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IL FERROVIERE E LA BAMBINA

RACCONTO PRIMO CLASSIFICATO AL CONCORSO NAZIONALE LETTERARIO E DI POESIA ‘’OMAGGIO A MARIBRUNA TONI  2009’’

 

 

C’

era una volta una bambina che amava passare gran parte del suo tempo ad ammirare tutto ciò che la circondava; le piaceva fare lunghe passeggiate in mezzo alla natura, osservare le bellissime sfumature colorate dei fiori, andare ad immergere i suoi candidi piedini nell’acqua calma e limpida di un piccolo e solitario laghetto lì vicino.

Aveva una graziosa casetta di legno con delle piccole finestrelle che davano su un giardino accogliente e ben curato;la bambina adorava prendersene cura insieme alla sua cara mamma e lo tenevano con così tanto amore e tanta dedizione che non si accorgevano neanche delle lunghe giornate estive che passavano velocemente.

Entrambe erano riuscite a diventare le migliori amiche della natura, perchè riuscivano addirittura a parlare con i fiori mentre se ne prendevano cura ed alla sera un po’ stanche, ma felici e soddisfatte, si ritiravano nella loro casetta a consumare una meritata cena.

Le giornate scorrevano così nella loro cara routine quotidiana, ma un bel giorno la bambina, mentre se ne stava davanti alla finestra immersa nei suoi pensieri, vide un piccolo uccellino, a differenza di tutti gli altri che volavano nella campagna vicina, avvicinarsi così tanto alla casetta da destare la sua curiosità.

L’animale se ne stava a frugare tranquillo fra la vegetazione, in cerca di qualche piccolo seme o insetto.

La bambina pensò che subito dopo pranzo avrebbe lasciato qualche briciola di pane o qualche pezzetto dei biscotti che la mamma le preparava sempre per la merenda, nel caso l’uccellino tornasse in cerca di cibo.

L’animale nel pomeriggio non tornò, lasciando la bambina un po’ delusa e triste.  La mattina dopo, appena si fu alzata, si affacciò alla finestra e con sua grande gioia vide il piccolo volatile sempre più sicuro e deciso ad avvicinarsi alla casa.

La bambina lo guardava emozionata ed assorta ad ammirare così da vicino con quale sveltezza quel leggero corpicino si affrettava a raccogliere le briciole lasciate il giorno prima.

Lei era sempre stata affascinata dalla natura che la circondava, ma ora lo era ancora di più, perché era grata di poter osservare per lungo tempo in silenzio un tenero e garbato animale come quello. Questa osservazione a distanza continuò per una settimana e anche se la bambina era felice di poterlo studiare con lo sguardo, adesso non le bastava , perché avrebbe voluto vederlo ancora più da vicino.

Nel frattempo aveva potuto capire che non era come uno dei tanti passerotti che volavano guardinghi ed intimoriti nel cielo, ma aveva le piume di un colore diverso, anche se non sapeva dire quale fosse; il corpo era minuto e la forma del becco era particolarmente fine e quasi invisibile come le piccole zampette corte, ma agili.

Esso si distingueva facilmente da tutti gli altri, perché sia prima di comparire agli occhi della bambina, sia al momento di andare via per ritirarsi alla ricerca di un riparo sicuro,la salutava con un simpatico ed elegante cinguettio, piacevole da ascoltare che si differenziava molto da quello di un comune uccellino.

Lei sapeva bene, mentre aspettava il ritorno del suo piccolo amico, che per vederlo comparire poteva aspettare di sentire il suo caloroso canto oppure poteva dirigere lo sguardo in direzione della ferrovia, la quale segnava il confine tra il bosco e la città.

Un bel giorno le speranze della bambina si avverarono: nel momento in cui si affacciò alla finestra lo vide proprio sotto il suo davanzale intento e assorto a piluccare fra l’erbetta, così lei con il timore di spaventarlo mantenne una piccola distanza dalla luce che proveniva dall’esterno, restando nella penombra della sua stanza.

Piano piano l’uccellino, non avendo avvistato pericoli di alcun genere, si fece coraggio e azzardò un piccolo salto sul davanzale, così da rendersi totalmente ed inconsapevolmente visibile alla bambina che nascosta dietro le tende della finestra sbirciava silenziosa e meravigliata l’animale e nella camera immersa di quiete poteva percepire soltanto il forte battito del suo cuore pieno di emozione e felicità.

In quel momento poteva scoprire finalmente le vere sembianze di quel piccolo scricciolo, lo guardò attentamente e vide che il suo piumaggio era di un intenso color cenere con delle venature grigie più chiare in superficie, le quali ricoprivano uno strato di piume più scure.

La bambina notò che il grigio, un colore che aveva sempre considerato triste e monotono, ora addosso a quella piccola creatura diventava allegro e spensierato come un arcobaleno; notò con curiosità una penna più corta rispetto a quelle di tutto il resto del corpo , che si diramava dal minuto dorso fino alla coda sbarazzina: era una piccola e morbida piuma di un bianco candido  che si distingueva dalle altre.

In questo modo era sicura che, anche a distanza di tempo, lo avrebbe riconosciuto fra tanti. La bambina era sempre stata una grande sognatrice, volava con la fantasia, riuscendo molte volte nei suoi pensieri a farla diventare realtà; le piaceva quando la madre prima di andare a letto le raccontava con tanto amore le favole, nelle quali spesso si narrava di una speciale amicizia nata fra gli animali e gli umani che riuscivano perfino a parlare fra di loro: sapeva bene che nella realtà gli uccellini come tutti gli altri non avevano purtroppo il dono della parola, ma come al solito sperava che almeno una bella amicizia potesse sbocciare ugualmente, forse più sincera e vera di quella che si crea tra due persone.

Lei percepiva già la speranza che un giorno potesse nascere davvero qualcosa tra lei e quel tenero esserino, anzi da parte sua c’era stato subito un affetto particolare e speciale che con il tempo aveva messo delle forti radici nel suo piccolo grande cuore: era sicura però che l’animale fosse estraneo a tutto questo, dato che non l’aveva neanche notata, perché forse troppo occupato a rimpinzarsi di cibo.

A lei bastava anche solo poter guardare quel puntino piccolo e svelto muoversi nell’immensità di quel meraviglioso paesaggio.

Con il passare dei giorni l’animale tornò spesso sul suo davanzale  e la bambina conservava e ricordava quegli attimi come un tesoro inestimabile.

Lei sapeva bene che quando non lo vedeva apparire subito, doveva pensare intensamente all’animale, così esso appariva improvvisamente alla sua vista, rendendola sorpresa e felice.

La bambina iniziò ad avere la sensazione che il piccolo uccello si fosse accorto della sua presenza e con piacevole soddisfazione vide che anche  ad esso la sua silenziosa e garbata compagnia non dispiaceva affatto.

Un giorno infatti sempre affacciata alla piccola finestra della sua camera, mentre mangiava un delizioso biscotto fatto dalla mamma, si accorse che l’animale ,pur consapevole della sua presenza, stava raccogliendo con il suo piccolo becco tutte le dolci briciole cadute sotto il davanzale e con sua grande sorpresa non era per niente intimorito, anzi sembrava felice di condividere con lei quella silenziosa amicizia.

Entrambi sapevano che fra loro non potevano esserci parole, ma bastava solo la complicità dei loro sguardi e dei loro piccoli gesti; non potevano pensare di dover fare a meno dell’altro, si sentivano felici all’idea di potersi osservare anche solo per un minuto: la bambina si meravigliava di quanta gioia potesse sprigionare quel piccolo essere e quanto il mondo era inerte di fronte all’intelligenza e all’umanità di quell’animale.

Esso invece adesso si accorgeva di quanto si sbagliasse nel pensare che gli umani fossero tutti uguali, sì, ora sapeva che di lei poteva finalmente fidarsi.

L’animale sapeva di doversi sdebitare con la bambina per la sua straordinaria bontà,così decise di fare il primo passo: un giorno mentre lei, come al solito, gli lasciava delle briciole sotto la finestra, l’uccellino spiccò un leggero voletto sopra il davanzale e con disinvoltura beccò i pezzetti rimasti.

La bambina incantata e sorpresa approfittò dell’occasione e sbriciolò il resto del biscotto sulla sua mano, porgendola all’animale piano piano.

Esso a questo punto timoroso, alla fine si lasciò andare e volse il suo esile collo verso ciò che lei gli porgeva con tanto amore.

La bambina ora lo osservava così da vicino che non poteva credere ai suoi occhi: desiderava tanto in quel momento poterlo accarezzare, ma il timore di spaventarlo e di vederlo volare via era tale che decise di accontentarsi di avere avuto anche solo l’onore di poterlo guardare da vicino e di aver conquistato parte della sua fiducia.

Lei sapeva che se una cosa si desiderava tanto alla fine si sarebbe avverata, bastava solo volerla: pensò che se avesse aspettato ancora, l’animale forse si sarebbe fatto accarezzare, riponendo incredibilmente tutta la sua fiducia in un essere umano.

Sapeva che era impossibile, ma in fondo al suo cuore ci sperava.

Il tempo passò e la tenera amicizia fra i due si fece ancora più forte: adesso ognuno poteva fidarsi ciecamente dell’altro;non passava giorno che il piccolo uccellino non andasse a trovare la bambina e che non si facesse osservare da vicino, infatti, ormai se ne stava tranquillo e beato sulla mano della sua amica a rimpinzarsi di briciole.

La bambina però non aveva ancora avuto il coraggio di fare anche solo un piccolo movimento brusco per accarezzarlo con la paura di tradire la fiducia dell’animale.

Un bel giorno però decise di farsi forza e mentre l’animale stava piluccando, come al solito, dalla sua mano, lei tese un piccolo ditino verso l’invisibile e sottile becco dell’uccellino, il quale con prontezza e furbizia si spicciò a raccogliere da esso le restanti briciole, senza alcun timore.

Per la bambina il fragile e leggero contatto di quel piccolo becco che cercava tenero, ma deciso sulle sue dita fu così meraviglioso ed emozionante da farla quasi gridare di gioia: fu in quel momento che decise di tentare di accarezzare il piccolo animale; rassicurata dalla tranquillità dell’uccellino, spostò il suo tenero ditino dal becco al minuscolo capo del volatile, dove il suo tatto trovò la piacevole sensazione di toccare il morbido e giovane piumaggio, arrivando all’esile collo che mostrava quella piccola piuma bianca e candida come una nuvola, mentre le zampette corte, ma robuste graffiavano inconsapevolmente il dorso della mano della bambina, la quale sapeva che erano innocue di fronte all’innocenza di un tale tesserino.

L’uccellino si lasciava accarezzare dolcemente mentre mangiava, perché sapeva che non poteva esserci un cuore più puro e sincero di quello della bambina e di tanto in tanto alzava il piccolo capo per guardare gli occhi della sua ormai padroncina, nei quali vi leggeva un infinito amore.

La bambina aveva deciso anche un nome per il suo uccellino, il quale non era un vero e proprio nome, ma soprattutto un soprannome che lo riconosceva fra tutti gli altri: il ‘ferroviere’.

Lei scelse proprio questo nome, perché solo il suo piccolo amico quando le faceva visita proveniva sempre dalla ferrovia.

La bambina era tentata di rivelare la sua tenera amicizia alla mamma, ma sapeva che non le avrebbe creduto, soprattutto perché un uccellino non si lascerebbe avvicinare così tanto per paura dell’uomo e poi perché una tale amicizia poteva esistere solo nelle favole.

Un bel giorno la nonna fece visita alla bambina e come al solito durante il pranzo amava raccontare a sua nipote tutti i bei ricordi vissuti con il nonno che lei non aveva conosciuto: alla bambina piaceva rivivere anche solo attraverso un ricordo raccontato quella meravigliosa persona che il destino purtroppo non le aveva permesso di incontrare.

La nonna infatti stava raccontando che quando il nonno andava a caccia, sua grande passione, riportava a casa dei piccoli uccellini dal dorso grigio che lui stesso soprannominava i ‘ferrovieri’, proprio perché diceva provenissero dalla ferrovia e che per il loro piumaggio si caratterizzassero da tutti gli altri.

La bambina anche se era del tutto contraria alla caccia, quando sentì nominare il piccolo uccellino pensò che si trattasse della stessa specie a cui apparteneva il suo tenero amico.

Al momento in cui la nonna affermò che anche dopo la perdita del nonno, lei continuava a vedere tuttora il piccolo esserino svolazzare di fronte a casa sua, la bambina pensò davvero che le favole qualche volta si possano avverare, dato che la nonna viveva in città ed era strano e raro che sempre lo stesso uccellino potesse farsi vedere così spesso in un luogo urbano.

Anche la madre rimase sorpresa da quello che aveva detto la nonna e la bambina pensò subito che il piccolo volatile visto dalla nonna e quello che tutti i giorni faceva visita a lei nel bosco fossero lo stesso animale.

Fu in quell’occasione che decise di raccontare tutto alla mamma e alla nonna, le quali rimasero entrambe sorprese e meravigliate dalla strana coincidenza, ma alla fine ci dovettero credere.

La bambina infatti per dimostrare che aveva ragione decise che al momento della visita quotidiana del suo piccolo amico, avrebbe reso partecipi della sua segreta amicizia con l’animale  anche loro due: poco dopo infatti sua mamma e sua nonna se ne stavano nascoste nell’ombra più lontana della stanza, mentre lei dava da mangiare, come al solito, al suo dolce amico e ogni tanto si apprestava ad accarezzarlo teneramente, lasciandole  estasiate ed incredule alla vista di così tanta reciproca fiducia e di puro affetto,il quale forse può esistere solamente nel piccolo grande cuore di un animale.

In quel momento tutte e tre sapevano e speravano che forse quella minuscola creatura fosse un  piccolo segnale che il nonno aveva mandato dal suo cuore per dimostrare che anche se non c’era, da lassù era partecipe di tutto quello che succedeva alla sua cara famiglia.

L’uccellino continuò a far visita alla bambina, la quale stava male al pensiero che un giorno potesse arrivare il momento in cui il piccolo animale non si facesse più vedere: decise soltanto di godersi la compagnia  di quel piccolo esserino.

L’uccellino infatti non la tradì, perché tuttora fa visita alla bambina che ormai è diventata una ragazza, la quale però ha sempre la stessa sincera dolcezza e sensibilità nel cuore: ha capito che in fondo alcuni sogni con la forza della volontà e della fiducia si avverano e che alla fine in questo mondo nessuno è completamente solo.

 

 

 

Francesca Ghiribelli




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