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IL SUCCESSO DI UN LIBRO

Volevo dire due parole su una questione che è, e purtroppo sarà ancora per lungo tempo, all’ordine del giorno: il successo di un libro. Questo riguarda autori, editori e anche i lettori, che non sono l’ultimo ingranaggio di questa “catena di montaggio”, ma il primo. Se vogliamo restare al linguaggio del mercato, senza lettori non si pubblicano libri, andrebbero al macero. E in realtà avviene che se su 250 libri al giorno pubblicati solo in Italia (90.000 all’anno) vengono letti solo dall’ 1,6% della popolazione adulta (intendo quella in grado e in età di leggere) cioè 1440 persone, significa che, conti alla mano, 88.560 libri all’anno vengono ignorati e finiscono al macero, a parte l’omaggio dell’autore all’amico, alla zia, alla fidanzata, al cugino di campagna, e così via. Va notato che anche i libri offerti in omaggio non vengono letti; sono accettati per puro spirito di cortesia. Quell’amico, quella zia, quel cugino, se davvero lo leggessero, sarebbe solo perché sono dei lettori, quindi dovrebbero rientrare in quelle 1440 persone che leggono regolarmente. Dunque questo gruppo è composto tutto da parenti e amici dell’autore? Non vorrei scoraggiare nessuno, né gli autori, né i potenziali lettori, tanto meno gli editori, senza i quali non vi sarebbe nessun libro. Pongo dei problemi che devono rimanere vivi in noi, per quanto una soluzione definitiva, brillante e geniale in testa non possa averla nessuno.
Per di più è necessario tenere conto che il destino dei libri sopra paventato non riguarda libri di nessun valore, o di persone sconosciute, o di esordienti, mestieranti di vario tipo. Franz Kafka, in tutta la sua vita, ha venduto 500 copie. Leggo (su un libro) riguardo al romanzo “Il processo” dell’omonimo autore che

“Nessuno comperò e lesse questo libro con l’unica eccezione di alcuni amici. Erano state stampate ottocento copie e se ne vendettero circa un centinaio nel periodo di un anno. Kafka trovò questo del tutto naturale. Al tempo di questa edizione confidò ad un amico di Praga: “Immagina che la libreria André (allora la più grande libreria di Praga) ha venduto undici copie. Dieci me le sono comperate io e mi piacerebbe proprio sapere chi mai possa aver acquistato l’undicesima copia” (Michael Müller – Franz Kafka – Studio Tesi – 1990, pag. 164).

Franz Kafka si è comprato dieci copie (da regalare agli amici, probabilmente, che non avranno letto neppure una pagina). Allora, a meno che non vogliamo contestare l’autore, con fondati motivi (che non abbiamo), non sono le copie vendute che identificano un grande libro.

Leggo ancora, su Luciano De Crescenzo:

In pratica fu il primo scrittore per il quale Costanzo mostrò la copertina alle telecamere. Fu anche grazie a questa ospitalità che il suo libro superò le 600.000 copie vendute. In ventitré anni, dal ’77 al 2000, Luciano De Crescenzo ha pubblicato ventiquattro libri, vendendo 18.000.000 copie nel mondo, di cui 7.000.000 in Italia. È stato tradotto in 19 lingue e diffuso in 25 paesi. Nello stesso periodo ha fatto quattro film come regista, sette come sceneggiatore, otto come attore. Ha presentato cinque programmi televisivi, collaborato a varie testate giornalistiche, e nel ’94 gli è stata conferita la cittadinanza ateniese onoraria.

Ma guarda! Allora, senza nulla voler togliere a De Crescenzo, e senza voler nulla aggiungere a Kafka, è la pubblicità che determina il successo di un libro! Se “Il processo” vendette una copia (chissà chi la comprò, non lo sapremo mai), e De Crescenzo vendette diciotto milioni di copie tradotte in 19 lingue, gli autori (Kafka in testa) devono tutti andare al Maurizio Costanzo Show? Fra l’altro non è neppure così semplice: De Crescenzo conobbe Costanzo per caso ad una cena di amici, e il “caso” non può essere organizzato. Il che significa che se al posto di quel libro ce ne fosse stato un altro, non sarebbe cambiato nulla, cioè il successo sarebbe andato ad un altro libro.

Torniamo a noi. La pubblicità è l’anima del commercio. Gli autori poveri devono accontentarsi di Internet, che è gratis, gli autori ricchi possono pagare da 15.000 a 55.000 euro per un spot pubblicitario su Mediaset. La differenza nella resa è palese. La televisione raggiunge milioni di utenti in un solo colpo, specie nella fascia serale, Internet in teoria potrebbe raggiungere tutti gli utenti del mondo, ma nei fatti non raggiunge nessuno. Nessuno è obbligato a vedere la pubblicità su Internet, diverso è invece voler vedere il telegiornale e, per non arrivare al telegiornale già in onda, sorbirsi una non richiesta pubblicità che, tra una saponetta e l’altra, può mostrare anche un libro. In pratica con Internet un utente DEVE andarsi a cercare la risorsa in base ad una determinazione precisa, con la televisione le risorse arrivano in casa comunque, anche non desiderate. La potenza invasiva è infinitamente superiore.

A questo punto cosa abbiamo capito? Ciò che non era poi tanto difficile capire, che il libro va pubblicizzato. Ma abbiamo capito anche che i mezzi normalmente a disposizione sono poco efficaci, mentre quelli efficaci possono essere pagati solo da editori non solo in grado di affrontare quella spesa, ma di poterla detrarre da enormi guadagni che quel libro promette.
Come se ne esce? Gli editori decretano il successo di un libro se le copie vanno vendute; meglio: se le copie vanno esaurite e in breve tempo, così che “il mercato” imponga una riedizione. Questo è già un buon inizio. Un’edizione con mille copie vendute e una seconda con altrettante, è un grande successo, visti i canali pubblicitari a disposizione.
Qui occorre un’iniziativa forte, che ci possa mettere tutti, autori, lettori, editori, nella condizione non di auto-comprarci i nostri libri (come ha fatto Kafka), ma di comprare i libri di altri autori che escono in base ai nostri gusti, mentre l’autore del libro che abbiamo comperato, una volta notiziato della vendita effettuata, sia a sua volta obbligato a comprare uno qualsiasi degli altri libri che concorrono all’iniziativa, pena la sua cancellazione dalla sua pagina pubblicitaria. In questo modo non solo si incentiverebbe l’acquisto e la vendita del libro, ma si incoraggerebbe la lettura. È impossibile non trovare, in un sito che vende o pubblicizza libri, almeno un titolo che non faccia al nostro caso. 12 euro, carta di credito, e l’avventura inizia.

Forse Libera-il-libro può liberarci anche di questo macigno?

Riccardo

http://www.riccardodri.it

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7 Responsesto “IL SUCCESSO DI UN LIBRO”

  1. [...] IL SUCCESSO DI UN LIBRO | Libera il Libro [...]

  2. Paolo says:

    Interessante riflessione. Circa la tua proposta, qualcosa del genere l’ha messo su il circuito indipendente di distribuzione Danae, per quel che ne so. Per il resto rimane il fatto che in Italia si scrive troppo e si legge pochissimo. Questo secondo me è il nodo cruciale molto difficle da sciogliere. E te lo dice uno che ha affrontato il mercato editoriale da solo, senza pubblicità o distribuzione e dovendo comunque lavorare. Eppure ho avuto delle soddisfazioni. Senza contare su amici e parenti.

  3. massimo rondi says:

    Caro Riccardo: interessante e vitale discussione.
    Quella che tu provocatoriamente proponi è una “catena” che chiamerei di… Sant’Agostino (autore di un grande best seller) più che di Sant’Antonio? Potrebbe funzionare.
    Il mio suggerimento è ancora più paradossale: PROIBIRE LA LETTURA.
    L’esperienza ci insegna che le cose proibite sono quelle che attirano di più!
    massimo

  4. Il problema è che i primi a NON voler leggere gli altri autori sono proprio gli scrittori esordienti. Coloro che spammano dappertutto le copertine dei loro libri, ti consigliano di ordinarlo qui e là, ti assillano con stralci di interi capitoli, ma mai e poi mai spenderebbero 10 euro per comprare il libro di un autore esordiente quanto loro. Salone del Libro di quest’anno, stand di Historica (Francesco Giubilei, l’editore più giovane d’Italia, 18 anni e persona serissima). Arriva una ragazza con un manoscritto, vuole lasciarlo in lettura a Francesco. Francesco accetta di buon grado, poi cerca di spiegarle i generi trattati dal suo catalogo, mostrandole i volumi in vendita. Lei fa spallucce e prima di andarsene spiega: “Io non leggo”. Ecco, questa è la realtà.

  5. @ Laura: temo che purtroppo tu abbia ragione. Frequentando Facebook ho preso atto di questa faccenda. L’umiltà non è di casa

  6. Hannah Hugel says:

    Il problema è che i primi a NON voler leggere gli altri autori sono proprio gli scrittori esordienti. Coloro che spammano dappertutto le copertine dei loro libri, ti consigliano di ordinarlo qui e là, ti assillano con stralci di interi capitoli, ma mai e poi mai spenderebbero 10 euro per comprare il libro di un autore esordiente quanto loro. Salone del Libro di quest’anno, stand di Historica (Francesco Giubilei, l’editore più giovane d’Italia, 18 anni e persona serissima). Arriva una ragazza con un manoscritto, vuole lasciarlo in lettura a Francesco. Francesco accetta di buon grado, poi cerca di spiegarle i generi trattati dal suo catalogo, mostrandole i volumi in vendita. Lei fa spallucce e prima di andarsene spiega: “Io non leggo”. Ecco, questa è la realtà.
    +1

  7. Riccardo says:

    Concordo con la Costantini e la Hugel. Chi esordisce deve essere armato di robuste letture. Se scrive romanzi, come ha fatto ad arrivarci senza aver letto (anzi studiato) Tolsoj, Dostoevskyi, Kafka, Sartre (per dire i primi che mi vengono in mente). Personalmente non scrivo romanzi, non ne ho la capacità (insomma non ci ho nemmeno mai provato), ma scrivo saggi (questo so fare). Se si leggono le bibliografie alla fine dei miei testi si contano non meno di 150-200 libri letti, in qualche caso studiati, per poter dire qualcosa di nuovo. Senza di questo come si fa a presentarsi al pubblico? Il primo compito di uno scrittore è leggere. Se scrivere è diventata una moda, che include anche chi scrive senza leggere, si nuoce gravemente alla scrittura. 250 libri al giorno stampati di “niente”! Ma è possibile? Non si tratta di essere modesti, ma di capire che senza lettura non c’è scrittura. Complici in questo anche le case editrici frettolose che, in cambio di denaro, non fanno selezione rigorosa. Parola d’ordine per tutti: LEGGERE.

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