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il diario allegro di Leopoldo Klein

Premio Alfredo Rampi 2015, prefazione di Walter Veltroni. Giulio Perrone Editore.
stralci tratti dal romanzo.
12 gennaio
Caro diario,
oggi fuori fa un grande freddo, nevica. I fiocchi stanno cadendo da giorni. Ho deciso di scrivere questo diario perché mi sento solo. Quando lo consegnerò alle stampe di tutto il mondo sarà migliore, ampiamente corretto, non sono molto bravo a scrivere, sbaglio i verbi. Lo dico da subito!
Da ieri non stiamo andando a scuola e per un po', forse, non dovrò occuparmi di divisioni, moltiplicazioni, addizioni e sottrazioni. La mia maestra credo non mi sopporti più di tanto. Mi sgrida e dice che sono un buono a nulla, e che non avrò un futuro. Io non so cosa voglia dire, forse sono ancora piccolo per capirlo, so solo che fuori nevica e il mio amico pupazzo, Sammy, dalla finestra della mia stanzetta appena si vede. Sammy è il mio pupazzo di neve, ogni anno lo preparo con cura: una sciarpa di papà verde e blu, una grande carota come naso e due bottoni della giacca vecchia di mamma, lei non la usa più e i due bottoni adesso sono gli occhi di Sammy. In mezzo al giardino di casa il pupazzo guarda il mondo, tranquillo e in pace.
E' un vero amico, io so che può sentirmi. Quando torna la primavera e inizia a fare più caldo incomincia a sciogliersi e l'acqua gocciola come fontana dal suo naso carota, i bottoni cadono e li ritrovo a terra dopo qualche giorno. La sciarpa di papà torna in un piccolo e vecchio armadio in cantina, dopo essere stata accuratamente lavata da mamma. Tutto qui. Da quest'anno dovrò provare a farlo rimanere intatto.
Giù in cantina, accanto al vecchio armadio, c'è un grande frigo. Era di una vecchia zia di mamma che adesso abita in una casa per anziani. Mamma dice che lì abitano soltanto persone grandi che si ritrovano sole e non possono più badare a se stesse. La zia, dice ancora mamma, ha trovato tante amiche in quella casa: gioca a carte, guarda la televisione e ci sono brave infermiere che si prendono cura di lei, sino a quando riesce a fare i bisognini da sola, poi non si sa cosa le accadrà, certo si stuferanno di pulirla, lei così dice, ed è triste.


Così va il mondo.
Le persone ti vogliono bene quando non dai troppo fastidio. Alla gente anziana piace la buona musica, chi ha la fortuna di poterla ascoltare senza doversi mettere quei piccoli cosi elettronici nelle orecchie, poi c'è chi sorride.
I vecchietti sono tutti giocherelloni, hanno attraversato tutta una vita e vivono di fortissimi ricordi, così ancora dice zia. Io invece non so cosa dire. Ma non si lamenta mai mia zia e la sua vecchia casa, verde, immersa in un grande giardino, pieno zeppo di pini, rose, gerani, gelsomini, camelie, adesso è vuota.
Mamma dietro suo ordine ha preso molte cose in quella casa, tra cui il frigo. Funziona ancora e sarà mia cura metterci dentro Sammy, per salvarlo così dallo scioglimento. Non è affatto bello perdere ogni anno il mio amico per avvenuto scioglimento. Lì, nel frigo riuscirà a mantenersi in forma e non dovrò aspettare un altro anno per avere un amico con cui scambiare quattro chiacchiere. Gli farò ascoltare una canzone che a me piace tanto: the Sound of Silence. La cantano due brave persone, il signor Simon e il signor Garfunkel, io non li conosco di persona, ma la canzone è molto bella.
Scusami caro diario, mi presento: ho dieci anni e mi chiamo Leopoldo, Leopoldo Klein. Vivo con mamma, il mio papà lavora lontano e ogni mese invia dei soldi per non farci mancare nulla. Manca da casa da tanto tempo, fa il cuoco su di una petroliera. Lì estraggono il petrolio per fare la benzina. E' importante il lavoro di papà, ma io vado in bicicletta. Ho i capelli castani e gli occhiali, sono magro. Mi piacciono i dolci. Non ingrasso e tutti dicono che sono fortunato.







16 gennaio
Caro diario,

la nostra maestra della 5 c si chiama Marion e sembra che non ami molto il lavoro che fa. La mattina arriva sempre in ritardo, veste sempre allo stesso modo: tailleur nero e borsa a bauletto, le scarpe poi, sono veramente strane, porta strani tacchi alti color rosso fuoco che sembra una strega. Indossa degli orecchini e una collana di perle. Non è mai gentile con noi e sembra vivere il suo lavoro come un peso. Non è cattiva, credo, semplicemente non ci sopporta. D'inverno fa lezione con foulard giallo, con forme a trapezio, e quando fuori piove ed è maltempo la nostra aula assume un aspetto quasi spettrale, la maestra usa un trucco del viso tendente sul nero. Quando passa tra i banchi a me appare come una piccola streghetta che controlla i propri prigionieri. Le finestre della classe sembrano all'improvviso dotarsi di inferriate e il colore blu delle pareti con tanti disegni, che i bambini degli anni passati hanno lasciato come ricordo, sembra diventare scuro, da mare in tempesta con barca in avaria. I miei compagni di classe non mi vogliono tanto bene, l'ho sempre capito, sin da quando eravamo piccoli. Sinceramente non so il perché, nemmeno le mamme dei miei compagni di classe mi vogliono bene. Quante volte mi sono rivolto al mio amico pupazzo, è l'unico che mi capisce, che riesce a leggere nel mio silenzio.










23 gennaio
Caro diario,
ti ho già detto, amico, che il mio papà fa il cuoco su di una petroliera? Egli è molto bravo, ricordo ancora quando viveva con noi in casa, preparava sempre la cena. Ogni giorno una cosa diversa. A me piaceva tanto il suo piatto migliore: Rigatoni alla Bolognese. Papà diceva sempre che le tagliatelle erano più adatte per quel tipo di sugo, ma a me piacevano i rigatoni perché il sugo entrava nei buchi della pasta e così sembravano cannelloni.
Adesso da un anno, papà non vive più con noi, l'ultima volta che l'ho visto è stato sei mesi fa. E' venuto per qualche giorno e gli ho raccontato tante cose, lui mi ascoltava in silenzio e ogni tanto dava uno sguardo fuori dalla finestra. Era estate, il cielo era sereno, gli uccelli cantavano e il sole dava calore. La mamma in silenzio preparava da mangiare. Non ho ancora capito bene il perché della sua partenza. Mamma dice che abbiamo il mutuo, io ho pensato subito ad una malattia, tipo il morbillo o agli orecchioni, e lei si è messa a ridere. No, ha detto, il mutuo è una cosa che si deve pagare ogni mese ai signori della banca che hanno prestato a papà tanti soldini per comprare una casa. Papà non aveva tanti soldini, quindi i signori della banca glieli hanno prestati, e ogni mese bisogna restituirli un po' alla volta. Devono essere delle brave persone i signori della banca, ti danno tanti soldi e poi con calma glieli puoi ridare un po' alla volta, penso. Una volta gliel'ho chiesto e lei mi ha risposto che i signori della banca fanno il loro mestiere, prestano i soldini. Ecco perché papà è dovuto andare via e trovare lavoro su di una petroliera: i soldi che guadagnava sulla terraferma non bastavano per le bollette di luce, acqua e gas, condominio e tante altre cose, e nemmeno per i rigatoni alla bolognese. Poi la scuola, la benzina per la macchina di mamma, con l'aggiunta della mia piccola merendina al formaggino.




Da quando ho pensato di mettere Sammy, il mio pupazzo di neve, nel frigo vecchio della zia Tilde in cantina, mi sento un po' in colpa. Il frigo funziona a corrente, ma io non posso farci niente se la bolletta aumenterà, mi sacrificherò in un altro modo, chiederò a Babbo Natale e alla Befana di fare a turni: un anno viene uno, un anno l'altra. Credo che non si offenderanno.
I miei compagni di classe mi prendono sempre in giro, perché sono l'unico bambino che crede ancora a queste cose, persino la maestra con la borsa a forma di bauletto ride quando tutti gli altri mi deridono. Ma io sono Leopoldo, Leopoldo Klein, con un papà che vive lontano e una mamma un po' triste per via del signor Mutuo, gentilmente offerto da delle brave persone sempre in giacca e cravatta che ti sorridono sempre.
Lo so, un giorno accompagnai mamma in banca e un signore mi offrì persino una caramella al limone, era buona e la mangiai con piacere mentre lei parlava con i signori. Qualcuno ha detto a mamma che il mutuo deve essere pagato in tempo, certo che si preoccupano per noi, che brave persone!
La caramella era veramente molto buona, quasi quasi ne avrei mangiata un'altra. Lei invece non sembrava d'accordo, mi ha preso per mano come fossi un bambino di tre anni e mi ha portato fuori con lei. Lungo la strada ha iniziato a piangere e le lacrime si vedevano chiaramente scorrere sul suo viso. Era tutta rossa e non ho mai visto mamma così. Le brave persone della banca le avranno detto qualcosa che a lei non è piaciuto, a volte capita che persone buone possono offendere senza volerlo. E' mamma la prima a dire sempre così, adesso questo sembra non valere più. Forse si sono arrabbiati, non avrei dovuto accettare la caramella, mi avranno messo alla prova? Che ne so, per provare la mia golosità. Avendo un bambino goloso, non offrono garanzie sicure, avranno pensato i signori della banca.

Autore: Alessandro Gioia

Genere: libro per ragazzi




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