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Fare radio

Marta Perrotta

Fare radio

Formati, programmi e strategie per la radiofonia digitale

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Fare radio è un libro che guarda al futuro digitale della radiofonia, ragionando insieme al lettore sul nuovo scenario che si apre a chi lavora oggi nel mondo della radio e anche a chi fa uso del mezzo radiofonico. Il mondo della radio viene messo a fuoco nei suoi aspetti professionali, di strategia editoriale e di contenuto, in un libro pensato per gli studenti delle Discipline dello Spettacolo e di Scienze della Comunicazione, ma utile a tutti gli appassionati della materia e ai professionisti del settore. 

La diffusione dei dispositivi mobili e gli enormi sviluppi tecnologici nella compressione digitale e nel miglioramento della qualità e velocità delle reti hanno ampliato i canali di distribuzione del contenuto radiofonico, soprattutto attraverso il web; di conseguenza, stiamo assistendo alla riorganizzazione della filiera del broadcasting e delle filosofie di programmazione all’interno delle aziende, insieme ad un aggiornamento delle figure professionali che operano nel settore. 

Se è vero che il digitale nella produzione radiofonica e nella distribuzione del mezzo era già presente dalla metà anni Novanta, con gli sviluppi della registrazione e del montaggio digitale e soprattutto con l’avvento dello streaming, il nuovo millennio ha contribuito a far emergere una nuova generazione di ascoltatori: essi sono nati tra l’iPod (2001) e l’iPhone (2007), abituati a essere sempre connessi grazie a WI-FI e reti mobili e sempre più fidelizzati a servizi di streaming musicale (come Spotify o Apple Music); questi ascoltatori sono anche cresciuti con la disponibilità del podcasting che ha messo insieme i vantaggi della mobilità, una prerogativa della radio dai tempi di transistor e autoradio, e quelli dei media on demand. Questi ascoltatori sono cruciali perché la radio resti un mezzo “di default”, percepito come vantaggioso, gratuito, utile, senza particolari difficoltà d’uso, soprattutto in auto e in mobilità.

Infine, in straordinaria continuità con quanto accaduto nel corso del Novecento, la radio si dissolve e scompare dentro gli altri mezzi e dispositivi – ieri era una funzionalità nell’Hi-Fi o nel telefono GSM, oggi è un’App dentro lo smartphone – ma implementa necessariamente nuove interfacce per rendere visibili le sue forme sonore. Si parla a questo proposito di nuova “materialità” della radio, di un suono che prima era invisibile e oggi viene visualizzato su uno schermo, ancor prima di diventare “radiovisione”. 

È sempre più forte la richiesta di contenuti parlati stimolanti, divertenti e informativi, spesso più specialistici di quelli che solitamente si trovano sulla radio mainstream, e pronti ad avere una vita extra-radiofonica, che a volte va pensata prima e con maggior cura di quanto non si faccia per la radio live.

La radio deve continuare a coltivare il bisogno del pubblico di essere accompagnato nella scoperta delle canzoni e di dare valore identitario ai brani che trasmette; può fare meglio degli algoritmi su cui si basano i servizi di streaming, ma per il futuro dovrà osare di più, suggerisce l’autrice. 

Dovrà dotarsi di un’identità visiva forte e coerente e sfruttare la visibilità degli ascoltatori, presenti sui profili social e spesso attivi nel loro rapporto con l’emittente, creando con essi legami durevoli nelle forme tipiche delle reti sociali online.

 




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