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Ho scoperto con te

Ogni riferimento a persone, eventi, cose è puramente casuale. Il racconto è frutto di fantasia.
Non sono una molto romantica, anzi credo di averlo scoperto di esserlo solo poco tempo fa.
Ma ancora oggi non riesco a capire come ho potuto innamorarmi di te. A poco più di quarant'anni, con una vita a dir poco complicata, sono crollata di fronte a quanto ho sempre combattuto: l'uomo sposato e bugiardo.
Cerco di venirne a capo; magari scrivendo metto un po' di ordine in quel gran casino che è la mia vita.
Da sempre, ma specialmente negli ultimi due anni.
Nonna francese, nonno sardo, mamma friulana, papà siciliano.
Un misto di sangue che ha fatto venire alla luce una micia con il pelo sempre arruffato, di grandi passioni, con l'animo blues.
Una storia complessa, una vita articolata.
Un percorso di studi fulmineo e di grandi soddisfazioni, una carriera lenta ma inesorabile..., tre figli adorati avuti con un papà che dopo un po' ha preferito una donna poco più grande della figlia maggiore e si è trasferito negli Stati Uniti, un amore per gli animali, una curiosità e una vanità fuori dall'ordinario, una malattia che mi ha fatto fare i conti con la certezza della fine.
Questa sono io prima di incontrare te, prima che tu entrassi dalla porta principale della mia vita, spalancandola come solo una tempesta fuori stagione riesce a fare.
E come vento impazzito, ciclone di sentimenti i più diversi, sei precipitato da me con uno scambio di messaggi notturni prima e di coccole infinite poi.
Una condivisione molto intima prima ancora che condividessimo l'intimità quella classica.
Avevo pochi anni, forse frequentavo la scuola elementare, quando mi guardavo intorno la notte e pensavo che altrove era giorno. E che qualcuno dall'altra parte del mondo stava pensando le stesse cose mie e che mi avrebbe potuto conoscere e amare per quello che ero. Ecco, questa è la sensazione che ho avuto quando mi è arrivato il tuo messaggio dalla Nigeria Eleonora mi manchi. Tre parole che mi hanno fatto capire che quella bimba della fine degli anni 70 aveva ragione: effettivamente in un'altra parte del mondo qualcuno stava pensando le stesse cose mie e iniziava ad amarmi. Strepitoso.
Poi è arrivato l'inverno. La neve, il purè, Ligabue, buongiorno principessa, buona notte gattina. Un senso di piacevole attesa, di stupore a scoprire che mi stavo innamorando. Di te. Come non era mai successo prima.
Poi il lavoro, un'attività intensa, intelligente, di scambio culturale vero, da adulti, da professionisti, che mai avevo avuto con nessuno prima.
Il sei aprile, quel mare in tempesta che abbiamo guardato da una vetrata di un salone, ospiti di un convegno a Genova, ha sancito un'unione speciale, alla quale non so dare ancora il nome. Inizio a capirlo qualche tempo dopo.
L'otto giugno del 2012 è stato uno dei giorni più belli della mia vita.
La prima volta nella mia vita in cui ho deciso di potermi affidare a un uomo, completamente e definitivamente.
Ho sbagliato, ne ho solo una leggerissima percezione, ma ancora non so a cosa sto andando incontro.
Da quel giorno la nostra storia ha un nome e un aggettivo: amore infinito. Ma credo che da parte mia ci sia un abbandono e una dedizione talmente incondizionata che non capisco che per te sono poco più un passatempo. Uno dei tuoi tanti passatempi nella mia città, dove sei arrivato per lavoro, manager di una importante multinazionale che ha rapporti con l'azienda per cui lavoro come architetto.
I ricordi si susseguono, con una velocità difficile da comprendere ma a noi chiara come il sole: ricerca di incontri agli orari più strani, quella consapevolezza che stavamo avviando una cosa forte, ma difficile da gestire.
La morte di mia madre, serate strane a casa tua, la nostra prima cena insieme, quella confidenza professionale che ci ha consentito un lavoro invidiato da tutti, quella sicurezza (la mia) che dall'orizzonte stava arrivando una schiarita, e poi tutta la primavera inoltrata a cercarci, provare a vederci, stare insieme.
E Milano, austera ma con angoli meravigliosi, e con te un languore che mai più potrò cancellare.
I ricordi sono tanti, tantissimi, si affollano in testa e mi commuovono. Non posso, sono in ufficio e mi conoscono come una tosta...anche tu una volta mi hai detto che ho le palle di ghisa.
Ci siamo fatti dono l'uno all'altra, regalo magnifico delle nostre vite, fino a pensare a un figlio, come a sancire qualcosa che potesse effettivamente farci dono durante e dopo di noi. Eppure io li ho avuti i figli, amati, adorati. Ma non desiderati con il papà come l'ho desiderato con te.
Sembrava vero. Ho creduto che anche per me potesse essere arrivato il momento dell'amore, quello autentico, quello su cui puoi contare.
Ma poi è arrivata la stretta dei conti: qualcuno ha deciso che combatterci sul personale non era possibile e quindi via con un terribile attacco.
Una lettera anonima a chi poteva essere interessato, non a tua moglie - strano - ma ai nostri interlocutori di lavoro, in modo da avviare un processo di rovina di quanto abbiamo costruito in tanti anni, di sacrificio soprattutto per me.
E da lì avrei dovuto capire: il tuo atteggiamento sornione, ma molto cauto. Il tuo allontanarti da me, ma senza dirlo. ..vedrai, passerà.. e tutto tornerà come prima. E invece no, non era così. Hai avuto paura di essere scoperto. Hai temuto che sul lavoro non ti considerassero così integro, così puro e così perfetto come hai fatto credere quando sei arrivato in questa città.
E poi pian piano, esce dell'altro. Altre donne. Alle quali probabilmente hai raccontato le stesse cose che hai raccontato a me.
Mi hai detto che mi sbaglio a pensare che a scrivere la lettera sia stata la donna che hai avuto prima (durante?) di me, che devo cercare altrove chi ci ha fatto del male, chi ha voluto dividerci; ma non è così e tu sai bene che io ho ragione.
La donna che hai avuto prima di me, non avvezza alle sconfitte evidentemente, mi ha voluto vedere, incontrare, pesare e altro non ha trovato che una donna che l'ha guardata negli occhi. Qualsiasi domanda mi avesse fatto, sia quella sera sotto casa tua, sia a Milano dove mi ha invitato con una scusa ad un incontro di lavoro, da me avrebbe avuto risposte, senza paura. E invece lei non ha avuto il coraggio. Mi ha capito. E ha capito che non avrei fatto come lei, telefonate, messaggi, scenate.
Ma per carità, queste cose le lascio a chi le merita.
Ho scoperto con te di essere una romantica, chi l'avrebbe mai detto.
Una tempesta fuori stagione porta sempre sorprese. E dopo arrivano l'arcobaleno e il sereno. Per noi non è stato così.
Certo è che non ho mai amato nessuno come ho amato te.
E ora devo raccogliere tante di quelle macerie e dividerle dai ricordi.
Devo ricostruire un pezzo della mia memoria, praticamente mi mancano circa due anni, gli ultimi, durante i quali hai occupato uno spazio enorme, ogni interstizio dei miei risvegli, ogni particella dei miei sonni.
Devo ragionare e affrontare il fatto che non sei più nella mia vita e che questo non è fonte di dolore, ma dovrebbe rappresentare l'inizio di una nuova era per me.
Mai sofferto così e quindi perché continuare a pensarci? Non lo so, forse orgoglio ferito. Quando ti ho scritto che non ne volevo più sapere, dopo aver elemosinato un messaggio una telefonata, uno sguardo per mesi, la tua risposta è stata proprio quella che temevo e che ho avuto: un velato dispiacere e la classica frase "quando vuoi sai dove sono". Io avrei voluto, ma tu? Dove sei? Non l'ho mai saputo, sempre un mistero, sempre un alone di non detto, in modo da non cadere in trappola. Eppure non hai capito che mai ti avrei tirato in trappola. Troppo rispetto per tua moglie, quello che dici di avere tu, ma che non hai.
Troppo poco rispetto per me; a pensarci bene, avrei dovuto chiudere prima. A maggio quando mi hai lasciato da sola ad affrontare la tua ultima amante, quando non hai avuto il coraggio di starmi vicino. O al massimo quando siamo stati bersagliati da quella orribile lettera anonima e tu sei riuscito a scrivermi un sms solo a notte fonda, dopo che tua moglie si era addormentata. E ben sapevi che ero sola, a tener testa ad un evento inaspettato, che tirava in ballo di tutto, dal lavoro al personale, ingiuriandomi ed esponendomi.
E solo il buon senso, che mi ha lasciato in questi mesi ma per fortuna non completamente, ha evitato che quel macigno si trasformasse in tragedia. Che arrivasse ai miei figli, alla mia famiglia, ai miei colleghi.
E nonostante ciò ho continuato a cercarti, a dirti quanto ti amassi e quanto mi mancassi. Ma come ho potuto? Come ho fatto a mettere sotto i piedi una vita di cui sono stata orgogliosa?
Non so quanto tempo ci metterò a riprendermi, non so se mai più riuscirò a vedermi come una donna forte e in gamba. Ho fallito in una questione che avrebbe solo potuto divertirmi e invece mi ha fatto del male e non sai quanto.

Autore: Lenor

Genere: Racconto




One Responseto “Ho scoperto con te”

  1. claudia says:

    triste, intenso, vero.

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