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Enzo Tortora – Un angelo all’inferno

Enzo Tortora - Un Angelo all'Inferno

Quando il cancro se lo portò via in quel lontano 1988, Enzo Tortora, giornalista, scrittore, presentatore, aveva solo 60 anni. Tanti dei quali trascorsi all'insegna di una gloriosa ed onorata carriera tra Rai e tv private da lui stesso fondate. Ma tre dei quali duramente segnati dalle gravi, tristi, infami, obbrobriose vicende giudiziarie nelle quali fu suo malgrado coinvolto. Un uomo innocente, un uomo perbene, sbattuto in prima pagina con le manette ai polsi, esposto alla gogna ed alla vergogna pubblica alla stregua di qualsiasi volgare ed orrido topo di fogna stanato dalla sua tana. E su quel volto lo sguardo di chi s'apprestava a conoscere l'Inferno, quell'Inferno in cui, da quel buon angelo qual'era, mai pensava di dovervi entrare così come invece spontaneamente entrava nelle case, e nelle grazie, del suo pubblico, con la sua ironia, la sua allegria, l'amore per il suo lavoro, la sua grande forza di volontà, la sua caparbietà, la sua furbizia, la sua astuzia, la sua curiosità, la sua semplicità, la sua originalità.

Enzo Tortora lo amavamo per questo. Quando "Portobello" comparve in TV avevo poco più che tre anni. E mi ricordo ancora quell'uomo dai capelli grigi che sapeva dar spazio alla gente comune e ai problemi di ogni giorno, anticipando di gran lunga gli stereotipi sui quali si sarebbero basati programmi sorti nel corso degli anni '90, tutti suoi figli, tutti suoi prodotti. Tortora che si divertiva e faceva divertire, Tortora che sorrideva, Tortora che si travestiva, Tortora che intervistava, Tortora che presentava, Tortora che esponeva i lati più bizzarri della gente comune, Tortora che gioiva, Tortora che soprattutto si affannava nel far parlare un pappagallo che di proferire parola, se non di rado, nemmeno a discuterne. Tortora che incantò l'Italia intera, Tortora che fece incollare alla TV milioni di telespettatori (mi ricordo che a casa non ne perdevamo neanche una puntata), Tortora che si dimenava da perfetto e brioso giullare di corte. Simpatico saltimbanco televisivo, nonché uno dei pionieri della TV di Stato, ce lo saremmo goduto volentieri per molti anni ancora e chissà se il buon Berlusca non lo avesse prima o poi soffiato alla concorrenza insieme alla sua creatura, pappagallo compreso.

Ma il destino ebbe altro in serbo e giunse così la scure dei pentiti ciarlieri e ciarlatani, ambasciatori di frottole, calunnie e pettegolezzi ai quali magistrati creduloni vollero dar seguito, trasformando d'improvviso il principe in un rospo, ovvero l'uomo di spettacolo in un mostro. Ed i sogni furono incubi. Ed il sole della notorietà e del successo si eclissò. Associazione a delinquere di stampo mafioso, consumo e spaccio di droga e tante altre bestialità del genere furono tranquillamente inculcate a media, stampa, giudici, avvocati e a quanti furono ignari spettatori di un dramma a cui nessuno si aspettava mai di assistere. Pandico, Barra, Melluso, Margutti e tutti quelli che, per esibizionismo o vantaggi personali, fecero tra loro a gara su chi dovesse, di volta in volta, martoriare Tortora col loro carico di bugie. L'agnello sacrificale andava immolato sull'altare della giustizia. E poteva bastare anche che qualcuno dicesse: "Ho visto Tortora su un asino che vola!", magari i giudici ci avrebbero creduto. Un personaggio popolare e amato dal suo pubblico martirizzato senza causa e senza motivo, cavaliere senza macchia e senza paura che nessun'arma oppose a quell'ingordo demone che ingoiava la sua vita, se non la forza della sua innocenza e l'amore di chi a quella stessa innocenza, tra familiari, amici e gente comune, non smise mai di credere.

Erano gli anni del maxi-processo alla NCO di Cutolo, delle liste di proscrizione stilate a scapito di quei grossi nomi che ci si affannava a cercare tanto per avallare indagini e sollevare fior di polveroni. Nessuno ha mai creduto alla colpevolezza di Tortora, nemmeno i pentiti stessi che lo accusavano, consapevoli, nella loro meschinità, di dare addosso a un innocente favoriti da magistrati che ostinatamente vollero adoperarsi nella loro crociata contro quel presentatore presunto cocainomane e affiliato camorrista, ma in realtà solo un uomo che parlava ai pappagalli, legato al suo lavoro, alla sua famiglia e alla sua vita. E quando ogni equivoco fu chiarito ed anche la giustizia aprì gli occhi di fronte allo scempio che avvoltoi vari facevano del corpo di Tortora, si mise finalmente la parola fine a tale farsa emettendo una strameritata sentenza di assoluzione. In barba a chi arrivò addirittura ad affermare che Tortora frequentasse i salotti di Francis Turatello, che potesse aver conosciuto Cutolo, che spacciasse droga negli studi di Antenna 3 Lombardia e potesse essere realmente un malavitoso. Ma anch'io potrei essere il Papa e non lo sono. E lo gridassi pure al mondo intero, nessuno mi crederebbe. E nessuno di noi infatti ha mai creduto alle baggianate su Tortora e sulla sua favolistica vita di sregolato ed ignobile delinquente, saggiamente archiviate tra gli scaffali di quei ricordi obbligatori da dimenticare.

L'uomo dai capelli grigi tornò tra noi ed alla sua vita di sempre, ma ovviamente non fu più la stessa cosa. Segnato da tanti anni di martirio e d'ingiustizia, ammalatosi di cancro e di dolore tra le mura di un carcere in cui fu persino costretto a farsi radere i capelli a zero per non prendere i pidocchi, ed una foto che lo immortalò pelato e con la camicia sbottonata a parlare con altri detenuti durante l'ora d'aria nel carcere di Regina Coeli, scena che fece piangere e rabbrividire il paese intero, Tortora chiuse definitivamente il sipario in quel 18 maggio dell'88 che segnò la vittoria di quel male che si portò dietro dalla galera e da quella storia.

Si parla ancora oggi di un probabile ripristino di "Portobello", eppure, seppur felici noi nostalgici, personalmente non sarei affatto d'accordo. Sarebbe infatti un grave errore rifare un programma che mai tale sembrerebbe, se non una sua patetica fotocopia. Il vero "Portobello" è morto insieme a Tortora. Più di vent'anni fa.

Alberto Ferrero

Autore: Alberto Ferrero

Genere: pensieri




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