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IL ROTTAMONE ( E-BOOK )


Una breve antologia comica di trentadue micro-capitoli, basata sulle reali vicissitudini cui l'autore è andato incontro, restaurando ( si fa per dire ) con metodi poco ortodossi, una sgangherata casupola montana.
Volutamente scritto in un linguaggio lascivo, per massimizzarne l'ilarità, è consigliato ai lettori dagli " stomaci forti " ... astenersi benpensanti e suscettibili!

Marco Longoni

Editore:
CARTA E PENNA

Genere: HUMOR

Estratto:
Il vostro " nuovo " passatempo a vita …
Ebbene sì … alla fine ce l'avete fatta!
Ve lo tenete stretto in mano, l'atto di compravendita di quella che vi ostinate a considerare la vostra " splendida " dimora montana … ma che a tutti gli effetti somiglia di più ad un'accozzaglia di pietre sconnesse, con sopra poggiato un tetto in lamiera che neanche la più immonda delle catapecchie gradirebbe sfoggiare; siete lì, che solitari passeggiate soddisfatti poco lontano lo studio notarile dove avete appena sottoscritto il rogito, stringendo sottobraccio quell'orda d'incartamenti ( e di grane ) cui dovrete dar seguito nei giorni a venire, e non fa niente se perfino il notaio, mosso a compassione dalla vostra situazione nel bel mezzo dell'atto vi ha preso da parte, chiedendovi preoccupato:
<< Ma … lei lo sa, cosa sta comprando? >>
Dal canto vostro, dopo averlo rassicurato ( e ringraziato non poco per il gesto carino ), con nonchalance sfoderate assegni e firmate a destra e a manca, concludendo quello che a tutti gli effetti può dirsi il primo, vero atto di compravendita immobiliare della vostra esistenza, ultimato il quale potete se non altro cominciare a pensare:
<< Tutto qui? – Pareva molto più difficile comprar casa! >>
Senza soffermarvi un minutino a constatare che forse, il termine " casa " … è un appellativo che il vostro acquisto non merita.
Con una semplice telefonata, avete già eseguito la voltura del contatore dell'elettricità ( che per fortuna è tele gestito, e a prender la lettura ci pensa da sé ), ma per quello dell'acqua è tutt'un'altra storia, ed ecco che a sera fatta, dopo il lavoro, vi sorbite una bella oretta di macchina per raggiungere il vostro " investimento ", così da reperire i dannati metri cubi direttamente dal quadrante del marchingegno, e poter dar seguito all'ennesima grana.
Guarda caso giungete al crepuscolo, sotto un'insistente pioggerellina primaverile, e una volta entrati non vi stupisce affatto, l'enorme chiazza d'acqua sul pavimento della cucina … lo sapevate da un pezzo, che il tetto era marcio!
Già mesi prima, quando l'agente immobiliare vi aveva portato a visionare l'immobile, non avevate potuto fare a meno di notare l'incredibile varietà di colorazioni, che il nutrito cocktail di muffe d'ogni genere donava ad una parete del locale principale, e proprio quel " piccolo " particolare, aveva contribuito ad abbassare il prezzo della baracca ad un livello a voi accessibile, nonché a farvi venire in mente l'appellativo che d'ora in avanti utilizzerete per rivolgervi alla vostra, scassata dimora: Rottamone!
Non appena accendete la luce, tempo dieci secondi ed il tipico gorgoglio dell'acqua in ebollizione vi giunge alle orecchie … peccato solo, provenga dalla plafoniera!
<< Vabbé … in fondo basterà svuotarne il vetro dall'acqua! >>
Pensate, ma quando avete eseguito e riprovate ad accendere, vi accorgete che il rumore persiste, ed indagando più a fondo, vi rendete conto che incredibilmente … è perfino l'interno della lampadina, ad essersi riempito!
Le perline del controsoffitto in legno, cui la plafoniera è fissata sono certamente da sostituire, e non è detto che le consunte e contorte assi che formano il dissestato pavimento della mansarda al piano superiore non siano da meno, dopo quasi un decennio passato a macerare; comunque voi tirate dritto, diretti alla cantina due piani più sotto ove risiede il contatore dell'acqua, e dopo aver sollevato e poggiato al muro il pesante scalone in legno che dà accesso alla mansarda, aprite la botola posta sotto di esso, e fra ragnatele che neanche Indiana Jones ha mai visto accennate un balzo, atterrando mezzo metro più in basso sul primo gradino dell'altro scalone, che qualcuno ha ben pensato d'appoggiare dal lato opposto dell'apertura nel pavimento.
Scendendolo, notate immancabilmente la cospicua quantità di segatura che ad ogni passo sfarina dal manufatto, ed una volta giunti alla taverna voltandovi lo analizzate per bene, rendendovi conto che quell'aggeggio pare resistere attaccato assieme unicamente grazie alle zampette dei tarli, che ne hanno ormai divorato ogni millimetro del legno di cui doveva essere composto in origine; d'istinto prendete a guardare preoccupati il pavimento del locale nonché il soffitto del medesimo, entrambi realizzati nello stesso materiale, buona parte del quale pare sia stato effettivamente sforacchiato a dovere dai meticolosi parassiti.
Avanzando con cautela, su delle consunte assi ottocentesche che flettono ad ogni vostro passo, prede dei tarli e dell'acqua che dal tetto ha attraversato senza problemi le due solette superiori, spingendosi ad inzuppare perfino quella del seminterrato, aggirate l'orrendo pilastro in cemento armato ( si spera ), che realizzato vent'anni prima sorregge, grazie a delle putrelle d'acciaio ( si spera ) ruggini all'inverosimile la pesante ed imbarcata soletta del pianterreno, oberata da qualche genio negli anni '50, del carico aggiuntivo di sottofondo e piastrelle … ma non solo!
Lo stesso, geniale soggetto, per realizzare lo splendido bagno interno alla dimora ( grande come quello di un camper, e dalle piastrelle verde ospedale ), ha ben pensato di utilizzare a tal scopo l'antico vano scala dell'edificio, rimuovendone a colpi di motosega la rampa, e chiudendone il pavimento con delle assi poggiate su un paio di contorti rami tarlati ( prelevati probabilmente dal bosco lì a fianco ), e che con vostra gran sorpresa, risultano essere fissati alle travi portanti della soletta … nientemeno che con quattro, semplici chiodi arrugginiti!
In quel preciso istante, vi rendete conto che mai e poi mai, oserete riempir d'acqua la vostra splendida vasca da bagno ( di quelle da star seduti … o per meglio dire rannicchiati ), limitandovi a tentare d'utilizzarla come doccia ( ma anche così, state pur certi che sarà un'impresa! )
Pregando che tutto resti dov'è, e lavorando sodo di scopa contro le sempre più fitte ragnatele, discendete l'unica rampa di scale dell'abitazione realizzata in cemento armato ( si spera ), che curvando attorno al suddetto pilastro portante, grazie a degli odiosi e fin troppo esigui scalini a fetta di torta, s'appresta a condurvi al più basso, dei quattro piani che costituiscono la vostra dimora ( fruibile esclusivamente da gente giovane e sana di cuore ), ossia, quella che voi definite " cantina ".
Dopo esservi piegati oltremodo nel bel mezzo della discesa, onde evitare di cozzare contro la soletta di sopra, della quale il solito tizio pare non abbia tenuto conto, nel realizzare quel vano scala a misura di lillipuziano, finalmente toccate il suolo … un suolo vero, fatto di cemento, ed immediatamente vi accorgete dell'immondo olezzo di fogna che alberga là sotto, frutto degli scarichi per la futura realizzazione del gabinetto, predisposti nel sottoscala e chissà perché, mai tappati.
<< Pazienza! >>
Esordite al solito, annotando sul vostro taccuino già pieno, l'ennesimo grattacapo cui far fronte al più presto.
Infine, giunti in un angolo del locale sollevate un anonimo pezzo di compensato, ed ecco svelarsi ai vostri occhi il famigerato contatore dell'acqua, comprensivo di una caterva di tubi e tubetti per caricare e svuotare l'impianto, nonché dell'importantissima quanto usurata valvola che ne regoli la pressione, giacché trovandosi in montagna, l'idraulica del vostro acquisto è soggetta a delle sollecitazioni estreme, che nel caso non vengano contenute a dovere dal suddetto aggeggio, potrebbero anche trasformarvi il boiler … in una bomba all'idrogeno!
Presa a fatica la lettura ( dato che dopo anni d'inutilizzo, l'interno del vetro del contatore è tutto un mix di ruggine e condensa ), ben immaginando a cosa andreste incontro vi astenete a priori dal tentare d'aprirne il rubinetto, posticipando l'ennesima, amara sorpresa al sabato successivo, quando dopo aver digerito il salasso del vostro conto in banca, e le innumerevoli interazioni con i più svariati operatori di call center ed impiegati di sportelli pubblici e privati, forse sarete un po' meno propensi a bestemmiare in lingue che ancora non conoscete.
Dopo una faticosa risalita di due piani, coadiuvata da un bello strappo all'inguine, provocatovi dall'ennesimo balzo atto ad oltrepassare la botola nel pianterreno, richiudete la medesima, e risistemato il pesante scalone al suo posto salite in mansarda, così da ammirare da dietro le tende strappate della portafinestra, le luci che giù in valle, cinquecento metri più in basso, saranno ormai certamente accese sulle case e per le strade, trasformando il già di per se meraviglioso panorama che vi ha indotto all'acquisto, nel bel presepe che il vostro cervello s'immagina di scorgere soddisfatto … salvo rendervi immediatamente conto, di trovarvi nientemeno che in un banco di nubi!
Allora, un po' mesti decidete che è ora di tornare a casa, e spente tutte le luci ( di cui la metà fulminate ) uscite all'esterno, così da chiudere la porta ed abbassare il contatore; è ormai buio pesto, il lampione più vicino dista almeno cinquanta metri e già all'andata vi siete accorti, che il fatiscente vicolo cieco in fondo al quale avete acquistato il vostro immobile ... è ben conosciuto dai numerosi cinofili che frequentano il paese!
Tetto, idraulica e … parenti!
E' giugno inoltrato, e sono passati ben quattro giorni dalla vostra prima visitina serale al Rottamone, dal momento in cui entrando dalla porta, avete orgogliosamente strappato via il cartello dell'agenzia recante impresso a caratteri cubitali " VENDESI ", prendendo ufficialmente possesso del vostro ardito, disastrato investimento.
Con un capiente sacchetto alla mano, contenente del cellophane, alcuni metri di filo elettrico ed un nuovo sifone per il microscopico lavabo del microscopico bagno, eccovi arrancare in salita per i vicoli del paese, godendovi appieno il vostro primo, soleggiato sabato mattina in montagna.
Schivando i generosi doni che cani, gatti e quant'altri solerti animaletti, hanno coscienziosamente disseminato lungo il vostro impervio percorso, finalmente aprite la porta di casa, e l'odore stantio della muffa e del legno marcio vi travolge in un lampo, inducendovi a passare in rassegna tutti i quattro piani del Rottamone, spalancandone ogni finestra disponibile; fatto ciò, prima di riposarvi avete ancora un viaggetto da compiere … per portar su a spalla dal parcheggio, i venti chili abbondanti della scala che vi consentirà finalmente d'ispezionare lo stramaledetto tetto traforato!
Giunti nuovamente alla vostra dimora ( questa volta ansimando, stile alpinista in vetta all'Everest ), dopo esservi riposati per qualche minuto su di una sedia umidiccia estendete la scala, ed eccovi arrampicarvi fin sopra il tetto tenendo ( chissà come ) le dita incrociate, nello sperare che la lamiera non sia poi così logora come temete … e in effetti, una volta tanto vi rendete conto che Dio esiste!
E' a tratti un po' sverniciata, ma a parte qualche bullone allentato di ruggine non se ne vede quasi; già sapete, grazie alle esigue dimensioni della chiazza sulla parete in mansarda, che il grosso dell'acqua s'infiltra dalla scossalina alla base del comignolo, posto sopra la canna fumaria che qualcuno ha ben pensato far sbucare sul lato più basso del tetto, il quale coi suoi sette metri di lunghezza, altro non fa se non riversarvi contro ogni qualvolta piove uno scrosciante torrente in piena; subito pulite la scossalina dai detriti, ed ecco che un bello squarcio di almeno cinque centimetri vi affiora da sotto la spazzola, rivelando appieno il metallo ormai marcio.
A quel punto, prevenuti come pochi sanno essere sfoderate orgogliosi il vostro pezzo di cellophane, e dopo averlo piegato addirittura in quattro, lo infilate ben bene sotto la lamiera del tetto, legandolo al comignolo grazie al filo elettrico e rattoppando in tal modo la perdita, che vi riproporrete di sistemare a dovere nei mesi a venire.
Soddisfatti come non mai tornate di sotto, ma l'idillio dura solo pochi minuti, trascorsi i quali vi rendete conto che è fatalmente giunto il temutissimo momento, d'aprire la saracinesca principale del dannato impianto idraulico; non potete proprio posticipare oltre, giacché nel primo pomeriggio, i vostri curiosi genitori saliranno al paese per ispezionare l'acquisto che da mesi millantate d'andar compiendo, e dal quale li avete previdentemente tenuti alla larga ( onde evitare ulteriori grane ), mostrando loro qualche scarna foto e niente di più.
Allora, chiusi ben bene tutti i rubinetti della casa scendete in cantina, e con infinita cautela aprite lentamente la saracinesca principale, udendo all'istante l'acqua che prende a scrosciare nei tubi; non appena constatato che la " zona contatore " pare non presenti perdite, lesti vi fate due rampe di scale correndo ( e beccandovi il solito strappo inguinale oltrepassando la botola ), portandovi immediatamente in bagno, dove apprendete con sollievo che a parte un lieve rigagnolo fuoriuscente dal gruppo sopra la vasca, non paiono esservi altre perdite nella vostra " miracolata " catapecchia.
Così, dopo aver dato una bella smanettata a tutti i rubinetti, lavello della cucina compreso, vi avvicinate con circospezione a quello che può definirsi il " Santo Graal " delle case in montagna: la tazza del cesso!
Sono decenni che partite da casa, e dopo ore di macchina vi ritrovate a scarpinare per boschi sconosciuti in preda ad atroci dolori, recuperando la carta igienica d'emergenza nascosta sul fondo dello zaino e producendovi in arrampicate al limite delle possibilità umane, pur di raggiungere qualche impercorribile forra e dar seguito alle vostre esigenze ( talvolta senza notare il sentiero ben battuto e soprattutto frequentato, che vi giunge dal lato opposto ).
Ora … tutto questo sta per finire!
Se la lercia vaschetta che avete di fronte mollerà il proprio carico d'acqua nel cesso, e se questi non s'intaserà, scaricandola senza perdite fin giù in cantina, allora avrete guadagnato quanto di più ambito si possa desiderare.
Addio, occhi lucidi ed espressione preoccupata, nell'abbandonare di primo mattino la vostra residenza in città!
Addio, orripilanti sorprese in auto, quando quel dolorino dopo neanche mezz'ora che siete partititi vi fa comprendere che il resto della giornata prenderà una brutta piega; addio, litri e litri d'inutili caffè, sorbiti in preda ai crampi al sol scopo di poter usufruire del lercio ( e quasi sempre occupato ) gabinetto del bar; ora, premendo quel magico pulsante ( che dal colorito ne ha viste parecchie ), scoprirete infine il vostro destino.
Ed ecco, che non appena eseguite un turbine d'acqua prende a scrosciare dentro la tazza, che ligia al proprio dovere l'ingoia senza batter ciglio e la scarica, gorgogliando di gusto fin giù in cantina, prendendosi pure il lusso di un postumo, potente risucchio, creato dalla lunghezza della tratta di scarico in verticale.
Il galleggiante funziona, la vaschetta si riempie di nuovo e l'acqua si ferma alla giusta altezza: ora, siete i proprietari di una VERA casa in montagna!
Intanto s'è fatto mezzodì, e recuperata la solita sedia umidiccia dalla cucina, vi preparate un lauto panino al tonno ( senza sapere che ancor oggi, dopo molti anni, quello sarà di fatto il vostro pranzo di ogni sacrosanto sabato in montagna ) terminato il quale, dopo esservi goduti un'oretta buona di sole e panorama sul vostro balconcino vi rimettete all'opera nel bagno, prendendo a sostituire il sifone del microscopico lavabo … ma ecco, che nel bel mezzo dell'operazione vi squilla il cellulare, e all'altro capo del telefono, la voce di vostra madre chiede nozioni sui vicoli da imboccare per giungere al Rottamone.
Sospesa ogni attività fornite le indicazioni richieste, mettendovi in attesa dell'arrivo dei vostri cari sulla porta di casa, e non appena questi imboccano il vicolo, già da lontano la loro eloquente espressione preoccupata non vi lascia alcun dubbio, sui commenti che di lì a breve riecheggeranno fra le mura di casa!
Ancor prima di varcarne la soglia, il loro sguardo scorre inesorabile sulla parete frontale della casetta, scrostata in più punti fino all'osso e fradicia dell'acqua che per anni è colata dal tetto … che inevitabilmente li sorprende non appena puntano il naso all'insù, sbattendogli in faccia senza troppe cerimonie i propri, consunti travetti portanti, fessurati all'inverosimile e dal poco rassicurante color grigio cenere; una volta entrati poi, dopo esser rimasti stupiti dalle microscopiche dimensioni del bagno riescono addirittura a spalancar le mascelle, di fronte alla mitica parete della cucina dalle muffe multicolori.
Nella suddetta, è incastonato un piccolo caminetto con evidenti problemi strutturali, munito di un paio di ante palesemente bruciacchiate che ne occludono l'interno, e mostrando un coraggio degno di un leone, vostra madre chiede:
<< Posso aprirle? >>
E voi, prontamente:
<< Ehm … meglio di no! – Probabilmente sono proprio quelle, che ancora lo tengono in piedi! >>
Quindi, tergiversando li conducete all'altro capo del pianterreno, verso la panoramica finestrella del soggiorno ( ora occupato per intero da un lercio letto matrimoniale corredato da armadio ), ed invitandoli ad affacciarsi, fieri gli mostrate la splendida montagna dall'aguzza vetta innevata che si scorge in lontananza, mentre vostro padre commenta:
<< Ma di chi è sto' tetto, che ti passa davanti alla finestra? >>
Alludendo al tetto in lamiera del vicino, che in effetti, degradando lateralmente in pendenza appena sotto il serramento, ne occlude all'incirca dieci centimetri dell'angolo inferiore sinistro; e voi, anziché rispondere, sviate prontamente le loro attenzioni verso il vano scala, invitandoli a salire in mansarda … ma non appena notano il pesante scalone di legno malamente poggiato al muro, entrambi esordiscono:
<< Certo che qui … devi metterci una bella scala a chiocciola! >>
<>
Rispondete a stento, quasi spingendoli su per la scala mentre loro, arrampicandovisi lentamente e con fare incerto ( nonché tirando in ballo madonne e santi, ad ogni movimento del corrimano che va smurandosi sempre più ), giungono infine al piano alto dell'abitazione, dove immediatamente li redarguite di non poggiarsi alla ringhiera in legno che protegge il vano scale … anch'essa, in procinto di precipitare di sotto.
Ora, finalmente potete condurli sul piccolo balconcino panoramico che della casa è il gioiello ( sperando che le putrelle ruggini atte a sostenerlo, reggano il peso di tre persone ), ed una volta usciti tutti all'esterno occupando per intero l'esigua balaustra, la brezza montana vi avvolge ed il sole di giugno vi scalda, mentre dinnanzi a voi è tutt'un panorama di vallate e vette innevate, e vostro padre commenta:
<< Quell'antenna lì fa schifo! >>
Alludendo all'antenna che sorge dal tetto del vicino ( quello che vi passa davanti alla finestra di sotto ); ma nonostante ciò voi non vi arrendete, e prendendo a gesticolare a destra e a manca indicate il monte questo, il picco quello, gli impianti sciistici qui, la valle là e tutti gli splendidi paesini che si osservano da lì, ricevendo in riposta dal vecchio:
<< Fossi in te, gliela farei togliere! >>
( Sempre riferito alla stramaledetta antenna. )
A parte un vetusto triciclo portafiori in ferro battuto, rinvenuto in mansarda, il resto della visita è tutt'un commentare soffitti e pavimenti marci, pareti distrutte e serramenti sconnessi; tanto, che dopo neanche quarantacinque minuti quei due vogliono farvi rifare daccapo il pavimento del pianterreno, sostituire l'intera soletta della mansarda tagliandola a metà e trasformandola in un soppalco, scrostare all'osso le pareti ammuffite nonché quelle esterne, rifare i controsoffitti, sostituire i serramenti, le porte, il lavabo, la vasca e perfino il cesso, con tanto di vaschetta.
A quel punto, pestandogli in mano il triciclo che gli piace tanto, li congedate; ma purtroppo il contentino glielo dovete dare, e dopo una lunghissima mediazione a farne le spese sarà proprio la vaschetta del cesso, sulla quale nonostante funzioni benissimo i vostri paiono proprio impuntarsi … e ad oggi, ancora non avete capito perché!
Passi la lercia tazza sotto di essa; passi la consunta vasca da star rannicchiati; passino perfino l'esiguo lavamani e l'incrostato lavello della cucina … ma cosa cacchio avrà mai, sta' povera vaschetta del cesso?
Rassegnati, terminate di sostituire il sifone del lavello e prima di cena scendete anche voi, portandovi dietro la caterva di onerosi lavori cui i vostri vorrebbero deste seguito, e che invece siete ben decisi ad accantonare fino a data da destinarsi ( si parla di decenni ); poi, il giorno seguente, come ogni domenica giunge a pranzo lo zio di città, e nel pomeriggio tutti e quattro fate nuovamente rotta verso il Rottamone, così da mostrarglielo in tutto il suo " splendore ".
Dopo le osservazioni del giorno prima, ci tenete particolarmente ad ascoltare anche il suo parere, in quanto costui è senza dubbio l'essere più colto e pieno di giudizio di tutta la vostra sgangherata famiglia; dotato di un particolare tatto, non vi ha mai dato apertamente torto da che siete al mondo, e le sue osservazioni sono sempre state assennate e ben ponderate, e per questo universalmente accettate da tutti i famigliari.
Una volta in montagna, non v'importa se il tempo fa schifo rispetto al giorno prima, e dal balcone invece della valle non si vede un acca, se non i tetti del paese ed il ripetitore della RAI; siete comunque certi, che la valutazione dello zio coglierà appieno l'essenza dell'investimento, contrastando le irrisorie maldicenze dei vostri genitori e spronandovi a perseguire nel vostro arduo intento; ed eccolo allora sgambettare senza sosta su e giù per gli scaloni, saltar botole e schivar solette con il cranio nel discendere in cantina, nonché restare impassibile di fronte alla nutrita collezione di muffe della cucina … poi, d'un tratto vostra madre gli chiede allegra:
<< Allora? >>
E lui, sfoderando tutto il suo sangue freddo si limita a risponderle, con un mezzo sorrisetto:
<< Ehm … certo che ci vuole un bel coraggio! >>
Ancor oggi, dopo molti anni … raramente lasciate che un parente varchi la soglia del Rottamone!

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