Finta pelle

by | 20 May 2020 | Novità in libreria, Rubriche | 0 comments

“Finta pelle” è una storia di dipendenze, è una storia che andava raccontata, e per raccontarla il mio cervello aveva bisogno di trentacinque anni di decantazione, credo che ci sia una grande rimozione collettiva del fenomeno eroina di quel tempo, buona parte del libro annaspa a metà anni Ottanta, anni di passaggio veloce, vertiginoso. Cosa c’è di più urgente in letteratura che raccontare di una faccenda così potente e devastante? L’eroina è la regina di ogni dipendenza, un buco nero che inghiottiva tutto, la trasgressione più disperata e assoluta, il rifiuto totale della crescita, dell’avanzare verso l’età adulta, uscivi dal meccanismo di sempre: nasci, produci, consuma, crepa. Nascevi, producevi nulla, consumavi solo droghe, e crepavi in fretta, giovane, inespresso, come se non ci fosse più nulla di più nobile che uscire in fretta da ogni schema sociale, morire giovane, come quegli idoli rock che si bruciavano verso i ventisette anni. Facile cadere in questo imbroglio esistenziale.

Credo che tutto questo possa fare “letteratura” proprio perché si può essere estremi, a patto però di dare fiato al lettore, e credo di aver trovato il modo di alleggerire inaspettatamente il testo, ho cercato di spiazzare, le venature della voce narrante sono a tratti malinconiche, tenere, ma improvvisamente il punto di vista si sposta e arriva una ventata quasi comica, gli aneddoti sono le peripezie di una armata Brancaleone quasi inconsapevole di quanto stessero buttando al cesso una vita. Lessi Il secondo tragico Fantozzi a dodici anni, e a dodici anni lo capii, capì quell’ondeggiare pericoloso tra tragico e comico, c’è sempre qualcosa di vagamente fantozziano in tutto quello che scrivo.

Oggi le dipendenze forse hanno cambiato forma, le “cattive abitudini” sono altre, diverse, il libro continua, attraversa gli anni Novanta, altre assurdità, ad esempio la moda del culturismo, un grottesco rigonfiamento muscolare senza senso, poi arriva ai giorni nostri: ho immaginato che sul presente gli incontri al buio attraverso i mezzi delle nuove tecnologie potessero dare un brivido molto simile a quello delle droghe, all’attesa del pusher, piccole trasgressioni biodegradabili. Le dipendenze servono a distrarci da noi stessi, quando non ci piacciamo affatto. I protagonisti del romanzo, Ale67 e Delphi70 hanno appunto un incontro di questo tipo, e tra loro non parlano, la loro storia la raccontano al lettore, alternandosi. Per Delphi è la prima volta, è una donna di famiglia, molto normale, un marito mediocre, ma una vita decente, due figli che potrebbero dare soddisfazioni, ma qualcosa si rompe: a volte sarebbe meglio pensare che la cosa più stupida che può fare tuo marito è giocare sulle montagne con i fucilini finti che sparano cartucce di vernice rossa, a volte sarebbe meglio non indovinare le password della casella mail di posta elettronica di tuo marito…

Saverio Fattori

Saverio Fattori (Molinella, 1967) ha pubblicato Alienazioni padane (2004), Chi ha ucciso i Talk Talk? (2006), Acido lattico (2008) e 12:47 strage in fabbrica (2012), tutti per Gaffi, e L’errore più geniale (Meridiano Zero 2019). Collabora con il mensile Correre. Adesso Saverio Fattori è stanco, molto stanco. Stanchissimo.

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