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IL DIO DEL CACCIATORE

Copertina Il Dio del Cacciatore

Michele Battazzi

IL DIO DEL CACCIATORE

Quando un caro Amico scrittore di caccia ti invia in anteprima l’ ultima sua fatica, non sono molte le strade che un accanito e curiosissimo lettore di libri ad argomento venatorio possa intraprendere. Il primo impulso sarà sempre quello di stamparsi l’allegato della mail ( non siamo nel secolo di Internet?) e di immergersi in una rapidissima lettura. Questo è stato fatto.

Lette rapidamente le 53 pagine della mail, ho cominciato a ragionare, ad effettuare quel lavoro di confronto e comparazione che mi permettessero una valutazione chiara, onesta ed esaustiva. Sono passato alla seconda lettura, cercando di entrare nello spirito dell’Autore, di sviscerare le metafore, i giri e i giochi di parole nei quali Bottazzi eccelle, la sua scrittura ampia, elegante ma non sintetica, la ricerca costante del meglio che la nostra complicatissima lingua sia in grado di offrire. Un modo di scrivere certamente un po’ datato, ricercato magari, ricchissimo di dotte citazioni tra le quali mi sono sembrate particolarmente valide e a proposito quelle tratte dalle Sacre Scritture.

E dopo aver approvato, ma soprattutto apprezzato, il modo personale di porsi, occorre considerare i due punti fondamentali dell’opera, lo scenario e la trama. Lo scenario è semplice e bellissimo: la montagna, la baita, i boschi, gli animali spesso anche predatori inquietanti, la neve. E in questo scenario ecco che l’uomo moderno, avvocato e cacciatore, stanco di finzioni, di discorsi senza senso, di competizioni volte solamente alla ricerca ed all’ottenimento dell’effimero e del superfluo, forte dei propri principi e della propria dirittura morale, tenta un ritorno alle origini, alla figura del “buon selvaggio”, abbandonando tutto quanto era riuscito ad ottenere ed accumulare, trascurando forse momentaneamente la famiglia tanto amata, per immergersi come in un bagno purificatore.

In questa operazione lo aiutano una fede personalissima, la fiducia e l’autostima, un ambiente incontaminato e scevro da tutti gli orpelli che la vita moderna ci impone, un mondo sognato per bellezza e serenità, un mondo però pieno di rischi, pericoli ed inconvenienti che l’uomo di oggi non è più temprato ad affrontare, a combattere e a vincere.

E cosa aiuta quest’uomo moderno, trascinatosi per sua volontà nel misero passato delle nostre genti contadine e montanare? La fede, l’indomita volontà, l’amore per la natura e tutti i suoi abitanti, anche quelli meno amichevoli, l’amicizia, la solidarietà, il rapporto interpersonale vivissimo tra persone di ogni categoria sociale, l’amore per i figli, la paura per malattie che ci sembrano sempre invincibili. E sopra a tutto questo uno spirito universale, lo spirito della Caccia e di tutto il mondo meraviglioso a lei collegato.

Un libro da leggere con calma e attenzione, nell’ intento di trarne tutto quanto Bottazzi ha nascosto tra le sue righe e le sue pagine. Un racconto onirico, difficile da interpretare fino in fondo in modo esaustivo. Un racconto di gente, mondi, sentimenti e affetti, su cui aleggia questo Spirito che viene definito il Dio del Cacciatore, lo Spirito di fede, di riconoscibilità e condivisione, lo Spirito Guida per tutti, anche per chi NON è Cacciatore.

Dopo lunga e non semplice meditazione, un racconto che ho molto sofferto e alla fine incondizionatamente apprezzato.

 

Renato Musumeci




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