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IL RITORNO DEL BARDO


Cinque racconti di ambientazione celtica. C'è fra loro un filo conduttore che si snoda fra credenze popolari e leggende preesistenti. I personaggi, le loro azioni, le modalità di interpretare e vivere la natura, restano fedeli a quel poco che sappiamo di questa antica cultura, e le loro avventure si dipanano in un universo popolato da dei, maghi, draghi e magie. In questi racconti la fantasia e il mito si fondono, tracciando le basi per quello che, un giorno, molto tempo dopo il periodo in cui i racconti sono stati ambientati, sarà il mito Arturiano, creando una fusione senza soluzione di continuità che permette al mito Arturiano stesso di inserirsi in un substrato di origini antiche. Immaginiamo di tornare indietro nel tempo, è notte, un bardo è ospite al villaggio nella grande casa, e insieme ci sediamo ad ascoltare: egli ci narrerà di eroi e spade, di draghi, di magie e di amori, di un tempo che vedremo avanzare dalle nebbie per diventare un nuovo presente.

Editore:
lulu.com

Genere: fantasy

Estratto:
I DRAGHI DI AVALON


La coppia camminava nella foresta; nessun rumore, soltanto lo scricchiolio delle foglie secche calpestate turbava il profondo silenzio invernale.
Lui era di corporatura massiccia, le spalle ampie incurvate dall'età; nonostante il bastone di quercia cui si appoggiava, aveva ancora il portamento sicuro di chi è abituato a esercitare l'autorità. I radi capelli bianchi erano tagliati accuratamente secondo la tonsura dei Druidi.
La donna al suo fianco era piccola e minuta, i lunghi capelli striati di grigio raccolti in una grossa treccia e il passo ancora agile e svelto; per proteggersi dal freddo si era avvolta in un semplice mantello di lana marrone.
Quando raggiunsero la radura circondata dal sacro bosco di querce, entrambi provarono un moto di paura e si fermarono bruscamente.
- Maia! – il nome uscì dalla gola di lei come un grido rauco e Briga si sarebbe lanciata verso la creatura distesa al centro della radura, se il marito non l'avesse rapidamente bloccata afferrandola per un braccio.
- Taci e resta dove sei, donna!
Lei lo fissò con occhi roventi, ma l'indifferenza di Ainvar alla sua ira la costrinse a calmarsi.
L'uomo si accoccolò sui talloni e, il bastone stretto fra entrambe le mani, guardò accigliato verso il centro della radura.
Briga seguì il suo esempio mentre il cuore le martellava nel petto.
- L'ha fatto un'altra volta, vero?
Ainvar si volse verso di lei senza risponderle, quindi tornò con lo sguardo e la mente alla radura.
La calma del vecchio druido la disorientava e, al contempo, le faceva salire il sangue al cervello, ma Briga si costrinse a trattenere la propria impazienza e a porre le domande che desiderava fare da mesi.
- Non mentirmi, Ainvar, Maia ha i tuoi stessi poteri, vero?
- Quand'ero giovane ho raggiunto mia madre nella morte, avrei potuto riportarla indietro se lei avesse voluto; mi è capitato di prevedere il futuro e tu sei una guaritrice… No, credo che nostra figlia non abbia i miei poteri né i tuoi, Maia è capace di uscire dal proprio corpo e visitare le diverse dimensioni dell'esistenza, può trovare il futuro ed entrare in contatto col divino. Maia possiede talenti che nessun druido ha mai avuto.
Ainvar parlava piano, quasi temesse che il debole suono della sua voce potesse danneggiare la figlia in trance al centro della radura.
Al culmine dell'esasperazione, Briga si contorse bruscamente, come se tutta la tensione accumulata le si stesse riversando contro in fiumi di energia incontrollata.
- Potrebbe essere pericoloso, Ainvar! Potrebbe non tornare più nel suo corpo e morire!
Il druido si alzò stancamente, quindi le porse una mano per aiutarla a sollevarsi.
- Maia è figlia della terra. – rispose – Non potrà accaderle nulla di male finché starà nel suo grembo; guarda, ha tracciato intorno a sé il cerchio sacro, gli dei la proteggono.
Vieni, Briga, sei una guaritrice e puoi controllare le sue funzioni vitali, ma evita di toccarla, staremo al suo fianco sinché non tornerà dal suo viaggio.
Prima di entrare all'interno del cerchio sacro che proteggeva la giovane, la donna si fermò nuovamente aggrappandosi con disperazione al braccio del marito.
- Se i romani venissero a sapere di lei e dei suoi poteri la ucciderebbero, Ainvar; gli eserciti di Roma hanno invaso la Gallia e non conserveremo ancora a lungo la nostra libertà. Non c'è più posto per noi in questa terra devastata dagli stranieri.
- Noi siamo liberi, Briga, e tali resteremo, nessun romano ci metterà in catene.
La voce dell'uomo tremava di rabbia mentre lontani ricordi tornavano a tormentarlo; quindi fissò la moglie e, improvvisamente, si sentì attraversare da un tremito che percorse il suo corpo da capo a piedi.
D'un tratto il bosco e Briga scomparvero e lui si trovò in una piazza gremita di gente, dove decine di soldati romani trascinavano uomini e donne in catene, uomini e donne celti come lui e Briga. Vide sua figlia passare non vista fra le fila dei romani e…
L'immagine tremolò e scomparve senza che lui riuscisse a trattenerla.
- Cos'hai visto, Ainvar? – chiese ansiosamente la donna fissando il volto pallido del marito.
- I romani non la troveranno. – rispose lui dopo un attimo di silenzio – Vieni, entriamo nel cerchio.

Prima di abbandonare il suo corpo e inoltrarsi sui sentieri dell'Altro Mondo, Maia aveva tracciato il cerchio sacro nel mezzo della radura; intanto le querce creavano un ostacolo insormontabile per chi avesse voluto infrangere la sacralità di quel che stava per fare.
Si era avvolta con cura nel mantello e si era distesa all'interno del cerchio; aveva mormorato una preghiera agli dei affinché l'accogliessero nel loro mondo e le permettessero di passare attraverso le diverse realtà quindi, finalmente, aveva lanciato il suo spirito fuori dal corpo.
Maia non aveva paura, le piaceva vagare nell'atmosfera rarefatta di quella diversa coscienza; lì poteva incontrare altri sporadici viaggiatori che, come lei, avevano varcato le frontiere del sidhe, oppure parlare col popolo fatato e visitare il futuro, il suo futuro.
Con l'entusiasmo dei suoi anni, la giovane cercava una risposta a una infinità di domande e la strada per restituire la dignità alla sua gente, al fiero popolo della Gallia ridotto in schiavitù dalla prepotenza romana.
Affascinata dai poteri e dai racconti di suo padre Ainvar, l'ultimo dei grandi druidi della Gallia libera, Maia aveva cercato di scoprire se, anche lei, possedeva qualche talento; aveva preso così l'abitudine di recarsi nel bosco sacro e di sperimentare laggiù le proprie capacità sinché, quasi per gioco, aveva imparato a lanciare la sua essenza vitale fuori dal corpo. In quei momenti, sentiva le energie della terra sotto di lei e del cielo che la sovrastava, fondersi in quel luogo sacro e donarsi alle querce secolari, avvolgendola con un piacevole fluido vitale e aprendo la vista e la mente a dimensioni sconosciute.
In questo modo Maia lasciava il suo corpo e si inoltrava sui sentieri della nuova conoscenza.
Mentre Briga e Ainvar la vegliavano angosciati nella radura, la forma incorporea della giovane si muoveva attraverso un immoto spazio blu notte, dove l'unica luce era quella del palpitare eterno delle stelle.
Maia fluttuava con gioia in quell'universo ultraterreno, dimentica del suo corpo abbandonato al gelo invernale e della malinconia per essere costretta a vivere in esilio nel bosco sacro, unico luogo dove lei e la sua famiglia potevano ancora sfuggire al controllo imposto da Roma.
D'un tratto venne accecata da una luce talmente intensa da costringerla a proteggersi gli occhi con le mani; quindi la luminosità lattescente scemò dolcemente e, al suo interno, si aprì un passaggio.
Senza pensarci due volte, Maia fluttuò verso quel varco e ne superò la soglia.
Improvvisamente, l'universo stellato scomparve e lei si trovò in un bosco, su un sentiero tracciato dai raggi del sole.
Tutt'intorno poteva sentire la foresta risuonare del frusciare delle fronde e del frullare di ali, mentre note di musiche arcane le danzavano intorno.
Affascinata da quel luogo misterioso che non aveva mai visitato durante i precedenti viaggi nell'Altro Mondo, la giovane si inoltrò ulteriormente nel bosco finché, da un nulla apparente, sul sentiero di luce si materializzò una cerva bianca. L'animale la guardò coi grandi occhi a mandorla, quindi spiccò un balzo e corse via.
"Eilin, la dea che chiama!" pensò Maia, e subito cercò di rincorrerla ma, per quanti sforzi facesse, non riuscì a starle dietro.
D'improvviso il bosco scomparve per rivelare uno scenario roccioso.
Il paesaggio aveva qualcosa di attraente e spaventoso insieme, della cerva non c'era più traccia e la ragazza seguì perplessa con lo sguardo il dedalo dei grandi massi dalle forme fantastiche.
Istintivamente Maia avanzò nel labirinto di rocce e cunicoli; svoltato un angolo si fermò bruscamente, cacciando in gola l'urlo che le era salito alle labbra, quindi si costrinse a restare dov'era e a non fuggire: non avrebbe comunque avuto scampo dalla creatura che la stava aspettando. La ragazza rimase col fiato sospeso.
Il drago stava ritto sulle zampe posteriori, la lunga coda attorcigliata intorno al corpo enorme e gli occhi che la fissavano come grossi carboni ardenti.
Maia era paralizzata dal terrore e desiderò non avere mai intrapreso quel folle viaggio.
Sentì una risata gorgogliare nella gola del mostro e quel semplice verso la riempì di terrore.
Nuovamente la risata del drago risalì dal possente torace dell'animale.
- Così tu dovresti essere colei che ritroverà la spada? – esclamò in tono ironico – E' meglio che torni a casa a occuparti delle faccende domestiche, ragazzina, questo non è un gioco.
La ragazza sentì la sfida nell'ironia dell'animale e il sangue pulsò più forte dentro di lei.
- Io sono Maia, figlia di Ainvar il Druido e di Briga la guaritrice! Tu vuoi farmi desistere dal proposito di raggiungere la dea che mi ha chiamata, ma non ci riuscirai, tu non mi fai paura!
- Davvero? - Gli occhi del drago s'incupirono, l'animale si gonfiò diventando tre volte più grande e le squame si accesero di un rosso vivo che parve attirare tutti i fulmini nascosti in quell'universo statico, quindi spalancò le fauci e fiamme carminio esplosero dalla sua gola.
Maia fece un salto indietro e si gettò a terra proteggendosi la testa con le mani.
La risata sguaiata del drago le fece montare il sangue sino alle radici dei capelli e, paonazza, balzò in piedi incurante del pericolo.
- Stupido drago! Io cavalcherò il tuo fiato di fuoco, se necessario, e raggiungerò il destino che ha in serbo per me la dea!
- Sei cocciuta, ragazza, quelli che vedi sono gli aspetti della dea!
Improvvisamente, fra gli artigli del drago, comparve una lunga spada lucente: Maia emise un'esclamazione di sorpresa.
- Trova la Spada, Maia, se ne sei capace, e portala laggiù dove le frontiere del visibile si aprono per dare acceso al regno dei sidhe, questa è la spada di un re.
Ma sei hai paura fuggi e torna indietro, questi luoghi non hanno in serbo nient'altro per te.
Detto questo, il drago scomparve tra una pioggia di fulmini e Maia si trovò nuovamente da sola.
"Il Drago del Fuoco" pensò "quello che dona il coraggio per le grandi imprese."
Senza alcuna coscienza di come si fosse verificato il cambiamento, si trovò nuovamente sul sentiero e la cerva bianca le attraversò ancora una volta la strada prima di scomparire: la ragazza la seguì.
Il sentiero scese verso un vasto pianoro illuminato dalla luce della luna, Maia restò a bocca aperta di fronte a un enorme cerchio di pietre; queste erano talmente alte che lei si sentì piccola e impotente, le stele misuravano almeno cinque metri ed erano sormontate da pesanti lastre trasversali. Il cerchio era perfetto.
Consapevole di essere in un luogo di potere ben più potente del bosco sacro che lei conosceva, la giovane ne percorse il perimetro per tutta la sua lunghezza, piena di un timore che non aveva mai provato prima e che la faceva vibrare come una corda nel vento.
Infine, pur non riuscendo a immaginare quel che avrebbe potuto incontrarvi, entrò nel cerchio di pietre: lo spiazzo era silenzioso e illuminato dalla luce della luna.
Al centro della strana costruzione c'era un grosso animale azzurro, la sua pelle non era coperta da squame ed era privo di ali, eppure era certamente un drago; questi la fissava quieto coi suoi tondi occhi blu.
- Draig-Uisge! – mormorò la ragazza – Il Drago d'Acqua! Colui che porta alla luce ciò che è nascosto.
Maia restò ad ammirare le curve sinuose del mostro dall'aria innocua, finché la sua attenzione non fu catturata dalla creatura accoccolata fra le sue spire.
Era una giovane donna dalla pelle bianca e luminosa come la luna, in contrasto col colore fulvo dei capelli che le ricadevano lunghissimi lungo il corpo avvolgendola come un mantello.
La donna la stava fissando e sorrideva.
- Noi ti aspettiamo, Maia. Trova il cerchio e porta il tuo dono, sarà l'omaggio per un grande re.

Acquisto:
http://www.lulu.com/product/ebook/il-ritorno-del-bardo/18846870




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