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In anteprima APPENNINIA

Riccardo Finelli

APPENNINIA

viaggio nella terra di domani

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In uscita 16 GIUGNO 2014

Un diario di viaggio intenso e poetico, su due ruote, in bilico lungo tutto il crinale della nazione. Nella terra delle nuove resistenze, nella terra dei “piani b”. Il racconto di una nazione che frana e riparte dalla propria spina dorsale

L’Appennino non esiste più. Esiste, certo, una catena montuosa che fa da spina dorsale all’Italia. Esiste l’Appennino dei geologi, dei geografi. Esiste quello in costume delle sagre e delle rievocazioni. Ma l’Appennino del lunedì mattina, quello capace di vivere e perpetuarsi come Stato a sé, con la forza dell’economia rurale, con la capacità di produrre cultura e idee, quello non esiste più.

Riccardo Finelli ha usato ancora una volta il viaggio per raccontare una terra e la sua gente. “Appenninia”, edito da Neo Edizioni e in libreria dal 15 Giugno, è un viaggio lento, su due ruote questa volta. Quelle di un motorino che nell’autunno 2013 ha solcato lo spartiacque appenninico per intero: da Passo Giovi, alle spalle di Genova, a Melito di Porto Salvo, in Calabria, esattamente la punta dello Stivale. Duemilatrecento chilometri per vedere l’Italia dalla sua montagna ventrale, ma soprattutto per raccontare cosa è successo a quel ventre, culla per millenni di “resistenze”: all’avanzata romana, all’invasione saracena, alla ferocia nazifascista.

Finelli compie un’autopsia a una montagna che non esiste più: paesi svuotati e divorati dal bosco, vallate che galleggiano su frane inarrestabili, campi incolti, orizzonti annichiliti da pale eoliche e viadotti. Del resto nei circa 190 comuni che si dividono lo spartiacque appenninico, nel 1951 abitavano 761 mila persone, circa l’1,6% della popolazione italiana, mentre oggi sono appena 462 mila, pari allo 0,07% degli italiani.

Il viaggio, annotato nel blog www.appenninia.net, si snoda fra stradicciole appena visibili sulla carta e incespica continuamente in chi per ventura o per scelta presidia ancora il territorio: badanti sopravvissute alla moria degli assistiti, sedicenti elfi dei boschi, imprenditori visionari, migranti alla ricerca di un destino.

Ai margini di un campo, alla pompa di un distributore o su piste da fungaioli, Finelli raccoglie storie che mischiano rassegnazione e sfida. E registra la fine dell’Appennino dei dialetti, delle tradizioni e della memoria. È una montagna “post” quella che finisce sulla tela naif dello scrittore emiliano: post-abitata, post-agricola, post-industriale, post-armentizia, addirittura post-turistica.

È una nuova terra promessa, un enorme laboratorio in cui schiere di nuovi resistenti stanno inventandosi nuovi forme di convivenza e nuovi stili di vita. Il motorino di Finelli infila una a una le storie col filo del viaggio, intrecciandole ai luoghi struggenti che la spina dorsale del Paese ancora custodisce come tesori segreti.

Riccardo Finelli, emiliano, quarant’anni, è giornalista e scrittore. Capo ufficio stampa di una multiutility, come scrittore si occupa prevalentemente di narrativa di viaggio, prediligendo gli sguardi obliqui sui luoghi di confine, aree interne, e ogni tipo di terra di mezzo. Per Incontri Editrice ha pubblicato “Storie d’Italia” (2007), sui micro-comuni italiani; “C’è di mezzo il mare” (2008), dedicato alle micro-isole italiane e “150 anni dopo” (2010), un viaggio su due ruote lungo il percorso della spedizione dei Mille. Per Neo Edizioni ha pubblicato “Coi Binari fra le nuvole” (2012), cronaca di un cammino lungo la ferrovia in odore di dismissione “Sulmona-Carpinone” detta anche la Transiberiana d’Italia. Il suo sito internet è: www.riccardofinelli.it




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