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“Effatà”di Simona Lo Iacono

Dopo il successo di Stasera Anna dorme presto, arriva in libreria il nuovo romanzo di Simona Lo Iacono Effatà (Cavallo di Ferro)

 

 

Un medico nazista fuggito in Sicilia dopo la guerra e un orfano sordomuto da salvare.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè “Apriti”.
VANGELO SECONDO MARCO, 7, 32-34

Nino Smith, quattro palmi d’altezza e capelli biondi, è figlio di un’attrice siracusana e di un inglese che non l’ha sposata. È nato a Londra, ma quando il padre si è stancato della sua giovane amante li ha messi entrambi su una nave e rispediti in Sicilia, dove la donna ha ripreso il suo lavoro al Teatro Luna. Nino ha orecchie sorde, ma sa leggere le labbra, gli occhi della gente, le espressioni del corpo. Trascorre le sue giornate tra le stanze del teatro, rovistando tra i camerini degli attori e i loggioni intagliati degli spalti e proprio durante una di queste esplorazioni si imbatte nel Maestro di Buca, o suggeritore, con il quale stringe una sincera amicizia. Ma questo vecchio dall’aria bonaria, con le pupille velate di cataratte, si porta addosso il peso di un passato duro e doloroso: nella Germania nazista lavorò come medico per le SS e collaborò con il programma di eugenetica del regime. Durante il processo di Norimberga venne assolto ed espatriato e, ora che si ritrova lontano dai suoi misfatti, in una Sicilia dimenticata da Dio, Nino gli sembra un dono divino grazie al quale scontare i peccati commessi, un’ultima possibilità di riscatto al cospetto del silenzioso tribunale della propria coscienza. Romanzo sulla redenzione, Effatà è uno straziante desiderio di giustizia per i bambini di tutti i tempi. Metafora della loro innocenza e debolezza, Nino è il bambino da salvare. Sempre.

“Comunque, anche se è frate di vedute stramme e di pensate al rovescio (ché chiama ricchezza la povertà, ultimi i primi e primi gli ultimi), Nino ha deciso che gli farà chiedere dal suggeritore cos’è ’sta felicità. Non c’è voluto molto. Anche stavolta il maestro di buca ha capito cosa deve dire. È bastato che Nino gli indicasse il palco, e il momento in cui gli attori ripetono “felicità”, perché gli occhi gli si facessero stellanti, rasi al suolo come bisce, e acquosi, pensa Nino. Come in punto di perdersi. Nino non sa neanche come in un solo sguardo possano convivere due cose tanto opposte. Un’innocenza infinita, gli pare. E una colpa mai scontata. Ed entrambe, così inescusabili, così straziate e vinte da non concedersi carità. E da ammammalucchire persino lui, che carità non ne ha chiesta mai. Ma l’importante è pur sempre l’obiettivo, comandante. E il suggeritore assicura a Nino: “Sì, gioia mia. Gli chiederemo cos’è la felicità”. Anzi, detto questo, pare che quello sguardo si plachi, che scenda quasi a compromesso con una tregua e che si rincuori, comandante”.

Ambientato nella Siracusa del dopoguerra, dove le donne hanno impressa l’identità del proprio stato sociale e delle proprie radici già nel colore dei capelli, Effatà è un romanzo sul riscatto, sull’amore e sulla sofferenza, sugli errori della Storia e di ciascuno di noi.

La lingua che fu di Pirandello, di Tomasi di Lampedusa e ancor prima di Verga si srotola in un libro capace di toccare le corde più profonde dell’animo umano e, allo stesso tempo, di penetrare nel lato oscuro della Storia facendoci rivivere una delle pagine più dolorose del nostro recente passato. Un libro che per la capacità di affabulazione, per l’attenzione a certe fantasticherie e al mondo dei più piccoli, degli umiliati e degli offesi, sembra conservare memoria della scrittura morantiana. Con un linguaggio ora caldo e suadente nel raccontare i sentimenti privati dei suoi protagonisti, ora freddo e lapidario nel riportare i verbali del processo di Norimberga, Simona Lo Iacono consegna al lettore un nuovo, intenso romanzo, dove l’universale incontra il particolare, l’amore sfida il pregiudizio, e la legislazione si scontra con la moralità.

Simona Lo Iacono è nata e vive a Siracusa. Magistrato da 14 anni, attualmente dirige la Sezione distaccata di Avola, tribunale di Siracusa. Cura, sul blog Letteratitudine, una rubrica fissa a metà tra diritto e letteratura. Con il suo primo romanzo, Tu non dici parole, ha vinto il Premio Vittorini 2009, sezione opera prima. Nel 2010 ha pubblicato il racconto La coda di pesce che inseguiva l’amore, scritto con Massimo Maugeri. Sempre nel 2010 le sono stati conferiti: il Premio Internazionale Sicilia «Il Paladino» per la narrativa e il Premio Festival del talento città di Siracusa. Nel 2011 ha pubblicato con Cavallo di Ferro il romanzo Stasera Anna dorme presto, con il quale ha vinto il Premio «Ninfa Galatea» per la letteratura. Collabora con riviste e magazine.

Guarda il booktrailer: https://www.youtube.com/watch?v=NUHffhGvKGA <https://www.youtube.com/watch?v=NUHffhGvKGA>




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