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Il Terzo occhio (L’isola che c’è. Acqua amara )


Il Terzo Occhio:
Vesna è una giovane mutante , nata dopo l'ultimo conlfitto mondiale che ha modificato l'aspetto del pianeta, rendondo i continenti piccoli appezzamenti di terra mentre tutto il resto è coperto d'acqua. Un giorno, aproffittando dell'alta marea, Vesna nuota verso la casa dei suoi amici più cari quando un uomo tenta di ucciderla con un arpione...
"L'Isola Che C'è. Acqua Amara" nasce la sera del 23 Novembre 2013, cinque giorni dopo l'alluvione causata dal ciclone "Cleopatra" che ha colpito diverse aree della Sardegna. Una Sardegna distrutta nel corpo e nell'anima, nelle lacrime di chi ha perso tutto e nelle braccia di chi si è dato da fare per aiutare il prossimo. (…) L'antologia vuole essere un modo per unire l'utile al dilettevole: aiutare coloro che hanno perso la propria abitazione e/o beni mobili in maniera concreta, off­rendo, al contempo, a te lettore, un'opera che, attraverso un linguaggio poetico, le trame e i meccanismi di un racconto, possa trasmetterti, in ogni luogo e in ogni tempo, quel piacere estetico, fatto di emozioni, di vissuti, di memorie individuali e collettive, di orizzonti etici e di paesaggi dell'anima, capaci di distrarti, rilassarti, farti riflettere o incantarti.

Editore:
Cultura e dintorni

Genere: Antologia

Estratto:
IPresto la marea avrebbe sommerso le antiche strade. Presto Vesna sarebbe potuta andare liberamente dai suoi amici. I medici del vecchio ospedale psichiatrico, la facevano uscire solo con l'alta marea.
Non appena le acque presero il sopravvento su tutto ciò che era pietrificato, Vesna si tuffò con indosso il suo costume ambrato. Nuotò per molti chilometri prima di arrivare a quello che un tempo era stato un incrocio stradale.
La marea era sempre molto alta e Vesna non riemerse nemmeno una volta. Il fondale era verdastro e nulla sulla terra era più limpido e cristallino.
Vesna si fermò. Le uniche tre case in quella zona, sopravvissute alle inondazioni, erano molto vicine fra loro. Erano state costruite in collina e quella centrale apparteneva ai suoi amici. Solo per poche ore al giorno la marea lasciava liberi alcuni chilometri di quello che erano stare le terre emerse. Ora le alture erano diventate pianure, e le vallate fondali acquitrinosi.
Vesna si avvicinò alla casa dei suoi amici, nuotando verso il fondo, ma non emerse ancora. Le avevano raccontato che, dove la vecchia strada formava una brutta curva a gomito, si trovava, prima della catastrofe, un piccolo fiume e un antico mulino ad acqua. Il sole incandescente rendeva l'acqua tiepida ma anche possibile vedere le profondità con chiarezza. La ragazza immaginò, ancora una volta, i suoi amici mentre giocavano da bambini sulle rive di quel piccolo fiume, di cui si poteva vedere ancora l'antico percorso, affiancato da due villette che ora erano sommerse da metri d'acqua, anche quando la marea si ritirava. Vesna tornò in superficie.

Acquisto:
cartaceo:
http://www.culturaedintorni.it/wp/?p=706




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