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Finché brucia la neve


Il leitmotiv del romanzo è il "Burn-out" (letteralmente: essere bruciati, esauriti, scoppiati), concetto che è stato introdotto per indicare una serie di fenomeni di logoramento psichico e fisico, registrati nei lavoratori inseriti in attività professionali a carattere sociale.

In una comunità psichiatrica ai margini di una città senza nome, Desy, educatrice appassionata, lotta per non bruciare la sua vita, stretta tra l'insorgere di uno strano malessere (burn-out) e la sofferenza dei propri pazienti; Alex, ragazzino schizofrenico, prende in mano la sua, impigliata tra il difficile rapporto con i genitori e il lutto per la morte della sorella. Insieme a loro, una spirale di volti ed anime sono sconvolti dall'apparente suicidio di Max, psicologo dell'istituto, nonché amante della giovane educatrice, che inizia così una disperata ricerca per scoprire le possibili motivazioni all'origine del suo gesto. Solo grazie all'aiuto di Alex, Desy trovarà la chiave per palesare dei sospetti ormai sfociati nella paranoia, dare un nome alla sua sofferenza e, infine, scoprire la verità su Max. Ma tutto ciò, non prima di aver superato il sottile limite che porta ad essere chi svolge un servizio per fornire un aiuto, in chi a sua volta ne necessita con urgenza.

Editore:
Armando Curcio Editore

Genere: Narrativa contemporanea

Estratto:
Desy

Intorno a me ci sono delle imponenti pareti celesti che a prima vista mi sembrano nude. Poi invece mi accorgo che hanno qualche piccolo mobile e suppellettile appoggiati contro o appesi.
C'è una finestra, appena coperta da tende sottili. La luce che filtra è così lieve e avvolgente da essere quasi fuori luogo all'interno dello spazio che illumina.
In mezzo ci sono io, in camicia da notte, coi piedi scalzi sulle mattonelle del pavimento che non mi ero mai accorta fossero così numerose e brillanti. Nella mia mente ci sono i ricordi, pochi, brevi, che ogni tanto affiorano e poi scompaiono e mi parlano di questo spazio che è casa mia.
Resto ferma, in piedi, al centro di quelle quattro pareti senza sapere che fare. Mi sento rabbrividire, e mi accorgo che le mattonelle sotto i miei piedi, oltre ad essere tante e brillanti, sono anche molto umide e fredde.
Ci sono io, ossessionata dall'idea che non ci sia nulla di più triste di un'educatrice che smette di amare il proprio lavoro e, non troppo distante da me, in giro per casa, dovrebbe ancora esserci Max. Lui mi stava aiutando a capire cosa mi sia accaduto e come risolvere al più presto questo problema. Forse ora si è solo assentato un attimo ed è andato in un'altra stanza perché non gli andava più di parlare. Lo ha sempre fatto quando un discorso tra noi prendeva una piega imprevista. Però stavolta ho l'impressione che il suo silenzio stia durando da troppo tempo. Solo dopo qualche secondo capisco perché l'abbia sentito così tanto distante da credere di essere sola. Max c'è, è ancora presente, ma solo nei miei pensieri. Le pareti di casa, come il pavimento e la luce, sono rimaste ferme, immobilizzate nel tempo, da quando Max è scomparso. Se ne è andato da casa mia, è sparito, e io lo aspetto da chissà quanti giorni, senza che cambi mai nulla. Né la piega sfatta che ha preso la mia camicia da notte, né le pareti, il pavimento o la luce, e tanto meno il brutto sentore di essermi persa un pezzo della mia vita che non ho saputo capire...

Acquisto:
Dal 30 luglio 2014 in tutte le librerie e bookstrore on-line.

http://www.armandocurcioeditore.it/

http://www.curciostore.com/




One Responseto “Finché brucia la neve”

  1. Cosmina says:

    Questo continuo gioco della dualità tra le voci narrative,tra  maschio e femmina,tra operatore e utente,tra sano e malato,tra giusto e sbagliato,tra vittima e carnefice hanno scaturito dubbi e riflessioni creando una sorta di zona grigia dove tutto si mescola,si macchia e si contorce come dentro un vortice che pinza da tutte le parti sfumature per rendersi voluminoso ed omogeneo.sembra che i ruoli associati alle persone siano proprio tali,dei ruoli assegnati per la parte di un film,dopodiché si ritorna ad essere se stessi,più o meno sani,più o meno con problemi,ad affrontare i propri demoni quotidianamente.saltano le sicurezze e la certezza di una mente controllabile in qualunque situazione.saltano le falsi illusioni del meccanismo perfetto che ci si crea intorno per sopravvivere.si scopre una realtà che diverge dal nostro pensare ideale,ma che incide in profondità e si rende più umana,meno superficiale,come una ferita in cui si possono distinguere i tessuti e gli strati epidermici fino alla vitalità del sangue e al dolore della carne scoperta.ecco,la tua è un’incisione mirata,chirurgica,un’introspezione nell’animo umano in generale,capace di smascherare l’anticamera del nostro conscio per  far fuoriuscire la vera identità di ognuno di noi,senza paure o vergogna.non si può vivere a lungo intrappolati in un’immagine creata di se stessi,piatta,senza volume o contenuto!
    Cosmina

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