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In anteprima LA GALLERIA DELL’INGEGNERE

Manuele Marchiesini

La galleria interiore dell’ingegnere

Schermata 2014-07-02 alle 09.53.08

Una rilettura insolita
dell’opera di Carlo Emlio Gadda.
Una brillante ricognizione
nella “galleria figurativa interiore”
di un grandissimo prosatore

In librerie dal 10 luglio

Il giorno del funerale di Carlo Emilio Gadda, un piccolo gruppo di amici, tra i quali Pietro Citati, Gianfranco Contini e i suoi due editori – Giulio Einaudi e Livio Garzanti – imbucò qualche moneta nella gettoniera a tempo per illuminare il ciclo caravaggesco di san Matteo, conservato a Roma nella Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi. Un omaggio che l’autore della Cognizione del dolore senz’altro avrebbe apprezzato. Nei suoi anni romani Gadda non mancava, infatti, una quasi quotidiana visita alla Cappella dove poteva ammirare – gigantesco, immobile, e muto – il suo amatissimo idolo lombardo, punto di arrivo di un’«idolatria» che lo scrittore coltivava dagli anni venti, quando già affermava che la contemplazione delle opere di Caravaggio era capace di procurargli una «vera ebbrezza mista di gratitudine».

Ma la predilezione gaddiana per le arti figurative non si esaurisce a Caravaggio: Raffaello, Michelangelo, Tiziano sono gli indicatori di una polarità figurativa, gli estremi di una galleria interiore che struttura da cima a fondo la sua opera, dalle prime prove del Racconto italiano fino al Pasticciaccio.

Manuela Marchesini esplora una zona poco conosciuta e piena di sorprese dell’opera di Gadda. Ragionare della sua «galleria figurativa» significa d’altronde addentrarsi nel gioco di specchi caratteristico del modo di procedere nell’elaborazione della sua prosa. La scrittura dell’Ingegnere è innanzi tutto intrinsecamente visiva – nota la sua ammirazione mista a timore verso Roberto Longhi, e gli interventi che Gadda dedica alle arti figurative attestano di occhio e penna dell’approccio e dei risultati dell’insigne critico d’arte –, campo di scontro dove convergono rabbie, idiosincrasie, tragico e comico, echi linguistici di volta in volta raffinatissimi o triviali, in un impasto irresistibile dove la descrizione dei fatti narrati assume una densità visiva, pittorica, per alla fine esplodere, ha scritto Alberto Arbasino, in «schegge di incandescente (espressionistica) espressività».

Manuela Marchesini, dopo gli studi a Bologna con Ezio Raimondi, ha conseguito un dottorato di ricerca in Letteratura italiana a Stanford con una tesi sullo stile letterario di Gianfranco Contini, Roberto Longhi e Carlo Emilio Gadda. Attualmente insegna alla Texas A&M University. Tra i suoi libri: Scrittori in funzione d’altro. Longhi, Contini, Gadda (2005).

 




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