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IL LAMENTO DEI MORTI J. Hillman-Sonu Shamdasani

James Hillman- Sonu Shamdasani
Il lamento dei morti
La psicologia dopo il Libro Rosso di Jung

Schermata 2014-07-10 alle 08.36.29

in libreria dal 17 luglio

Il più grande psicologo analitico
degli ultimi cinquant’anni
e il maggiore storico del pensiero junghiano
si confrontano sul libro-evento di inizio millennio
il Libro rosso di Jung

Abbiamo ucciso i morti, e adesso ci aggiriamo in una vita che è poco più di un pregiudizio, lontani dalla pienezza dell’esistenza. Ecco il sintomo collettivo, la malattia di cui soffre la nostra cultura, e che le psicoterapie tentano invano di sanare. Lo intuì un secolo fa C. G. Jung, quando iniziò quella discesa nei propri abissi inferi che avrebbe speso anni a trascrivere, calligrafare e corredare di immagini sfolgoranti, consegnando poi il testo a un silenzio infranto solo nel 2009, con l’edizione che lasciò stupefatti: il Libro rosso, favoleggiato da tempo nelle cerchie junghiane, vedeva finalmente la luce e la sua unicità ancora da decifrare scuoteva non solo l’edificio della psicologia analitica ma ogni altra costruzione concettuale eretta sul territorio della psiche. Lì nulla potrà essere come prima. È la convinzione comune di James Hillman, lo junghiano «eretico» più noto al mondo, e Sonu Shamdasani, che nella cura del Libro rosso – uscito con grande successo in traduzione italiana presso Bollati Boringhieri – ha profuso un molteplice ingegno. Nel clima sintonico creato dalla loro spigliata libertà intellettuale, conversano a caldo sul significato di un’impresa per cui vanno cercate le parole adatte al di fuori dei linguaggi specialistici, in direzione metaforica, poetica e drammatica. Attraverso il dialogo di Hillman e Shamdasani si precisa così l’entità dello scotimento. La gerarchia dei vivi e dei morti ne esce capovolta, perché nel profondo di sé Jung non rinviene i traumi personali che l’abbaglio introspettivo è solito portare a galla; vi incontra invece le figure ancestrali della storia umana, i morti che lamentano di restare inascoltati. Soltanto se presteremo loro orecchio e li riaccoglieremo tra noi, sapremo curare la nostra sofferenza di vivi, senza sacrificare un passato inconciliato a un futuro esangue. È questo, ribadiscono insieme Hillman e Shamdasani, il vero lascito di Jung: un moderno «libro dei morti» che non contiene istruzioni per l’aldilà, bensì un viatico terreno per restituire a ciascuno l’«anima» vivente.

James Hillman (1926-2011), junghiano di formazione, fondatore della psicologia archetipica, diresse per un decennio (1959-69) il C. G. Jung-Institut di Zurigo, dal 1970 fu a capo della casa editrice Spring e insegnò in parecchie Università americane, Yale, Harvard, Syracuse, Princeton e Dallas. Il suo pensiero esercitò una vasta influenza anche al di là delle discipline della psiche. Tra i suoi numerosi saggi in traduzione italiana: Il mito dell’analisi (1979), Re-visione della psicologia (1983), Il sogno e il mondo infero (1984), Le storie che curano. Freud, Jung, Adler (1984), Trame perdute (1985), La cucina del dottor Freud (con Charles Boer, 1986), Anima. Anatomia di una nozione personificata (1989), La vana fuga dagli dei (1991), Forme del potere (1996), Il codice dell’anima. Carattere, vocazione, destino (1997), L’anima del mondo e il pensiero del cuore (2002), Un terribile amore per la guerra (2005) e Psicologia alchemica (2013).

Sonu Shamdasani (1962) insegna al Centre for the History of Psychological Disciplines dello University College di Londra. È cofondatore ed editor generale della Philemon Foundation, costituita allo scopo di promuovere una nuova edizione storico-critica delle opere di Jung, comprensiva anche di tutti i testi finora inediti. Tra i suoi saggi in traduzione italiana: Fatti e artefatti. Su C. G. Jung, sul Club psicologico e su un culto che non è mai esistito (2004), Jung e la creazione della psicologia moderna. Il sogno di una scienza (2007) e Jung messo a nudo dai suoi biografi, anche (2008). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato Dossier Freud. L’invenzione della leggenda psicoanalitica (con Mikkel Borch-Jacobsen, 2012), e sono uscite, a sua cura, due opere di Jung: il seminario La psicologia del Kundalini-yoga (2004) e Il Libro rosso (2010; edizione studio, 2012).

 




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