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Il Buio della notte


5.0 su 5 stelle Bellissimo 25 agosto 2013
Di Laura77
A mio avviso il libro più bello di questa scrittrice ... letto tutto d`un fiato! La storia di un uomo tormentato dal passato che, grazie all`amore, tornerà a vivere.
Questa scrittrice non mi delude mai :))) consigliatissimo!
5.0 su 5 stelle Adorabile 27 giugno 2013
Di Amazon Customer
Formato:nFormato Kindle|Acquisto verificato
E anche con questo libro Carla Tommasone non si smentisce. Complimenti!! Lettura che ti tiene incollata fino alla fine e non vorresti mai finire!

Editore:
Carla Tommasone

Genere: Narrativa

Estratto:
IL BUIO DELLA NOTTE
Cap. 1

Il nome Matthew A. Dayle era famoso ed era sinonimo di luce.
Mi ero imbattuta in una sua opera quando avevo quindici anni e mi era stato spiegato che l'autore di quel dipinto sensazionale era quasi mio coetaneo, o forse aveva tre o quattro anni più di me.
Ero rimasta affascinata da quell'opera pur non sapendo se l'artista che l'aveva eseguita fosse dotato, oppure no di talento. Supposi che lo fosse, in virtù dell'alta quotazione di mercato del quadro ma a me non interessava il riscontro economico. Non era quello che stabiliva il valore di un quadro. Io ero un'istintiva e apprezzavo ciò che per qualche motivo catturava il mio sguardo.
E quell'opera c'era riuscita.
Mi ero letteralmente incantata a esaminare com'era stata ritratta la luce.
Era quello il tema principale di quell'opera e di tante altre successive dello stesso autore che vidi in seguito, nel corso degli anni.
Matthew Dayle era principalmente un naturalista. Dipingeva soprattutto boschi e foreste e rappresentava come la luce penetrava in essi e si diffondesse magicamente attraverso i rami intricati degli alberi o vibrando sulle superfici liquide.
Vidi molti suoi dipinti transitare brevemente nella galleria d'arte di mio zio nel corso degli anni e li riconoscevo immediatamente, avendo imparato a individuare la pennellata brusca, un po' contratta, forse anche apportatrice di più colore di quanto non fosse necessario, e nel modo in cui la luce si alternava alle ombre in un'altalena di chiari e scuri che colpivano la retina come se la luce fosse stata reale.
E quando acquisii una discreta conoscenza di quell'arte, mi era già chiaro da un pezzo che Matthew Dayle era un giovane artista d'indubbio talento.
I clienti della galleria amavano le sue opere.
Nonostante l'alta quotazione di mercato, lo zio era più che sicuro di riuscire a vendere i suoi dipinti.
A volte, nonostante la vendita fosse già stata effettuata, riuscivo a trattenere in galleria l'opera per qualche tempo, giusto quello necessario per una mostra collettiva dei diversi autori che seguivamo in quegli anni.
In epoche successive, lo zio era riuscito a convincere il giovane artista a raggruppare un po' di sue opere per delle mostre personali ma io purtroppo non ero mai stata presente a quegli eventi perché stavo perfezionando i miei studi all'estero.
In pratica lo conobbi dopo una quindicina d'anni dall'inizio della sua sfolgorante carriera e ignara delle tempeste che avevano travolto e condizionato la sua vita.
In quel periodo collaboravo molto attivamente con lo zio. Ero la curatrice di una delle sue gallerie e m'interessavo dell'arte visiva, di cui ero appassionata.
Ero anche particolarmente dotata come restauratrice e molto esperta sui materiali usati nel campo del restauro delle opere d'arte, con una conoscenza approfondita delle tecniche più antiche e delle soluzioni alternative più moderne.
Pertanto mi cibavo quotidianamente di bellezza, nutrendo il mio animo delle sensazioni che ricevevo contemplando le opere di Dayle che mi circondavano nella galleria e, devo convenire, che avevo costatato il cambiamento. Mentre un tempo, le sue opere erano state invase di luce e in qualche modo dispensatrici di speranza e splendore, da tre anni a quella parte c'era stato un cambio netto e radicale. Là dove prima era folleggiata la luce, ora trionfava l'ombra, e, dove un tempo avevo intravisto la speranza e lo splendore, ora scorgevo la desolazione e il tormento.
Il talento e l'estro erano indubbi ma la visuale ora era diversa. L'uomo guardava la natura che lo circondava e che dipingeva con occhi diversi, cogliendone il lato oscuro, anziché quello in luce.
Il buio della notte aveva lasciato perplessi anche i critici che seguivano il lavoro di Matthew Dayle, dispensando per lui sempre e solo elogi. A una prima occhiata sommaria si scorgeva solo una tela scura dipinta di nero, ma osservando attentamente, il buio non era tutto e solo nero e si distinguevano ombre più fitte che celavano personaggi angoscianti, uno spaccato della peggiore umanità composta di ladri, assassini e ubriaconi ben nascosti, e in attesa di chi aggredire.
Il buio della notte era un capolavoro senza uguali ma totalmente oscuro.
Dayle, hai perso la luce? Mi chiesi osservando angosciata quel capolavoro, percependo un tormento così profondo nell'animo che mi domandai smarrita quale motivo avessi per percepire quei sentimenti ma poi mi risposi che forse il tormento non era il mio ma quello dell'autore di quel fosco ma bellissimo, straordinario dipinto.
Fu allora che m'interpellò mio zio.
"Sara, dovresti metterti in contatto con Dayle," mi disse con la fronte aggrottata, accostandosi al quadro per poi allontanarsi, anche lui intento a studiare le ombre più fitte. Il suo occhio non si lasciava ingannare, come il mio.
"Che il diavolo mi porti! C'è anche un lupo qui," esclamò esterrefatto.
"Dove?" chiesi interessata. Quello non lo avevo individuato ma quando lo zio indicò con il dito il punto, lo inquadrai immediatamente, un lupo con il pelo ritto e la postura aggressiva, i denti aguzzi scoperti in un ringhio, e scrutando oltre, individuai anche la tagliola che gli imprigionava una delle zampe posteriori.
"E' ferito e imprigionato," mormorai. Più si scrutava nel buio, più s'individuavano gli stupefacenti particolari.
"No, non ... " lo zio s'interruppe percependo anche lui la visione completa di quel soggetto così celato nell'ombra che ora pareva quasi impossibile riuscire a scorgerlo nel suo insieme.
"Che io sia dannato! Quest'uomo è un mostro!" mormorò lo zio ma nella sua voce c'era solo ammirazione ed io ero d'accordo con lui. Non avevo mai veduto nulla del genere, non avevo mai individuato tanta vita nel buio più completo e nelle ombre più profonde.
"Sono certa che ci sia ancora dell'altro," replicai guardando la zona più scura del dipinto, proprio quella dove il nome M. A. Dayle sembrava vergato col sangue.
E all'improvviso mi parve di vedere qualcosa in quel gioco di ombre ma lo zio mi distolse. "Allora Sara, te ne puoi occupare tu?"
"Di cosa zio Edo?" chiesi distogliendo a fatica lo sguardo dal dipinto. Sapevo che c'era ancora qualcosa da individuare nelle zone più scure della tela, proprio là dove inizialmente avevo creduto che ci fosse solo buio completo. Non mi ero ancora stancata di studiare ogni pennellata per comprendere a che cosa desse vita.
"Dell'organizzazione della mostra di Dayle, la scorsa primavera avevamo discusso di una nuova personale da allestire verso la fine dell'anno in corso. Mancano un po' di mesi per quel periodo ma siamo completamente in alto mare perché da settimane non riesco a mettermi in contatto con Dayle. L'ultima volta che sono riuscito a parlargli era distratto, frettoloso, e probabilmente anche ubriaco e si accingeva a partire per non so dove, per un paio di settimane. Da allora, silenzio assoluto e ormai dovrebbe essere tornato da un pezzo."
"Hai riprovato a chiamarlo?" chiesi lanciando un'altra occhiata a Il buio della notte. Quel dipinto sembrava attrarmi come un magnete.
"Sì, a tutti i sette numeri di cellulari che ha, ma non risponde a nessuno di quelli."
Sorrisi. Sapevo che Dayle era un tipo bizzarro come tutti gli artisti, e possedere sette cellulari non era inconsueto, sebbene fosse da maniaci.
"Avevamo discusso di una mostra un po' più completa delle precedenti, che partisse dagli albori della sua produzione e arrivasse fino alla sua attuale crisi esistenziale," continuò lo zio indicandomi il dipinto presso il quale sostavamo e ancora il suo sguardo sfiorò qualcosa che lo avvinse perché s'interruppe e si fece più vicino alla tela, per poi arretrare e aggrottare la fronte. "Quel buio pesto cela ancora qualcosa," mormorò stupefatto ed io annuii. "Lo penso anch'io," risposi studiando le ombre.
"In ogni modo," riprese lo zio tornando a guardarmi ma anche lui come me, doveva imporsi di distogliere lo sguardo perché quel buio attraeva, era come un richiamo che t'invogliasse a studiarlo per scoprirne il mistero.
"Credi che stia attraversando una crisi esistenziale?" chiesi sommessa.
Mio zio mi rispose con un'altra domanda. "E perché mai la luce si sarebbe trasformata in ombra altrimenti? In ogni modo, non so proprio prevedere che cosa presenteremo giacché non ho notizie di alcuna sua opera recente, e se poi dobbiamo procedere con la preparazione di un catalogo, dovremmo avere una sia pur minima conoscenza delle opere che intende esporre questa volta, tuttavia se non parliamo con lui, nessun altro può comunicarci queste informazioni. Quell'uomo non ha un accidenti di assistente al quale rivolgersi," mi spiegò lo zio contrariato. A lui piaceva prepararsi per tempo agli eventi che avevano luogo nella galleria, perché da quelli dipendevano il suo buon nome e la stima e la fiducia che artisti e clienti riponevano in lui. Pretendeva sempre un'organizzazione perfetta, oltre che l'indubbio talento degli artisti di cui s'interessava.
Non avevo mai veduto croste nel deposito dello zio.
"Abbiamo un indirizzo?" chiesi pensando di raggiungere Dayle personalmente e non al telefono.
"Sì, l'ultimo indirizzo conosciuto è una località della Costiera Amalfitana …"
"Bene," lo interruppi soddisfatta. "Ho sempre desiderato andare a Positano," dissi annuendo e lo zio mi sorrise visibilmente sollevato.
"Okay Sara, hai carta bianca, gestiscitelo tu Dayle, anche perché ... beh ... necessita molta pazienza con quell'uomo," terminò digrignando i denti. Poi sospirò. "Perché più sono bravi e talentuosi, maggiormente sono fuori di testa?" mi chiese afflitto ed io risi perché sapevo che aveva ragione. Avevamo un esempio di ampio talento in casa nostra e sia mio padre, sia mia madre, non potevano definirsi persone equilibrate. Spesso ci si domandava come riuscissi a esserlo io, equilibrata ragionevole e paziente, discendendo da due geni un po' pazzi, il primo matematico sempre distratto e svagato, l'altra musicista con psicosi ossessive.
In ogni modo lo zio se ne andò ed io ritornai allo studio de Il buio della notte. E la mia dose d'innata presunzione m'indusse a ostinarmi, a dirmi che io avrei capito il messaggio di Dayle perché ero dotata d'intuito e intelligenza se solo avessi individuato ogni figura celata nel buio ostinato, mostrato su quella tela, ma poi intuii che per capire il messaggio di Dayle avrei dovuto conoscere l'uomo, e con una maggiore conoscenza dell'artista avrei saputo dove e cosa cercare per risolvere l'enigma che si nascondeva in quelle macchie scure ma piene di luminosità compressa.
Sospirai allontanandomi a malincuore dal dipinto. Sarei rimasta per ore a studiarlo ma non avevo ore a disposizione.
Così ritornai nell'ufficio e dopo essermi annotata l'indirizzo e i numeri dei sette cellulari di Dayle, me ne tornai a casa. Di lì a poco sarebbe passato a prendermi Giuliano ed era tutto il giorno che mi preparavo a quell'incontro. Dovevo capire se c'era qualcosa di recuperabile in quel nostro rapporto turbolento e dopo la furiosa litigata della sera precedente, avevo bisogno di ritrovarlo.
Sì, ero paziente e ragionevole e avevo tollerato i suoi ripetuti tradimenti perché mi aveva promesso e garantito che avrebbero avuto fine, invece, solo il giorno precedente e per puro caso, avevo scopeto che Giuliano mi aveva ancora mentito. Mia madre era tornata da un concerto che aveva tenuto a Vienna e l'ultima sera di permanenza in città, aveva intravisto nello stesso albergo in cui era scesa, Giuliano e la sua assistente, e si era subito affrettata a informarmi. A lei Giuliano non piaceva per niente, non lo riteneva l'uomo per me e non perdeva occasione per mostrarmi le sue pecche.
"Che ci facevano Giuliano e Cristina nella camera trecentosei del Château di Romeo a Vienna?" mi chiese a bruciapelo non appena ebbi aperto la linea rispondendo alla sua chiamata sul cellulare.
Sapevo che Giuliano doveva andare a Vienna per affari ma non ero a conoscenza del fatto che Cristina lo avrebbe accompagnato e che avrebbero dormito nella stessa camera.
"Che ci facevano? Sicuramente trombavano alla grande! Ciao mamma, sei tornata? E' andato bene il concerto?" replicai tranquilla, nascondendo egregiamente le emozioni che infuriavano dentro di me. Rabbia, dolore, delusione e amarezza mi colmavano come un otre troppo pieno perché potesse contenere dell'altro.
"Sì tesoro, è stato un trionfo. Vieni a pranzo a casa?"
"Sì, certo," risposi mesta e rassegnata. Mia madre era impaziente di fornirmi i particolari ed io non avrei potuto fare a meno di ascoltarli e capire. Capire che ruolo avevo nella vita di Giuliano e che direzione imprimere alla nostra storia.
Così, durante il pranzo avevo ascoltato i particolari che poi avevo riversato indosso a Giuliano scatenando una lite furibonda alla quale aveva fatto seguito la richiesta di perdono di un Giuliano pentito e sottomesso, di cui però purtroppo, ero quasi certa di non potermi più fidare.
Ma per quanto intelligenti, in ognuno di noi c'è una dose d'ingenuità, di buona fede o di cretineria, come si voglia chiamarla, che ancora mi costringeva a indugiare, a sperare, a credere che il mio ragazzo potesse cambiare per amor mio.
Così eccoci di nuovo a cena insieme, lui gentile premuroso e affascinante come il suo solito, io molto più disincantata ma ancora propensa a umiliarmi, a tollerare qualcosa che mi feriva e che condannavo, pur di scorgere e inseguire un raggio di luce.
Come Dayle, anch'io ero sensibile alla luce e vedevo la mia vita futura inondata di luce, la volevo rallegrata da qualcosa di potente e accecante, perché il mio cuore traboccava d'amore e volevo solo qualcuno su cui riversarlo e che lo accettasse un po' grato e disposto perciò a ricambiare senza inganni, senza sotterfugi, senza sbandamenti o cedimenti.
"Sei bellissima," mi disse Giuliano fissandomi in fondo agli occhi. "La luce di queste candele gioca sul tuo volto esaltandone la bellezza e la perfezione. Sei tu l'opera d'arte che ricerchi con tanto accanimento," mormorò con occhi ammirati e carezzevoli.
Ah, ci sapeva fare con le parole ma non altrettanto con i fatti.
"E' inutile che mi lusinghi. Questa serata non si concluderà come speri, ti avverto. Ho solo accettato di cenare con te, per parlare," precisai.
Non avrei permesso che cancellasse ancora una volta le sue malefatte rotolandoci nelle lenzuola. Sì, Giuliano ci sapeva fare abbastanza ma a me non bastava più e da tempo immemorabile ormai, non riuscivo a essere soddisfatta dei nostri amplessi per quanto amore v'investissi, ma c'era sempre qualche ombra nella mia mente, qualche pensiero subdolo che mi riportava a un'altra donna che era giaciuta nel suo letto prima di me. I primi tempi, quando c'eravamo conosciuti e credevo che potesse essere un uomo fedele, il sesso era stato assai spumeggiante tra noi ma poi con i suoi continui e ripetuti tradimenti, avevo cominciato a raffreddarmi e spesso a chiedermi se non fossi diventata frigida. Tuttavia il sesso non era mai stato fondamentale per me. Anche se fossimo riusciti a ritornare ai livelli dei primi tempi, ne avrei fatto volentieri a meno pur di avere dell'altro. Avrei barattato una soddisfacente intesa sessuale per un uomo sincero in cui credere e di cui potermi fidare in ogni circostanza.
"Non ti sto lusingando, sei bellissima e lo sai anche tu. E non puoi impedirmi di sperare che questa serata possa concludersi in modo stupendo, in quel modo che solo tu ed io siamo in grado ... "
"Solo tu ed io?" lo interruppi di nuovo pungolata. "E allora perché diavolo ci provi con tutte le donne che ti sono a tiro?" sbottai incapace di trattenermi e Giuliano chinò il capo e fissò la luce tremolante di una delle candele sul tavolo, aggrottando la fronte.
"Per capire se c'è un'altra donna in grado di eguagliare le sensazioni che tu scateni in me," rispose sincero, per una volta. "Ma non c'è Sara, non esiste! Tu travolgi e innalzi la mia anima oltre che il mio corpo."
"Lo sai, eppure non puoi fare a meno di cercarne sempre la conferma," costatai amara e Giuliano mi fissò con occhi ardenti. "Basta! Non lo farò più. Ti ho promesso che non ci saranno più altre donne Sara, che d'ora in avanti ci sarai solo tu per me," mormorò accorato ed ero certa che fosse convinto di quello che affermava ma, ciò nonostante, non riuscivo a credergli. Lo avevo sentito troppe volte promettermi che non ci sarebbero più state altre donne e ogni volta me lo aveva promesso convinto di riuscire a mantenere la parola.
Lo guardai e fui sommersa dalla tenerezza e poi dalla tristezza e anche dall'amarezza e dal rammarico, perché cominciavo ad avere la certezza che Giuliano non fosse in grado di cambiare, per quanto lui stesso lo volesse tenacemente. Poteva bastarmi ciò che era in grado di darmi?
Non lo sapevo ma dovevo provarci ancora. Io lo amavo, dannazione!
"Spero davvero che tu abbia ragione," risposi mesta.
"Vedrai Sara!" insistette Giuliano con veemenza tendendo la mano ad afferrare la mia sul tavolo. "Ce ne andiamo a casa, piccola?" chiese sommesso stringendomi le dita, fissandomi con occhi ardenti in cui si agitava il desiderio, ed io esitai.
Forse se avessi acconsentito, avrei potuto mostrargli ancora una volta ciò che già sapeva, che l'intimità con me rappresentava qualcosa di più che il sesso nudo e crudo come avveniva con tutte le altre ma il lampo che balenò nei suoi occhi per un attimo, mi bloccò. Era stato un lampo fugacissimo ma di puro trionfo ed io mi dissi che Giuliano aveva davvero la vita troppo facile.
"No, sono stanca e domani dovrò alzarmi presto. Parto per un viaggio di lavoro," chiarii fissando i suoi occhi scuri, ardenti, bramosi, e li vidi cambiare espressione. La delusione subentrò in essi e quasi risi per aver suscitato il suo tangibile scontento così repentinamente ma Giuliano mi conosceva abbastanza, e più volte mi aveva assicurato che amava la mia determinazione, anche quando la opponevo a suo discapito, e sapeva perciò, che non sarebbe riuscito a indurmi a cambiare idea una volta raggiunta la mia decisione, nonostante avessi esitato.
Sospirò passandosi una mano nei capelli. Erano corti, lucidi, separati in piccole ciocche da una dose di gel e in quel momento i capelli e la sua espressione, lo resero tenero come un pulcino.
"Non mi hai perdonato," realizzò mordendosi un labbro. Era pieno, sensuale, e avrei voluto morderlo come faceva lui, ma era ancora troppo vivida nei miei occhi l'immagine della sua assistente stesa nel letto sotto di lui.
"Sì, l'ho fatto ma non posso seguirti a casa e nel letto adesso. Odori ancora di Cristina," dissi sommessa e Giuliano sussultò. Intuii il suo scombussolamento e seppi che in qualche modo, anche lui conservava ancora l'odore di quella donna nelle narici. Scosse il capo. "Non la vedo da due giorni!" replicò ben sapendo che non intendevo quello.
"Beh ... se continuerai a non vedere né lei né altre, e non conserverai alcun odore su di te, forse quando sarò tornata dal mio viaggio di lavoro, potrò ritornare nel tuo letto," replicai secca, alzandomi.
"Vuoi solo punirmi," replicò Giuliano imitandomi. "E non mi credi," aggiunse amaro ed io tornai a scrutarlo negli occhi. "Me ne hai dato motivo?" chiesi aggressiva. Ma diavolo che pretendeva da me?
Le sue palpebre tremarono, i suoi occhi elusero i miei, ed io avrei voluto che non li rifuggisse, che mi assicurasse ancora una volta che avevo ragione ma che sarebbe cambiato, che poteva farcela perché credeva in noi due. Invece tacque ed io tremai, percependo la sconfitta.
Quando mi riaccompagnò a casa e ci salutammo, non lo baciai nonostante lo avessi desiderato per tutta la sera e ogni singola volta che gli avevo guardato le labbra, ma davvero mi pareva di percepire il profumo di un'altra donna indosso a lui e quello, non potevo proprio tollerarlo.
Così me ne andai ignorando il suo sguardo triste e deluso da cane bastonato.

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Ebook: Carla Tommasone Il Buio della notte su www.amazon.it
Libro rilegato: Carla Tommasone Il buio della notte su www.lulu.com




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