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ELEKTRON


Cinzia Baldini raggiunge con "Elektron" il sesto libro. Una carriera che si è snodata in questi anni, tra difficoltà e grandi soddisfazioni. Ciò che però caratterizza la nostra autrice è la sua determinazione, la sua capacità di affrontare le problematiche di un mondo, quello editoriale, non certo semplice, a volte deludente, con serietà e professionalità. Una qualità che ormai, al giorno d'oggi, molti presunti scrittori hanno perduto. Molte volte mi è stato chiesto qual è la qualità che ogni scrittore dovrebbe avere. Io ho sempre risposto che, prima di tutto viene l'umiltà. Cinzia Baldini, nonostante sei volumi editi è rimasta la stessa persona di quando l'ho conosciuta. Scrive semplicemente per passione, perché ama farsi cullare dai sogni e dai mondi che lei stessa crea, in un caleidoscopio di emozioni che imbrigliano i lettori all'interno dei suoi romanzi. L'autrice ha la superba ed intensa capacità di descrivere un tramonto meraviglioso in una località esotica, come quella di portarti all'interno di una tomba egizia ed iniziarti ai misteri degli antichi. Sembra quasi che le sue capacità narrative travalichino i generi e si sposino con il contesto del libro che scaturisce dalla sua penna (ormai computer). Cinzia Baldini è la "Scrittrice", non una semplice autrice.
"Elektron" è la normale prosecuzione del suo secondo romanzo "Orichalcum".
Ritroviamo la bella archeologa Nur alle prese con un mistero, con una scoperta che potrebbe far vacillare la "Fede" di un credente o palesare quello che molti scienziati, da ormai molti anni, vanno cercando di dire al mondo.
Tra le righe di questo scritto si nota la profonda ricerca fatta dall'autrice al fine di rendere il romanzo intenso e scorrevole, senza cadere in stereotipi o banalità tipiche di questo genere, originale negli anni cinquanta, ma stagnante nell'odierno panorama editoriale.
La caratterizzazione dei personaggi induce a comprendere la profonda conoscenza, da parte di Cinzia Baldini, dell'animo umano e delle sue diverse sfaccettature, dei travagli interiori, dei dubbi, delle speranze, del dolore e della gioia. Sfumature che donano ai personaggi l'umanità che è sempre presente in tutti i libri della nostra scrittrice.
"Elektron" è fantascienza che si mischia all'avventura creando ghirigori di emozioni che trasudano dalle pagine di questo romanzo, come i flutti del mare che si riversino impetuosi, su una spiaggia solitaria.
L'incredibile ritmo che l'autrice riesce a dare alle pagine del romanzo, tiene con il fiato sospeso, invogliando il lettore a proseguire ed a scoprire, assieme a Nur, un universo a noi sconosciuto, una realtà cosmica ed ancestrale, un nuovo ed antico mondo.
La fantascienza è prettamente "Uomo", potrei citare i grandi: Lieber, Asimov, Dick, Heinlein, Lem, Herbert e molti altri ancora. Padri putativi di un genere che ha fatto fortuna negli anni passati, creando romanzi immortali e donando al cinema capolavori da trasportare in arte visiva. Gli autori sopracitati, con la loro fantasia, con la loro inventiva, hanno creato mondi, in un epoca dove la tecnologia non era quella odierna, dove la mentalità degli uomini era ancora ancora a stilemi e concetti da cui era difficile discostarsi. La fantascienza ha dato, in tutta la sua vita, la libertà agli uomini di credere nell'esistenza di altre vite oltre la nostra, di altri mondi, di altri modi di vivere e pensare. Una libertà culturale che non aveva eguali nei secoli. Difficilmente, nel corso degli anni, si riesce a trovare una donna che scriva "Fantascienza", al massimo possiamo ricordarne alcune che hanno valicato il confine del Fantasy, ma mai spingendosi fino alle soglie del genere creato dai maestri indiscussi. Cinzia Baldini prova a farlo e , a tutto diritto, il suo nuovo romanzo entra a piene mani nel genere dominato da soli uomini: la Fantascienza.
"Elektron" non è solo un romanzo di finzione fine a se stesso, ma un grido d'amore verso la propria Terra, verso la propria specie, verso un mondo che, lentamente ma inesorabilmente, va scomparendo.
Cinzia Baldini ci regala pagine intense di pura poesia con la sua prosa ricca e corretta, con colpi di scena che ci terranno con il fiato sospeso, con suggestive immagini di luoghi ormai definitivamente perduti.

Editore:
Linee Infinite Edizioni

Genere: Fantascienza

Estratto:
Cap. 1

L'aria è mite, piacevole, carica di effluvi odorosi.
Dalle colline tratteggiate in lontananza, il fiume scende veloce riflettendo i pallidi bagliori dorati dell'opaca luce del sole pomeridiano.
Raccogliendosi in sinuose pieghe e complicati risvolti, lambisce nervoso e gorgogliante gli argini ricchi di vegetazione.
Dall'umore ribollente delle acque pure e cristalline, microscopiche gocce si sollevano e, danzando col pulviscolo nell'atmosfera circostante, creano piccoli arcobaleni luminosi.
Digradando verso la pianura, l'irregolarità del terreno si ammorbidisce e perde la sua asprezza.
Fin dove riesce a posarsi lo sguardo è un alternarsi di alberi di ulivo colmi di zagara profumata e filari di vite allineati e impettiti che offrono alla carezza del sole i piccoli grappoli ancora immaturi.
Il cielo, striato di nuvole giallognole, è solcato in ogni direzione da nutriti stormi di uccelli.
È appena terminata la cova e ai convulsi corteggiamenti si sostituisce la cura dei piccoli e le prime goffe prove di volo seguite e accompagnate dai rauchi richiami e frenetici frullare di ali degli adulti.
Assorta e con lo spirito in comunione con il paesaggio, la donna si volta da ogni lato per goderne appieno la visione e aspirarne gli aromi sospesi nell'aria.
Il suo sguardo scruta con attenzione tutto ciò che la circonda e anche se conosce alla perfezione ogni declivio, ogni minimo avallamento del terreno, il luogo le appare sempre nuovo e tutto da scoprire.
Lo scenario bucolico, tranquillo e rassicurante, è lo stesso di ogni giorno, il medesimo che l'accoglie al suo ri-torno a casa, ma lei non si stancherebbe mai di osservarlo.
Le iridi, di un indefinibile colore viola, ombreggiate da lunghe ciglia scure, si volgono, ora, verso il lontanissimo globo lucente e sfocato del secondo "sole", di cui sta godendo il tiepido abbraccio, ora, verso le colline brunite in lontananza, ora, verso il fitto bosco poco lontano finché si fissano incredule su un qualcosa che non dovrebbe essere lì.
E' troppo tardi per darsi alla fuga.
A pochi passi di distanza, ad incrociare il suo cammino, c'è un grosso giaguaro.
La livrea maculata, perfettamente mimetizzata con il terreno circostante, le aveva impedito di accorgersi prima dell'ingombrante ostacolo.
La donna ne ha udito qualche volta il lontano richiamo durante la notte, nel periodo degli accoppiamenti e ne ha eccezionalmente scorto anche un paio di esemplari femminili accompagnate dai cuccioli ai piedi delle colline ma non ricorda di averne visto alcuno spingersi così in prossimità della sua abitazione.
Si blocca, incerta sul da farsi.
L'animale sdraiato a terra la fissa con insistenza mentre lei lo ricambia con pari intensità.
La sua personale conoscenza di quel genere di fiere si limita a poche ed elementari nozioni. Sa che a volte stanno in agguato e aspettano pazienti l'approssimarsi della preda oppure la inseguono di nascosto in attesa dell'occasione propizia per sferrare il loro mortale attacco.
E' terrorizzata ma deve giocare d'astuzia: l'intelligenza contro la forza primitiva dell'istinto nell'atavica guerra per la sopravvivenza.
La donna, si concentra sul respiro e imponendosi di mantenere un ritmo regolare, riprende il suo sangue freddo.
"L'odore della tua paura deve giungere invitante alle sue narici. Non abbassare lo sguardo. Lo interpreterebbe come un segnale di debolezza, un riconoscimento della sua superiorità e da potenziale, ti trasformeresti in una preda certa, un succulento pasto serale" le consiglia la ragione. "E' un giovane maschio le cui svariate decine di chili di peso sono concentrate in un corpo agile e muscoloso. La testa grande e tozza ha una mandibola robusta. Un suo morso potrebbe fran-tumare le ossa di prede fino a cinque volte più grandi di lui e…" la pelle le si accappona.
Il carnivoro non accenna ad alzarsi e lei non vuole prendere l'iniziativa per non lasciargli il minimo vantaggio ma non ha fatto i conti con la potente carica ipnotica esercitata dagli occhi gialli e tondi del predatore. Le pupille scure, semidilatate, le impongono di avvicinarsi.
Così, pur non volendo, la donna si trova ad avanzare.
«Cosa c'è? Perché ti sei piazzato sulla mia strada, non è il tuo territorio questo» gli dice in tono deciso ma a voce bassa per non spaventarlo.
Il giovane animale, prima di emettere uno strano soffio a metà tra un segnale di minaccia e un accenno di difesa, sco-pre i canini lucidi e appuntiti.
«Perché non vai ad arrampicarti su qualche albero della foresta com'è nella tua natura? Qual è il motivo che ti ha portato qui?» si preoccupa la donna.
Quasi in risposta, il giaguaro inizia a leccarsi una zampa anteriore.
La donna si avvede che è coperta di sangue rappreso ed è ripiegata sotto di lui in maniera innaturale. Sconcertata, dimentica ogni precauzione e si accoccola vicino al predatore.
Allunga una mano «Buono amico, stai buono» lo rassicura. Le dita le tremano mentre le appoggia sulla grossa testa maculata. «Fammi vedere come posso aiutarti».
La belva si solleva in piedi e prova a muovere qualche passo con la zampa ferita che gli penzola inerte davanti al corpo ma dopo pochi istanti crolla nuovamente a terra lanciando un lamentoso mugolio. Il dolore che prova è evidente. I muscoli tremano sotto la pelle. Il giaguaro umiliato e sofferente batte con irrequietezza la coda e sfodera le un-ghie.
La donna deglutisce fingendo di non vedere gli artigli affilati a pochi centimetri da lei.
Con il dorso della mano si deterge il sudore che le cola copioso sulla fronte e inizia a esaminare, con aria professionale, la brutta ferita.
«Amico, hai la zampa ridotta davvero male» riconosce. «Dovrò risistemare l'osso che si è fratturato in maniera scomposta e fuoriuscendo ha lacerato il tessuto all'intorno».
Avvicina il viso al muso dell'animale, tanto che può sentirne l'alito caldo e pungente: «Ti lascerò da solo per il tempo necessario a prendere gli strumenti medici idonei al tuo caso. Ti prometto che, tra non molto, tornerai a nascon-derti nel bosco e a difendere orgogliosamente il tuo terri-torio».
Il giovane giaguaro sembra comprendere le sue parole. Alza il muso e con le narici dilatate in una buffa smorfia, memorizza l'odore della donna.
La sua soccorritrice lo interpreta come un tacito assenso e senza sprecare altro tempo, con lunghe falcate, si allontana da lui.
Entra velocemente in casa e altrettanto rapidamente ne esce portando con sé una borsa. Nel compiere il breve percorso di ritorno estrae uno strumento e lo stringe tra le mani per fargli prendere il suo odore.

Acquisto:
ISBN: 978-88-6247-113-8
pag. 484
Euro 15,00

ELEKTRON è in vendita presso tutte le librerie tradizionali e on line o direttamente dal sito della casa editrice: www.lineeinfinite.net




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