
Cemento.
Io, sabbia.
Crolli verticali.

Impercettibile muovi sul velluto e trami, tessi, disorienti.
Poggi come sabbia sui fondali. Vergine. Immune alle correnti.

Trovo dimora allora nelle mie distrazioni, negli hobby, nei cliché,
e nei giorni migliori m'illudo d'esser vento che muove le cime dei prati;
ma tu ne sei radice, immobile,
che mi tiene legato a se,
mentre diventi sfumatura mogano e fondi in spazi verdi,
tendi al cielo. Splendi.

Vira, la tua forma perfetta, vibra. E fluttua vertiginosamente.

Io dal basso ammiro, ma batto le ciglia e ti perdo.
Fedele aspetto il tuo ritorno, fremo, impaziente;
il pulsare vanifica l'inerzia e muovo sulle alture, punto di congiunzione con te, che arrivi a te. Nel vortice che lascia la scia dei tuoi colori d'improvviso ti rivedo, luce dei tuoi occhi, ti vedo.
E tesso un filo.
Quanti sono i passi che formano il cammino?

... Siedo, stanco, all'ombra dei granai,
distese in fiore mutano fotogrammi al tramonto.
Odori indefiniti, ad est la città. Buio. La notte. Insonne.
Ma all'alba, nuova luce mi riporterà a
Te.
Che Vivi.
Nei secoli.
Dei secoli.

Autore: Donato Cutolo

Genere: Poesia




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