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Grande Fratello e tutto ciò che insegna la tv-trash

"GRANDE FRATELLO" E TUTTO CIO' CHE INSEGNA LA TV-TRASH

Alleluja, Grande Fratello è ormai iniziato ed è ora che tutti i suoi nuovi reclusi rincorrano quel pizzico di successo e di notorietà che in molti sognano ma che non sempre si raggiunge, perché se è giusto che chi lavora anni raccolga, dopo immense fatiche, i suoi buoni e meritati frutti, è ingiusto invece far bastare qualche mese in una casa per scavalcare graduatorie non più fisse e gerarchie non più indissolubili. Si sta sulla cresta di un'onda costruita da bravi burattinai, i loro pupazzi sono già appesi ai fili e rispondono perfettamente ai loro comandi, il pubblico deve divertirsi, prego, sipario e che ognuno faccia il suo lavoro, un domani poi si cambierà, via il vecchio arriverà il nuovo.

Altre vittime saranno sacrificate sul patibolo dell'audience e sarà così che, con questi ragazzi, finirà anche tutto ciò che hanno sempre portato dentro di sé, una voglia immensa di presentarsi al mondo, da quando ha cominciato a pendere su di essi l'ombra di un essere che i più chiamano Grande Fratello ma che, in realtà, è solo un grande manovratore che plagia le menti altrui peggio del pifferaio magico e che espone, sulla vetrina del successo, i suoi schiavetti che ora sfrutta a più non posso, nel segno del buon nome del programma, ma che un domani saranno restituiti al nulla, quello stesso nulla da cui sono venuti tutti, ragazzi normali, semplici, umili, modesti, con una vita come quella di tutti, che sognavano soltanto qualcosa di diverso dal solito, un'esperienza che li arricchisse e li estraesse dalla monotonia di sempre. Adesso ridono, pur consapevoli di essere già diventati merce esposta al primo offerente, ad un pubblico sempre più fagocitante e mai sazio, adesso li osannano, ma un domani che qualcuno li vedrà per strada nemmeno li riconoscerebbe.

Ora sono quelli della televisione, la Cattiva Maestra Televisione, quella maestra denunciata a più riprese da un Popper a cui non si da mai credito e che usufruisce sempre più poco e male del suo stesso titolo di studio. Grande Fratello non è che la punta di un iceberg, non è che una parte di tutto ciò che insegna una tv-trash capace, come nessun altro, di trasformare semplici ragazzi in fenomeni da baraccone, si ripete così il mito degli antichi ellenici che adoravano dei falsi ed immaginari, al posto dei quali vi fu poi la suprema verità, mai conosciuta e, fino a quel momento, soltanto sfiorata, DIO, la stessa cosa è oggi, adoriamo statue di sale che poi il vento della verità spazzerà via, sottraendoci così all'inganno ed alla falsa adulazione. Se volessimo abolire qualcosa, immersi sempre più nella pattumiera che il mondo ci propina di giorno in giorno, dovremmo cominciare proprio da quella TV che è un po' come il demone che ti offre ricchezze al di là delle quali poi si nascondono in realtà menzogne ed illusioni, quell'oro è sabbia e quel lusso è nulla.

Così gioca la TV, coi sentimenti di quel prossimo sempre più ipnotizzato e marciante ormai sulle note di canzoni diverse da quelle di tanto tempo fa, perché è un mondo in evoluzione dove le cose cambiano di continuo e tutto, persino l'amore, è deriso e dimenticato. Una macchina che lavora, lavora senza mai fermarsi, si producono mille e più robot ed ognuno ha un ruolo, un domani che le macchine stesse saranno così vecchie e così guaste da non poter più essere utilizzate, un nuovo nevrotico sistema prenderà il loro posto. Grande Fratello non è che una commedia, un enorme spettacolo costruito da bravi autori che, a loro volta, guidano attori altrettanto bravi, ognuno ha la sua parte e dovrà ben recitarla, se si vorrà facilmente attrarre su di sé lo sguardo e l'attenzione del pubblico, a cose fatte poi ARRIVEDERCI E GRAZIE ed ognuno a casa, con tanti ringraziamenti per essersi fatti usare e senza neanche un biglietto di scuse. Perché se è vero che questi ragazzi sono gli idoli di oggi, altrettanto vero che saranno i CHIUNQUE del domani, quei CHIUNQUE che erano una volta e a cui un destino bizzarro ha regalato una altro volto, un'altra vita, un'altra personalità, un'altra identità, un altro carattere ma è destino che prima o poi tutto diverrà effimero. Non sono, infatti, che bravi personaggi elevati su di un piedistallo destinato già a crollare.


Alberto Ferrero

Autore: Alberto Ferrero

Genere: pensieri




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