INDIA PER SIGNORINE
Da -..CHE CI FACCIO QUI??..- rubrica su Libera il Libro di FREYA
Se c’è una tipologia di libro che commercialmente ha fatto furore in questi ultimi anni penso sia il libro fotografico e in generale le guide di viaggio che privilegiano miriadi di foto di tutte le tipologie e dimensioni! La maggioranza dei viaggiatori ha sempre con se minimo una macchinetta fotografica.. Una volta, con una mezza dozzina di rullini, adesso con qualche scheda di memoria, megagalattica però! Ci sono posti, situazioni, persone che sono stati stra-abusati fotograficamente parlando, e tra i posti, uno in particolare è l’India, facendocela così diventare addirittura “familiare” anche se anni luce dal nostro vivere occidentale.
La fotografia e l’immagine in generale è quanto di più immediato si possa ottenere da qualcosa; sia questo un oggetto, una persona o un luogo. L’immagine è un mondo visto dall’occhio di chi fa la foto e quindi, per quanto apparentemente “neutra” è soggetta comunque ad interpretazione, e probabilmente il bello sta proprio qui! Dallo stesso posto escono migliaia di foto con lo scopo sempre di carpire qualcosa di diverso dal solito.. di unico!
Quale miglior mezzo è la sola descrizione di un posto già ampiamente fotografato? Farci “vedere” cose già viste ma con la con la nostra immaginazione..
Vi propongo un libro terribilmente ironico, irriverente e minuziosamente descrittivo proprio sull’India: ma non è che una tra le migliaia di facce della meravigliosa India, magari non proprio quella dei palazzi dei Maharaja
Un diario di viaggio che da subito sembra una specie di incubo in cui si viene catapultati con l’autrice che si avventura in un’India del sud piuttosto estrema.. dall’ashram di una famosa mistica che abbraccia giornalmente migliaia di fedeli ad una processione di mezzo milione di pellegrini; un incredibile meltin’ pot di esseri umani e non, con relative vicissitudini. Frastornata, finisce il viaggio in una stazione balneare ..-rifugio
Freya


Cara Freya, ho letto il libro sull’India da te segnalato e devo dire che mi ha molto impressionato. Certo l’ironia dell’autrice è al vetriolo, ma ciò che mi ha veramente colpito è lo stato di desolazione e di atroce sporcizia che traspare da ogni pagina del libro. Una domanda mi sorgeva spontanea finchè leggevo: ma chi gliel’ha fatto fare a Rosa Matteucci di visitare l’India senza rete di protezione alcuna? Ecco una vera viaggiatrice, ma a che prezzo? Il suo pur affascinante viaggio era insopportabile prima di tutto per lei stessa che pure aveva scelto di farlo. Preciso che ho visitato l’India e mi è piaciuta molto. Dico anche che ci tornerei,ma dopo quelle pagine…ammetto di aver provato un certo senso di repulsione. Fore sono troppo schizzinosa. Per concludere devo dire che la cosa più divertente che ho trovato nel libro sono state le scene in cui comparivano le malefiche, dispettose, diaboliche scimmiette. Imperdibili. Le ho amate sul serio ed ho tifato per loro. Leggere per credere.