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IL CANTO DELLE RUOTE

Da -..CHE CI FACCIO QUI?- Rubrica su Libera il Libro a cura di Freya

Nel paese in cui abito c’è una fontanella che è una specie di “Mecca” per tutti i ciclisti amatoriali e non, della provincia e non.
In realtà la fontanella non è assolutamente niente di architettonico o di bello da vedere: un rubinetto di ottone brunito che spunta da un muretto per gettare le sue acque in una conchiglia di marmo rosa grande quanto un lavabo!
E’ chiaramente un simbolo e immagino significhi in qualche modo: ce l’ho fatta!!!
Già.. perché la fontanella si trova a 750 metri di altitudine  s.l.m. e ci si arriva inerpicandosi sulla montagna per una ventina di chilometri: ossia venti chilometri di buona salita! Dall’inizio della primavera è un migrare continuo (che vuol dire tutti i giorni e a tutte le ore..) di centinaia di ciclisti solitari, coppie (perennemente appaiate..) e folti gruppi di uomini (ma con qualche eccezione..) di tutte le età e corporature che sentono il richiamo irresistibile della fontanella.. mettendo a rischio la propria incolumità e quella altrui per due motivi: 1) ci sono molti tornanti (stretti..) dai quali spunta la roccia viva o qualche frasca che li costringe a spingersi al centro della strada (cosa che succede regolarmente in discesa, a tutta velocità..), come alternativa qualche precipizio sul ciglio della carreggiata.. 2) i, spesso, 10 e passa kg in sovrappeso che sommati allo sforzo non indifferente della salita, oltre a trasformare questi stoici del pedale in sagome sofferenti, paonazze e grondanti sudore li espone pericolosamente a crisi cardiache!
La domanda all’unisono: ma chi glielo fa fare???
La fontanella sì.. , la voglia di autodimostrarsi che “ce la fò ancora..” pure, ma soprattutto l’indefessa passione per uno degli sport più popolari perché tra i più umili e duri che ci sia: la bicicletta!
La bicicletta è stata l’automobile dei poveri ma in molti posti del mondo lo è ancora.. La bici, che nei paesi diciamo “ricchi” diventa invece una “filosofia di vita” .. il poter “fare lo stesso” anche senza la macchina in fondo ci da un indescrivibile senso libertà…
Tra i filosofi-faticanti, come li chiamo ammirevolmente io, ho scelto:

IL CANTO DELLE RUOTE di Claude Marthaler
Non penso ci siano molti che possano vantare di aver passato 7 anni sulla bici!
7 anni avendo come velodromo il mondo!
Questo non è solo un bel diario di un viaggio fatto in bici dall’autore, detto “Yakman” (leggete il libro e capire il perché..), in sette anni appunto, tempo che ha trascorso affrontando fatiche e difficoltà ma avendo modo di fare molti incontri, ecc…
E’ una poesia continua come l’infinito ruotare dei pedali che vanno..
Un sogno di bambino che matura sino a diventare realtà: .. partire con una meta, lontana.. attraversare tanti paesi e culture..incontrare e conoscere persone apparentemente diverse da noi.. Partire sì ma liberi da aspettative.
Certo, il luogo comune “il viaggio in fondo è una ricerca di se stessi” è assolutamente vero ma altrettanto vero è che ognuno ha anche la propria tipologia di viaggio dalla quale se si scosta troppo soffre, e soffre nell’animo..

Freya

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One Responseto “IL CANTO DELLE RUOTE”

  1. Dany says:

    Ho letto anch’io questo libro anche se molto tempo fa.
    Un racconto formidabile, 300 pagine che mi son piaciute molto!

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