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Il compleanno


Le verità celate:
L'autrice racconta la storia di Laura nel giorno del suo diciassettesimo compleanno e l'incontro con Julian, presunto assassino, che cambierà le sorti della giornata e dell'intera vita, dandole la chiave giusta per portare alla luce le verità celate per anni dalla sua famiglia. In generale, la storia è surreale e quasi inverosimile ma, proprio per questo, cattura maggiormente l'attenzione del lettore inducendolo a continuare la lettura. Una nota determinante è data dai flashbacks, che conferiscono forza e intensità al testo. Il lessico è crudo, asciutto, ermetico, freddo, tagliato con l'accetta e il racconto risulta terribilmente avvincente, anche se breve ed esposto quasi con distacco dalla protagonista stessa. Consigliato a tutti.
Debora F.

Genere: suspence-romance

Estratto:
Si prospettava una giornata infernale, con Melinda che mi pigliava per il culo su ogni cosa, il Santo che la sbirciava tenero e viscido mormorando banalità, Mirko che avrebbe tentato di sbaciucchiarmi ogni volta che poteva, i falsi regali fatti apposta per costringermi a indossare cose che mi facevano vomitare… e le frasi raggelanti su Samantha. Sempre le stesse. Anno dopo anno.
Ma quest'anno c'era un nuovo invitato alla festa. Uno che non era affatto uguale che ci fosse o meno, uno che non sarebbe sparito in un "puff". Uno che aveva una vera consistenza, un ruolo. Il ruolo del mio salvatore. Assassino o no, il ragazzo misterioso poteva farmi comodo.
Prima di tornare in cucina, passando davanti allo specchio del corridoio, mi sistemai i capelli. Ascoltai il mio stomaco, guardai le mie mani agitate, le mie gote rosse.
Dovrei temere per la mia vita e invece spero di piacergli. Che idiota.
Ma era davvero, davvero carino. E se non avevo visto male, aveva anche una cicatrice sul sopracciglio destro.
Lo ritrovai esattamente dov'era prima, in piedi tra la porta finestra e il tavolo.
Mi guardò. «Tutto ok?»
«Tra poco dovrebbe arrivare Mirko».
Scosse la testa, come a dire: "E chi sarebbe?"
«Il mio... ragazzo» avevo tentennato perché non avevo voglia di ammettere d'essere impegnata.
«È il mio compleanno» aggiunsi.
«Auguri».
«Grazie».
«Rimango. Mi hai invitato tu, sono un tuo amico».
«Volentieri. Ma non è credibile».
Ed era vero, non era per niente plausibile che io avessi invitato: A, un amico (non avendone), e B: anche ad avercelo, i miei l'avrebbero conosciuto. Conoscevano tutte le persone che frequentavo. Me l'avevano chiesto anni prima e io avevo obbedito. Io obbedivo sempre, su tutto.
Lui non mi chiese spiegazioni.
«Non sei tanto sveglia, tu, eh?»
«Perché?»
«Magari era meglio non dirmi la verità, così forse i tuoi si sarebbero resi conto che qualcosa non quadra».
«Mi è venuto istintivo».
«Dici sempre la verità? Anche a mamma e papà?»
A parte il fatto che mi odio, che credo che loro mi odino, che il mondo mi odi e a buon ragione? Sì.
«Sì».
«Carina. Allora, facciamo che sono un viaggiatore. La storia me la invento io, tu devi dire solo che ti ho chiesto dell'acqua e che sei stata così gentile da invitarmi a pranzo. Questo è credibile?»
«Sì, decisamente».
«Perché tu dici sempre la verità e sei una persona molto gentile».
Annuii.
«Essere gentili non è in contrasto con l'essere sinceri? Che fai se ti chiedono un parere e la tua risposta potrebbe deluderli?»
Io alzai le spalle.
«Non vuoi rispondermi?»
«A sei anni ho staccato il guscio a una tartaruga per vedere com'era fatta sotto. Ogni volta che qualcuno mi dice che sono gentile vedo la carne grigiastra e molliccia della tartaruga, il suo sangue. Sono una persona gentile? Di solito sì, non sempre. Sono una persona sincera? Sì, se nessuno mi chiede come sto» sbottai.


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