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fiorenza giuseppe


Giuseppe Fiorenza
antropologicamente calabrese, vive a Torino.
Svolge attività di ricerca culturale e letteraria.
Ha fondato il «Centro Barlaam, Biblioteca delle Letterature Mediterranee». Ha ottenuto una menzione speciale al Premio Solinas per la sceneggiatura I treni del Sole.
Ha pubblicato i romanzi:
La terra senza dio, Roma 1995
Nonostante sia avvenuta l’Unità d’Italia ci sono popoli ancora banditi dal consorzio civile. E’ il popolo dei Tamarri perseguitati perché non ha un dio. Il romanzo prende a pretesto il viaggio di un tamarro alla ricerca di questo dio per esplorare poesia e luoghi, canti popolari e leggende, storia e passato per riproporlo ai contemporanei che pare se ne siano dimenticati. Il ricordo della Magna Grecia non esiste se non nella rievocazione del genio di Pitagora, sulla cui indicazione il tamarro va a cercare tra le nebbie del regno di Sabaudia, la Madre Italia, lavera e unica progenitrice di civiltà, rapita dal Nuovo Stato Unitario nella persona del Primo Ministro, anch’ella non più intenzionata a tornare in Calabria per risollevarla dalla miseria. Il tamarro porterà a termine la sua missione? In ogni caso, la vicenda rimarca il fatto, per chi non se ne fosse accorto che la linea divisoria tra nord e sud esiste ancora, anzi, anche se non sembra, è più netta.
Io t’ho amato sempre non t’ho amato mai, Edizioni Angolo Manzoni, Torino 2007
Durante una infernale, nel senso di calda, estate calabrese, un ragazzo che vive di scherzi, frizzi e lazzi incontra una donna. Non è una turista ma una coetanea di un altro paese, che avviluppa il suo cuore di un amore così forte da fargli perdere ogni entusiasmo per le cose di sempre: il mare, gli amici, la musica. Pure il fascino della prossima partenza per gli studi, passa in secondo piano. Tra riti pagani e consuetudini arcane, tra timidi modernismi e paure post-emigrazionali di un vivace sud di fine secolo, ancora lontano dai banali anni ottanta nasce e si sviluppa in un crescendo popolato di eterodossie oniriche e linguistiche (il dialetto calabrese), nasce dicevamo e si consuma un amore totale.
L’incontro, non la donna, lo inizia alla vita. Forse è per questo che l’amore che egli sente per la prima volta lo avviluppa in questo inestricabile meccanismo, come se egli nella vita non volesse entrarci.
Una storia d’amore, magistralmente raccontata, manipolata a livello linguistico con un sapiente uso del dialetto calabrese e giostrata a livello narrativo con un inaspettato sviluppo e un finale che lascia un gusto dolceamaro.
Un viaggio lungo 35 anni, 11 mesi 29 giorni, Edizioni Angolo Manzoni, Torino 2010.
Viaggio-odissea di tre ragazzi, uno studente e due operai, che devono tornare al paese per Natale. Viaggio-calvario post-emigrazionale di ritorno, viaggio metafora di ricerca delle proprie origini, viaggio-percorso mentale di confronto con altri mondi. Viaggio-circolo vizioso, che inizia dove finisce. Stato ostile, che fa di tutto per cancellare le tue origini, treno ostile, che invece di riportarti a casa ti rammenta che la tua casa è ormai il mondo, con le sue bellezze e le sue brutture. Viaggio-odissea con il suo privato, nella prima parte, costituito dall’approccio traumatico con una ragazza di città, e il suo pubblico, nella seconda parte, costituito dalle rivolte dei viaggiatori e dal rifiuto del masochismo meridionale.
Viaggio-ritorno senza ritorno, perché ormai nessun legame ti lega alla terra e l’unico richiamo della tua provenienza culturale e sociale è ormai solo nella tua testa.

Giuseppe Fiorenza
Via Bardonecchia 35
10139 TORINO
335 7195560
giuseppe.fiorenza@regione.piemonte.it
giuseppefiorenza32@yahoo.it

Centro Barlaam
Biblioteca delle Letterature Mediterranee
Corso Francia 168 10098 RIVOLI
www.centrobarlaam.blogspot.com


Pubblicazioni
Io t'ho amato sempre non t'ho amato mai




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