Gli orti di Venezia
Il libro degli orti veneziani di Elisabetta Tiveron
Non credo di aver mai immaginato Venezia senza pietre. E’ un esercizio difficilissimo. Chiunque l’abbia frequentata assiduamente come me sa che le aree verdi sono pochissime e le poche esistenti sono relegate ai margini della città. Questo aspetto fa parte della sua attuale bellezza perché le pietre sono utilizzate con un senso estetico unitario, in modo ripetitivo, uguale a se stesso, simile in ogni luogo. Perciò trovare qui, costantemente e un po’ ovunque, ciò che è veneziano e solo di Venezia è un piacere per me immenso. Ed in ogni mia discesa cogliere nuovi particolari che meravigliano, mi consentono di sentirla un po’ mia. E’ per me un tesoro sconfinato. Venezia è sorprendente per questo: pur essendo la città forse più turistica al mondo, invasa da orde di gente in ogni stagione, conserva, non solo nella grandezza dei palazzi e nell’unicità della dimensione acquatica, una magia che nessun turismo di massa può offuscare e dove le dimensioni spazio – tempo sono diverse da qualsiasi altra città e luogo della Terra.
Chi ha molte occasioni di visitarla può trarre ispirazione da questo mondo a parte e lasciarsi prendere da nuove personali scoperte.
Certe scoperte però, non possono venire da sè, dalla nostra buona volontà di attenti osservatori. Di sicuro ci sono tanti indizi per giungere a conquistare un ricco immaginario del non visibile di Venezia. Quello di cui voglio parlare è decisamente altro, diverso e inusuale. Perché c’è un mondo e una storia poveri, che non si tramandano: scompaiono sommersi nella moltitudine dei segni e dei pochi indizi rimasti.
Per questo il libro degli orti veneziani è stato per me una grande scoperta perchè propone due percorsi di visita della città sulla base degli indizi, segni, documenti storici che permettono di ricostruire una Venezia orticola e rurale, che produceva sottocasa alcuni dei generi di prima necessità.
Questi percorsi si diramano nei luoghi simbolici della città, quelli di grande significato per i veneziani e che corrispondono quasi sempre anche ai luoghi più turistici. Con qualche eccezione.
Ciò che maggiormente mi ha colpito del libro è come l’autrice abbia saputo creare un’atmosfera diversa della città: una capacità di svelare ciò che distrattamente non conosciamo e pur è sotto i nostri occhi. Perchè la chiesa di San Francesco della Vigna si chiama così? Oppure la chiesa della Madonna dell’Orto ha questa denominazione? Com’è che che c’è una calle, un portego, un sottoportego e un ponte che si chiamano “Del Megio” (del miglio)?
Ecco, leggere i nomi dei campi, delle calli, dei sottoporteghi, nei cosidetti “nisioei” (i lenzuoli) è già un passo inusuale per inoltrarsi in tempi lontani, quando il nome dei luoghi veniva dato per motivi precisi. Porre attenzione alla toponomastica è forse uno dei modi più genuini per conoscere il passato e l’essenza degli stessi quando nei libri di storia non possiamo trovare nulla. E quando immaginare una Venezia rurale sembra un esercizio quasi impossibile, ecco che un “nisioeto” dice qualcosa di interessante a proposito e evoca orti, vigne, abitudini e molto altro su questa città.
Questo libro dimostra che Venezia fu un tempo ricca di orti, di vigneti, di allevamenti di bestiame.
Vi sono dei giardini privati al di là (o al di qua) di mura alte almeno 3 metri che non consentono di poter essere conosciuti da tutti. Sono dei luoghi magici, dei tesori nascosti, che qualcuno riesce a conservare con ostinazione.
Dai tanti orti ormai estinti provenivano gli ingredienti utilizzati in cucina e per la preparazione delle pietanze che ancora oggi fanno parte della tradizione culinaria di questa città.
Elisabetta Tiveron ci guida per la città attraverso due percorsi non turistici. Ci conduce all’Isola di Sant’Erasmo e a Burano. Ci fa scoprire alcune ricette della tradizione veneziana e giudaica (del ghetto di Venezia) e qualche influenza orientale tra gli ingredienti impiegati.
Infine, ci porta in qualche osteria segreta e nascosta dove trovare un po’ di autentica atmosfera locale e ottimi piatti della tradizione.
Enrica De Luchi
Il quaderno degli orti veneziani – Itinerari verdi in una Venezia nascosta
Elisabetta Tiveron
Kellerman editore

Grazie Enrica perchè davvero mi hai fatto venir voglia di leggerlo! In un amen si accalcano alla memoria immagini delle lunghe passeggiate in questa città magica, che ho avuto il privilegio di conoscere con il ritmo del tutto esclusivo dello studente e… cosa non nascondono certi muri o certi cancelli!! Ci sono scorci che lasciano appena intuire la magia di giardini tutti da scoprire, che se potessero raccontare la loro storia e quello che hanno visto, davvero un libro non basterebbe…
Complimenti Enrica, mi è venuta una gran voglia di leggerlo… ricordo ancora quando da studente, girovagando a caso fra le calli meno conosciute di questa incredibile città, squarci improvvisi fra i muri o i cancelli lasciavano intravedere lampi di verde inaspettati, che facevano pensare a chissà quali storie e nascondevano spesso giardini davvero insospettabili…
Grazie Diego
Per chi conosce Venezia questo libro è davvero una chicca imperdibile.
Enrica