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Il volto dell’attesa


Un sogno ricorrente, una panchina nel centro di Seattle, un uomo che conosce cose che non dovrebbe sapere.

La trama: Alison è una ragazza riservata e disillusa che col tempo si è abituata a fronteggiare con scetticismo ogni realtà rifiutando a se stessa l'ipotesi di poter rivivere un solo breve attimo di felicità assoluta per non fallire, ogni volta, nel tentativo di tenerla con sé. Legata a questa visione distorta di ciò che la circonda non si accorge di perdersi ogni giorno un po', ignorando ciò che la vita a un certo punto deciderà di mostrarle: una via d'uscita, che si presenterà a lei come sogno lucido ricorrente. Riuscirà Alison, cercando riparo in un amore del passato, ad accettare l'oscurità fino in fondo per scoprirvi la luce, rischiando di accorgersi di quanto, non sempre, alla luce stessa, le cose si vedano più chiaramente?
Il volto dell'attesa vuole essere un momento di lettura in cui gli animi restino sospesi in attesa di una risposta che smetta di far male al cuore in un finale sorprendente; un momento senza la pretesa di raccontare ogni cosa perché dire troppo sarebbe superfluo. Proprio per questo, Il volto dell'attesa è un romanzo surreale in cui solo alla fine tutto sarà mostrato e nulla sarà più detto, poiché quel che viene mostrato e non si dice è determinante quanto ciò che viene detto senza essere mostrato, affinché il lettore possa sentirsi parte della narrazione ed essere guidato in un'oscurità che precede un bagliore che, a seconda della direzione che prenderà il suo passo sulla soglia, potrà aprirsi in inondante luce o in avvolgente tenebra.

Editore:
Roberta Volpi

Genere: Paranormal Romance, Surreale

Estratto:
«Mi raggiungi?» Chiese, infilando la porta della camera.
Ci siamo. Siamo di nuovo io, lui e la notte. «Faccio una doccia e arrivo.» Risposi calma, poi corsi a chiudermi in bagno con l'intenzione di restarvi, mio malgrado, per tutto il tempo necessario a far sì che si addormentasse; non avevo voglia di trovare la scusa più plausibile per non essere abbastanza dolce e non stargli vicina, anche se non credevo se lo aspettasse. Così, al momento propizio, una volta a letto mi voltai immediatamente dandogli le spalle, sperando che non si svegliasse. Chiusi gli occhi e chiesi perdono a Larrie anche se non poteva sentirmi né poteva vedere la lacrima che mi rigava il volto, poi li spensi davvero e tentai di raggiungere Ryan, ovunque si trovasse.
Fu allora che percepii quel leggero formicolio sulla pelle che mi illuse istantaneamente di essere a un passo dal varcare la meravigliosa porta del sogno ma l'unica cosa che ottenni, e non mancò di pretendermi, violarmi profondamente anima e corpo, fu l'abisso più profondo dell'abbandono, precipitando nel nero etere che mi veniva incontro a ogni passo di più, inesorabile. Camminare o correre, non aveva senso: ero immobilizzata e avvolta dalle tenebre. Il tunnel, come ogni notte, mi stringeva nella sua morsa e con il suo solito ghigno cupo e terrificante si beffava della mia ingenuità.
Discesi le tenebre per un tempo che non seppi contare fino a quando, di colpo, mi svegliai, angosciata e madida di sudore. Una volta riconosciuto dove poggiassi il mio corpo, mi voltai per capire se Larrie si fosse accorto di qualcosa. Dormiva, così credevo. Non si mosse. Mi sentivo come se un peso immobile, poggiato sul mio petto, non mi lasciasse respirare, era difficile anche pensare. Non erano nemmeno le sei del mattino ma mi alzai, attenta a non fare rumore, cercando di spostare il macigno dal cuore e, per farlo, dovetti promettergli che mi avrebbe avuta più tardi, libero di opprimermi. Con quel patto fui capace di raggiungere il bagno, specchiarmi nel volto frainteso dallo specchio, spogliarmi degli abiti che non mi avevano tenuta al caldo, e infilarmi sotto la doccia, senza ulteriore indugio. Quando l'acqua arrivò alle mie mani, percorse nuca, collo e schiena, si adagiò piano a bagnare ogni curva che incorniciava il corpo e ammorbidì la tensione sulla pelle, tutti i pori, ormai, chiedevano di Ryan, le mie mani, di toccarlo ancora. La mia bocca, di averlo per la prima volta.
Non potevo continuare a far finta di niente.

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Presto edizione cartacea




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