Il Maestro
I bambini gremivano il cortile nel giorno d'inizio della scuola. Quell'anno Paola iniziava la seconda elementare ed era felice all'idea di ritrovare i compagni e di intraprendere un nuovo anno scolastico. Aveva scoperto con rammarico che la maestra della prima era stata sostituita con il maestro Zandomeneghi e questo la incuriosiva molto. Le era stato detto che il nuovo insegnante era un uomo molto buono e un po' avanti con gli anni. Era stato l'insegnante della generazione dei suoi genitori: molto conosciuto e rispettato. Con questa nuova classe avrebbe concluso la carriera e sarebbe andato in pensione al termine della quinta elementare. Per lei, perciò, sarebbe stato il maestro dei quattro anni successivi.
Suonò la campana e si formarono le file ordinate delle classi appena fuori il portone d'ingresso.
Appena entrati nell'aula della seconda A, ci fu il momento dell'appello. L'insegnante chiese di fare tutti assieme il segno della croce e di recitare il Padre Nostro. Non erano abituati a farlo al di fuori del catechismo e della messa. Così, lo recitarono a memoria.
Zandomeneghi lasciò che i bambini finissero la recita e poi, disse: "Così proprio non va. Ripetiamolo ancora finchè non sarà recitato con la giusta intonazione e il ritmo adeguato". Frase per frase, il maestro insegnò come si doveva recitare a voce alta la preghiera al Padre. L'avrebbero ripetuta tutti i giorni fino alla fine della scuola elementare.
Questo Padre Nostro divenne in poco tempo una recita triste per Paola e per i suoi compagni. Un obbligo che non piaceva a nessuno. Le pause e l'intonazione che si dovevano assolutamente rispettare la faceva sembrare una lenta marcia.
Non c'era nessun colore nella voce dei bambini. Qualcuno avrebbe detto "Ma che pappagalli dalla voce metallica!"
Ma il padre nostro si recitava così:
Padre nostro - PAUSA
che sei nei cieli - PAUSA
sia santificato il tuo nome - PAUSA
venga il tuo regno - PAUSA
sia fatta la tua volontà - PAUSA
e così via fino alla fine...
Il Padre Nostro e l'obbligo della recita a macchinetta imparata il primo giorno di scuola furono il segno netto e sgradevole di come quell'uomo sapeva imporre idee e modi ottusi con autorità.
Purtroppo, i bambini credono che gli insegnanti, i genitori, i parenti e i conoscenti siano buoni e lì per fare del bene. Ma questo maestro fu una delusione per tutti.
Durante l'anno della seconda elementare, fece capire che dietro quel pizzetto pirandelliano e le sopracciglia all'insù rosse quanto i capelli, c'era una personalità ambiziosa e cattiva che aveva costante bisogno di stendere lodi sulla propria persona di fronte alla classe. I bambini, si sa, delle vanterie degli adulti non sanno proprio che cosa farsene ma, oltre a questa abitudine così poco educativa, ne aveva altre ancor più brutte.
Paola non ci aveva messo molto a decidere di boicottare la gara che si faceva una volta finito un compito. Sì una gara! Questa consisteva nel fatto che, una volta che un bambino avesse concluso il compito, doveva alzarsi e mettersi nell'ordine di arrivo. Il metodo educativo divenne chiaro solo in seguito: cercare di arrivare primi per ricevere le lodi, gareggiare con gli altri, fare presto, schernire l'ultimo arrivato o quello che restava immobile sul banco che non riusciva a finire. L'ansia e la tensione erano enormi, ingestibili, quotidiane. Cosicchè, qualche bimbo cominciò a farsi la pipì addosso troppo spesso. Paola decise di non prestarsi a questo gioco cui tutti gli altri partecipavano senza capire l'umiliazione imposta. Così, oltre allo schernimento, si prese anche le botte.
Il giorno in cui il maestro la mise fuori della finestra della classe, al primo piano di quella scuola imponente, si fece la pipì addosso, non disse una parola e se ne tornò a casa triste.
Decise che non cedere a debolezze sarebbe stata la sua unica vendetta per sè e per i suoi compagni. Non un lamento uscì dalla sua bocca, non una lacrima al colpo della mano sulla testa o sulla schiena. Sarebbe stata forte.
E invece, non fu così. La bambina vivace e allegra descritta nella pagella della prima classe divenne la bambina pensierosa e fra le nuvole delle altre pagelle.
Sarebbe stata forte se avesse parlato con la mamma e il papà.
Arrivarono gli esami della quinta classe. Erano presenti anche altri insegnanti. Durante l'esame orale, Paola fu interrogata dal maestro Rossi. Prima di cominciare le fece un sorriso. Poi venne la domanda. Paola ebbe un'indecisione. Si fermò ansiosa. Colui che la interrogava attese un momento, titubante. Poi, le diede un suggerimento con dolcezza e le strappò un sorriso. La risposta arrivò e l'esame finì.
Paola non si ricorda della risposta che diede e neppure della domanda.
Le parole affettuose e il volto sorridente che aveva davanti furono un cielo azzurro e un sole splendente: il caro ricordo di come si concluse la scuola elementare.
Enrica De Luchi - tutti i diritti riservati
Autore: Enrica De Luchi
Genere: racconto breve
