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Il mare d’inverno


©Il mare d'inverno racconta il rapporto di una famiglia che si ritrova a dover valicare le rocciose alture di una condizione sociale e famigliare precaria. Due fratelli adolescenti, la malattia, due destini distanti ma d'improvviso comuni, che si uniranno come mai prima. Un padre fragile, una madre dalla grande forza d'animo. Una strada dolorosa, ma necessaria, da percorrere finalmente insieme. Questo è un romanzo che tocca l'animo e il cuore, spinge alla riflessione

Editore:
Studio 83 servizi letterari

Genere: Drammatico

Estratto:
Parte Prima
La neve scendeva come ogni volta in silenzio, disinteressata. Simone lasciò che Paolo si allontanasse un poco, si fermò accorto e ne raccolse un mucchietto. Osservando attento la posizione del suo obiettivo, lo compattò con cura; le sue mani erano gelate dentro i guanti di lana inzuppati, ma sembrava non curarsene.
Paolo accusò il colpo e si portò la mano al viso per il dolore. «Ahi!» disse, guardandosi tutt'intorno e sbirciando tra la folla che gli passava davanti.
E lo intravide là, compiaciuto per averlo colpito. Allora capì che era stato il fratello e, imbronciato, gli disse: «Così forte no! M'hai fatto male.»
Simone si avvicinò a muso duro e rispose: «Ehi, grissino, non l'ho fatto apposta! Che vuoi!?»
Paolo lo fissò sgranando gli occhi, deluso, poi si voltò e, proseguendo verso casa, disse: «Lo dirò alla mamma!»
«Ma fa' un po' come ti pare» replicò Simone, alzando il braccio sinistro e camminando distaccato dal fratello, sul marciapiede.
Le luci di Natale apparivano sospese come per incanto sui cavi invisibili tra una facciata e l'altra dei palazzi, illuminando insieme ai lampioni la via. Il tumulto della folla che riempiva le strade del rione per comprare i doni di Natale si univa al baccano dei ragazzi che si punzecchiavano tirandosi la neve.
All' interno dei negozi, tutti i proprietari erano indaffarati a chiacchierare e a vendere, al caldo. L'ambulante, invece, rimaneva sempre dietro il suo carretto. Portava una sciarpa malconcia e un cappello imbottito gli copriva testa e orecchie, mentre con i guanti a mezzo dito cuoceva, come ogni inverno, le caldarroste. Chi passava di là, sentendone il profumo, non poteva che acquistarle; sia perché erano buone, sia perché era un gran bel pretesto per riscaldarsi nel freddo di metà dicembre.
Paolo e Simone stavano salendo le scale in un silenzio rotto solamente dal rumore dei passi. Giunti sul pianerottolo, Simone lo spinse da dietro per incoraggiarlo a muoversi. Paolo balzò di poco in avanti, ma proseguì a stento e, senza voltarsi, gli disse: «La smetti?»
«Che vuoi? Muoviti!» ribatté Simone, prepotente.
Paolo suonò il campanello. Sua madre corse ad aprire. Entrarono senza guardarsi e darsi retta, poi Paolo disse: «Ciao, ma'.»
Valentina ricambiò con un sorriso e un: «Era ora!», dando una carezza a Simone che non aveva aperto bocca e che all'istante indietreggiò, e un affettuoso bacio sulla fronte a Paolo. La madre notò subito il rossore, e gli chiese cosa avesse fatto al volto, ma Paolo sul momento non rispose. Si tolsero i giubbetti e li sistemarono sull'appendiabiti all'ingresso. Simone scansò il fratello e disse sottovoce: «Prima io.»
Paolo seguitò a tenere il broncio. Si tolsero le scarpe e le lasciarono lì. I calzini erano asciutti, sebbene i piedi fossero infreddoliti, e intanto arrivò Giorgio, che li salutò accarezzandogli simultaneamente la testa senza né sorridere né parlare. Paolo gli disse: «Ciao, pa'»; poi, dato che non attendeva altro, esclamò: «Simo' mi ha fatto male con una palla di neve! E l'ha fatto apposta!»
Simone si difese, atterrito: «Ma che dici, stupido! Non volevo farti male.» Cercò lo sguardo della madre, poi, terrorizzato, quello del padre.
Valentina ascoltò i due fratelli con dispiacere, poi chiese a Simone di spiegarle il motivo di un tale gesto e attese una risposta, come il padre, che invece già si era alterato. Difatti lo guardò in malo modo e, prima che potesse difendersi, gli disse, afferrandolo dal bavero della felpa: «Sei un deficiente! Un deficiente!»
Simone aveva gli occhi lucidi. Valentina guardò il marito scontenta, ma si fece forza e lo tirò a sé. «Smettila, che gli fai male!»
Lui la scrutò contrariato e obbedì, ma rimase infuriato.
Simone era impaurito, abbattuto, e tremante mormorò: «Ma non ho fatto niente.» Poi guardò la madre: «E comunque io ho sempre torto e lui ha sempre ragione. Lasciatemi stare.» Fece per allontanarsi da loro, ma il padre lo afferrò per un braccio e lo fermò tirandolo a sé. «Sei sempre il solito! Ma quando cazzo cresci, eh?! Che hai quindici anni, deficiente!»
E intanto Paolo fissò il pavimento, sentendosi un poco in colpa, ma abbozzando un timido sorriso.
«Stasera andrai a letto senza cena! Hai capito!?» proseguì il padre. Lasciò il braccio del figlio e lo spinse in avanti.
Simone si avviò in camera sua urlando al fratello: «Adesso sei contento!?»
Ma Paolo non rispose. In sua madre trovava schermo dai dispetti del fratello maggiore e, talvolta, gioiva per le punizioni del padre.
«Vado a prendere il ghiaccio» disse Valentina scuotendo il capo. Tornò da Paolo, che intanto era andato con il padre in salotto, e glielo mise sul viso. «Tienilo qualche minuto» suggerì.
Giorgio sbruffò: «Ma oggi non si mangia!?»
Subito dopo, Valentina raggiunse Simone in camera. Si sedette accanto a lui, sul bordo del letto, discreta, poi gli scosse delicatamente il polpaccio. «Simo'» disse con tono affabile «non è così. Lo sai che lui è malato. Tu no. E poi ha tredici anni, sei più grande...»
Simone tolse di scatto la testa da sotto il cuscino. «Te ne vai?» gridò, fissandola con i suoi occhi scuri e con le sclere lucide e rosse.
La madre gli sorrise dolcemente, in un modo che soltanto le madri conoscono. Poi sospirò e uscì dalla stanza senza aggiungere altro.
«Fammi vedere.» Valentina si accovacciò. Assicuratasi che il rossore sul viso del figlio fosse scomparso, senza degnare di uno sguardo il marito che viceversa la fissava seccato, tornò in cucina per finire di preparare la cena.
«E muoviti, che ho fame!» borbottò Giorgio alle sue spalle.

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