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Il Cavaliere del Tempio (vol. 2 Saga del Pozzo)


Anno 817 dopo Cristo.
Sono trascorse tredici estati da quando Loki, il Dio Ingannatore, è tornato nel Tempo, sconvolgendo l'Europa medievale e dando inizio all'Era del Ritorno. Un solo elemento impedisce la sua piena reincarnazione: la ferita infertagli da Rollant di Bretagna durante la Battaglia dei Due Picchi che gli ha spillato sangue e lo obbliga all'incompletezza nel corpo e nel potere.
Dal suo rifugio nei pressi dell'apertura del Pozzo, in Dania, l'Ingannatore deve quindi attendere che la Ricerca del Sangue giunga al termine in suo favore, mentre mantiene ben stretto il giogo sui Popoli del Nord vichingo, per mezzo delle mostruose creature evocate tramite la fede di quegli uomini sottomessi.
Tuttavia, altre popolazioni ancora resistono.
In Hispania, i Cristiani asturiani e i Pagani sassoni sono anch'essi alla ricerca del Sangue per ostacolare Loki, grazie ai Cercatori, non disdegnando di servirsi del medesimo potere del Pozzo sfruttato dall'Ingannatore per le evocazioni, pur di salvare il Regno delle Asturie da vicini ostili.
I primi tra essi sono i principati islamici, dall'Emirato di al-Andalus in Occidente fino al Califfato di Baghdad in Oriente. Seguendo una fede pura, i Musulmani non attingono al potere del Pozzo per combattere Loki. Ricercano invece una soluzione definitiva per sconfiggerlo nella conoscenza, su antichi testi, in particolare presso la Bayt al-Hikma, la Casa della Sapienza di Baghdad, e ciò li porta a perseguire tanto i Cercatori quanto gli Evocatori.
Ma la resistenza contro Loki non avrebbe conquistato tempo per i propri tentativi se, dalla settentrionale Saxonia fino ai Pirenei nell'estremo sud, in terre un tempo appartenute al Regno dei Franchi di Carlo Magno, non si fosse scatenato il caos dopo il Ritorno dell'Ingannatore. Dallo sfaldamento dei legami feudali e religiosi, sono emersi i Cavalieri del Tempio della Fede nell'Uomo, guidati da uno spietato e misterioso comandante, conosciuto solo con l'appellativo che esprime i suoi fini: il Senza Dio.
Egli ha un unico scopo, estirpare con ogni mezzo qualsiasi fede, per porre un freno alle evocazioni legate al potere del Pozzo e forzare sulla difensiva Loki, insieme a qualunque altro Evocatore.
Questo precario equilibrio tra le diverse fazioni in lotta è però destinato a spezzarsi, perché oscuri personaggi si muovono dietro le quinte, con propri scopi imperscrutabili e sufficiente potere per conseguirli.
Sullo sfondo di tutto ciò, colpevolmente ignorato, lo "strumento di Dio" - come i monaci cristiani chiamano la macchina che ha annullato Tempo e Spazio, riaprendo il Pozzo - è ancora nelle lande fantasma di Aquitania, appartenenti ai domini dei Cavalieri del Tempio...

Genere: Science Fantasy

Estratto:
Ti fai chiamare Sinbad il marinaio, Sinbad il mercante, Sinbad l'esploratore disse con disprezzo al-Wahiri. Ma ogni uomo da Hormuz a Baghdad ti dovrebbe conoscere come Sinbad il ladro!
La frusta sferzò l'aria e colpì la schiena di Sinbad decorandola con una striscia sulla carne martoriata, dopo le diciannove precedenti.
Venti! contò a voce alta Sinbad, stringendo i denti e contraendo le mani legate all'albero maestro della nave.
Smettila di contare le frustate! si imbestialì al-Wahiri. Gli tirò indietro la testa per i capelli e insistette: Smettila!
Sinbad gli regalò un'espressione strafottente, da sotto la barba cresciuta ispida nei molti giorni di navigazione. Chi trae maggiori problemi da questa situazione? Eh, al-Wahiri, chi?
Un mormorio si diffuse tra gli altri membri dell'equipaggio che assistevano alla punizione esemplare. Qualcuno arrivò persino a esprimere parole di sostegno a Sinbad, perse nello sciabordio pesante del mare. Al-Wahiri fu quindi costretto ad arricchire di dettagli il discorso pronunciato quando aveva iniziato a frustarlo.
Il comandante della nave alzò il palmo aperto della mano libera dalla frusta ed esibì i dadi da gioco, marchiati con una doppia T e aperti longitudinalmente con una lama a mostrare le interiora.
Si è seduto al mio tavolo, ha mangiato il mio pane e ha bevuto il mio vino elencò nella sua arringa d'accusa. E in cambio di tanta generosità, mi ha derubato servendosi di dadi truccati!
Con teatralità, al-Wahiri fece cadere sulle assi del ponte i due piccoli pesi in ferro che facevano pendere i dadi sulle facce vincenti, a scelta di chi conoscesse la giusta inclinazione di lancio.
Non volevo il tuo denaro oppose Sinbad.
Allora cosa cercavi? lo interrogò bruscamente al-Wahiri.
Sinbad avrebbe potuto dirgli che era interessato al suo aiuto per impossessarsi delle pergamene conservate nella stiva, guardate a vista da due soldati, in cambio del denaro che gli aveva vinto al gioco, ma nulla avrebbe potuto spiegare le sue ragioni, nemmeno se quel cieco e sordo mercante dall'alito puzzolente avesse potuto vedere la Traccia che quasi bruciava i suoi occhi o sentire il richiamo proveniente da quei fogli, tanto forte da portarlo sulla soglia della pazzia.
Desideravo gustarmi la tua stupida reazione dopo che ti avessi ripulito dei tuoi averi scelse infine Sinbad.
Lo avete sentito? Strisciando la frusta sul ponte, al-Wahiri tornò ad arringare l'equipaggio. Avrebbe potuto accadere a ciascuno di voi. Si poteva prendere le vostre paghe e ne avrebbe anche gioito.
Il mormorio di sostegno si interruppe, sostituito da apprezzamenti poco lusinghieri nei confronti degli antenati femminili di Sinbad.
Cosa proponi per lui, in definitiva? domandò il più anziano dell'equipaggio, rispettato quanto il comandante. Ha ricevuto venti frustate, ne puoi dare altrettante. Nessuno tra noi avrebbe da ridire, né Sinbad si potrebbe lamentare di averle ricevute.
Al-Wahiri aveva idee differenti. Voglio la sua mano destra. Che sia tagliata e appesa a poppa, cosicché chiunque sulla mia nave, ora e in futuro, sappia che non ci si può prendere gioco di me impunemente. È un ladro, lo merita.
Ci fu una riflessione del vecchio marinaio che si voltò a parlottare con gli altri membri dell'equipaggio. La decisione fu veloce.
Vada per la mano disse il vecchio. Sarà il giusto risarcimento per il tuo onore violato.
Con gesti concitati fu ordinato a tre uomini di slegare Sinbad dall'albero. Un quarto, un persiano dai modi rozzi e con una nauseante mistura di cedro e sudore che gli permeava la tunica, aveva già impugnato la sua shamshir ricurva e tagliente.
Avrai la mia mano, ma l'onore non l'hai mai posseduto! abbaiò Sinbad contro al-Wahiri, mentre gli altri tre marinai forzavano il suo braccio su un secchio capovolto e il persiano sollevava sopra il capo la scimitarra prendendo a occhio le misure su dove colpire. Sinbad rincarò: Nessuno di voi ne ha mai avuta una briciola!
Chiuse gli occhi e aspettò l'arrivo del dolore. Invece, giunsero le parole impastate di vino speziato del dotto Faruq Abdul Nasir.
(Sinbad ibn Yazid fa conoscenza col matematico Faruq Abdul Nasir, testo tratto da "Il Cavaliere del Tempio" di Gianluca Turconi, secondo romanzo science fantasy della Saga del Pozzo)

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Collegamenti ad altre librerie on line e anteprima di 70 pagine del romanzo:
http://www.letturefantastiche.com/il_cavaliere_del_tempio.html




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